LA SVOLTA?

Ubi comprerà anche la Carichieti

CariFerrara però è fuori: destino a parte

Redazione PdN

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Ubi comprerà anche la Carichieti

MILANO.  Ubi è pronta ad acquisire le tre 'good bank' Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti, e l'obiettivo è quello di arrivare al chiusura delle trattative in tempi brevissimi: entro i primi giorni di dicembre.

Il capitolo al quale si lavora ancora in queste ore per arrivare alla firma dell'acquisizione resta quello dei crediti non performing, cioè deteriorati, difficilmente recuperabili insomma.  

Il progetto sarebbe di far partecipare il fondo Atlante e di procedere poi a un deconsolidamento che potrebbe richiedere un rafforzamento patrimoniale.

E qui entra in gioco la Bce, con la quale le verifiche sono alla stretta finale, tanto che si moltiplicano i contatti diretti tra potenziale acquirente e futuri acquisiti: venerdì è stato trascorso da un gruppo di manager di Banca Marche nelle sedi di Ubi a Bergamo e Brescia. In questa luce si rileggono meglio anche le ultime dichiarazioni dell'amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, che ribadisce di voler fare l'operazione «solo se crea davvero valore, una valore a doppia cifra sia in termini di utili per azioni sia di ritorno sull'investimento».

Condizioni che sono piaciute al mercato: la Borsa nell'ultima seduta della settimana ha premiato il titolo Ubi con un aumento dell'8%.

Dal pacchetto che riguarda l'acquisizione delle tre good bank, resta per ora esclusa CariFerrara che al momento non ha un destino preciso, ma che, a sorpresa, potrebbe rientrare nella trattativa, a patto che sia le condizioni di acquisto sia il piano di smaltimento dei crediti deteriorati siano soddisfacenti. Di nuovo alla prova della Borsa invece Mps, che nelle sedute successive all'elezione di Trump ha perso il 6% mentre il settore bancario europeo è cresciuto in media di quasi due punti percentuali. L'istituto senese ha già lunedì un Cda per analizzare i risultati del road show sul rafforzamento di capitale, presentazioni guidate nel mondo dall'amministratore delegato Marco Morelli. Poi la banca dovrebbe definire le condizioni per la conversione volontaria dei bond e, dopo l'assemblea del 24 novembre, Morelli tornerà a New York e Londra per incontrare investitori asiatici e mediorientali. Nessuna tappa è per ora prevista in Qatar, ma è proprio nel Paese del Golfo che si confida per rendere meno pesante l'operazione di rafforzamento patrimoniale. Con un problema: gli investimenti qatarioti in Deutsche Bank, Barclays e Credit Suisse sono attualmente in 'rosso' per circa tre miliardi.