IL FATTO

...E siamo a 4: la Ue attacca Italia su acque reflue, avviata nuova procedura  

Ancora un richiamo dopo maximulta da 25 milioni a maggio

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

179

...E siamo a 4: la Ue attacca Italia su acque reflue, avviata nuova procedura  

BRUXELLES. La Commissione europea è di nuovo all'attacco contro l'Italia sul fronte delle acque reflue, un tema che vede coinvolti circa 1.000 comuni sparpagliati tra la maggior parte delle regioni. Bruxelles ha annunciato l'apertura della quarta procedura d'infrazione per il mancato rispetto delle norme Ue che obbligano gli Stati membri a dotare tutti i centri urbani di reti fognarie e impianti di depurazione in grado di garantire una qualità delle acque, in linea con l'esigenza di salvaguardare l'ambiente e la salute.

Il nuovo procedimento è stato avviato dalla Commissione dopo aver constatato che, nonostante il confronto in corso con l'Italia da oltre un decennio e le tre procedure d'infrazione già aperte, ben 276 comuni di piccole dimensioni (tra i 2mila e i 10mila abitanti) violano ancora gli obblighi fondamentali di raccolta, trattamento e monitoraggio delle acque reflue.

Una situazione che, si evidenzia in una nota, può "comportare un rischio per la salute e l'inquinamento di laghi e fiumi, del terreno nonché delle acque costiere e sotterranee".

Alla luce delle carenze riscontrare, gli uffici del commissario all'ambiente Karmenu Vella hanno quindi proposto di inviare all'Italia una lettera di messa in mora, prima fase della procedura d'infrazione, chiedendo al governo di rispondere entro due mesi.

Se le spiegazioni e le rassicurazioni di Roma non venissero giudicate soddisfacenti, la Commissione potrebbe decidere di passare alla fase ulteriore della procedura, con l'invio di un parere motivato. Se anche dopo questo passo la situazione non dovesse migliorare significativamente, si potrebbe arrivare al deferimento alla Corte di giustizia.

L'azione lanciata per i 276 comuni fuori legge arriva dopo che lo scorso 17 maggio Bruxelles aveva rivolto all'Italia l'invito a mettere in regola per fogne e depuratori 14 agglomerati urbani dislocati in aree a elevato rischio ambientale, per i quali era già stata condannata dalla Corte di giustizia nel 2014.

Se non sarà sanata prima, questa procedura potrebbe finire nuovamente davanti ai giudici europei, i quali potrebbero stavolta infliggere una sanzione pecuniaria. E' invece del 30 maggio scorso la decisione della Corte Ue di applicare una multa da 25 milioni - più 30 milioni per ogni semestre che passerà senza che il problema venga risolto - in seguito al mancato rispetto delle norme Ue sulla depurazione constatato in 74 centri urbani. La multa è scattata perché l'Italia era già stata condannata per lo stesso motivo dalla Corte nel 2012 (all'epoca i comuni fuori legge erano però 100). Infine c'è una terza procedura in corso sulla mancata depurazione che riguarda ben 758 agglomerati urbani dislocati in gran parte tra Sicilia, Calabria e Campania, nel quadro della quale è già stato emesso un parere motivato complementare. E pende quindi il rischio di deferimento alla Corte.