AMBIENTE ED ENERGIA

L’Europa allunga la vita anche alle centrali a carbone

Da Consiglio intesa che va bene a Italia. Ora negoziato con Pe

Redazione PdN

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L’Europa allunga la vita anche alle centrali a carbone

BRUXELLES. Una maratona negoziale per portare a casa un 'Pacchetto energia pulita' Ue che, ironia della sorte, finisce per allungare la vita delle centrali elettriche più inquinanti a carbone sino al 2030. Il bicchiere è però anche mezzo pieno, perché per la prima volta passa nero su bianco il principio che - sebbene più in là nel tempo di quanto originariamente previsto - chi inquina non avrà più diritto a usufruire dei sussidi pubblici. E' l'esito del compromesso strappato con le unghie dalla presidenza estone dell'Ue, bocciato però senza appello dagli ambientalisti di Greenpeace e Wwf e di cui lo stesso commissario Ue a clima ed energia Miguel Canete ha lamentato "un livello di ambizione insufficiente".

L'Italia, che ha dato il suo beneplacito all'intesa, vede riconosciute in parte le ambizioni per l'addio al carbone fissato nel 2025 e allo stesso tempo garantiti i sussidi per la sua decina di centrali a carbone, di cui diverse Enel. Sul tavolo dei ministri dell'energia dei 28 le posizioni erano per molti aspetti agli antipodi, e ci sono volute quindici ore per arrivare a una loro composizione sui diversi aspetti delle misure del pacchetto Ue, dalla ridefinizione del mercato elettrico alla governance energia-clima sino alle rinnovabili. Da una parte i Paesi pro-carbone dell'Est, guidati dalla Polonia con la Romania, e dall'altra dai nordici 'verdi', con la Svezia insieme a Danimarca e Olanda.

 

A spingere per un'intesa Francia e Germania, che hanno proposto elementi di compromesso poi ripresi dalla presidenza estone. Questi hanno portato, sul nodo dei meccanismi di capacità, a un'intesa che consente i sussidi alle centrali a carbone esistenti sino al 2030 con una riduzione progressiva a partire dal 2025, e anche a quelle nuove sino al 2025. Dopo il 2025 i sussidi per i nuovi impianti saranno consentiti solo per quelli che emettono meno di 550 grammi per kilowattora oppure meno di 700 chilogrammi in media di CO2 per anno per kilowattora. Questo consente tra l'altro l'inclusione delle centrali a gas a ciclo aperto, una delle richieste italiane. La Commissione aveva invece originariamente chiesto di eliminare i sussidi per tutti gli impianti con emissioni superiori ai 550 grammi di CO2 per kilowattora. "Per l'industria dei combustibili fossili il Natale è arrivato in anticipo", ha commentato Luca Iacoboni di Greenpeace, accusando l'Italia di aver "giocato un ruolo molto marginale".

Si tratta invece di un "accordo veloce e sporco" per il Wwf, che di fatto permette agli impianti più inquinanti "di continuare a funzionare usando denaro pubblico". Per le grandi società energetiche della coalizione 'Make Power Clean' di cui fanno parte Eni e Snam, l'accordo da una parte dimostra "in modo chiaro che i ministri sostengono un limite alle emissioni di CO2 per accedere ai fondi pubblici", dall'altra però, "sarebbe potuto essere più ambizioso". Da qui la speranza, già espressa anche da Canete, che nei negoziati che si apriranno nell'anno nuovo con l'Europarlamento emerga un "chiaro sostegno per una fine immediata ai sussidi per gli impianti più inquinanti".