AMBIENTE

Petrolio, la guerra non è finita: abruzzesi come gli indiani d’America

E dopo Ombrina i petrolieri abbandonano anche la Sicilia

Redazione PdN

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Petrolio, la guerra non è finita: abruzzesi come gli  indiani d’America

 

 

 

 

ABRUZZO. Il Ministero dell'Ambiente ha annunciato che la Northern Petroleum, ditta australiana, ha rinunciato alla concessione petrolifera d29 GR NP al largo di Sciacca (Sicilia), grazie alla legge che ha fermato Ombrina.

La legge che impedisce, per la prima volta in Italia, di cercare ed estrarre petrolio entro una barriera protettiva di 12 miglia, e' infatti entrata in vigore nel 2016 sulla scia della lunga battaglia dell'Abruzzo contro Ombrina Mare.

La concessione di Sciacca per il 75% rientrava entro il limite delle 12 miglia: la Northern Petroleum avrebbe dovuto riperimetrarla, perdendo buona parte dell'area. E cosi, fa sapere Maria Rita D’Orsogna, i petrolieri d'Australia hanno deciso di chiedere l'archiviazione perche', scrivono, «si ritiene che non esistano le condizioni sufficienti di prospettivita' mineraria nell'area residua».

 

«E' questa un’altra vittoria di popolo», continua D’Orsogna: «come in Abruzzo, anche in Sicilia ci sono stati movimenti di attivismo e di resistenza contro le trivelle nel corso degli anni, con collaborazione, e di scambio di idee fra le due realta'. E' bello poter celebrare assieme un altro angolo d'Italia libero dallo sfruttamento petrolifero. Spero che tutto questo ci riempi di orgoglio come abruzzesi: la nostra vittoria su Ombrina ha aiutato a salvare Sciacca. Spero anche che questa ennesima sconfitta dei petrolieri, sebbene lontano, rinnovi la

voglia di lottare per contrastare le mille altre emergenze ambientali nella nostra regione e nel resto d'Italia».

«Tutti noi», commenta ancora D’Orsogna, «ricordiamo che il pozzo e la FPSO della Rockhopper Exploration,

progettati per i mari antistanti San Vito ed Ortona, sono stati i primi ad essere bocciati grazie alla nuova legge, dopo otto anni di eroica resistenza da parte di noi, gente d'Abruzzo. Il nostro seminato continua ad avere risvolti postivi in tutta la nazione».

 

 

 

 

COME GLI INDIANI

 

Ma le battaglie contro l’assalto all’ambiente non sono affatto terminate. Ci sono decine di progetti che possono godere del favore del governo nazionale e di buona parte dell’inerzia e la distrazione dei governi locali e che stanno andando avanti.

 

Venerdì 16 Giugno, il Comitato “No stoccaggio Poggiofiorito”, rappresentato da Mariapaola Di Sebastiano, è stato ospite dell’iniziativa “Standing for climate” organizzata da  “A Sud”. In questa occasione si è formalizzato un gemellaggio tra le lotte contro lo Stoccaggio gas Poggiofiorito e il Metanodotto Larino-Chieti con quella dei Sioux del North Dakota che si sono opposti con coraggio e determinazione all’oleodotto Dakota Access.

«Un incontro emozionante, ricco di contenuti e racconti che hanno avvicinato le nostre realtà, facendoci scoprire con grande stupore la vicinanza delle nostre lotte a protezione della Madre Terra», ha detto Di Sebastiano, «Significativa e commovente la consegna da parte del comitato di una foto scattata durante un

momento della lotta contro l’elettrodotto Villanova-Gissi, in cui mano nella mano proteggevamo con una barriera “affettuosa” il nostro territorio. Il Sioux guardandola non ha potuto celare la sua commozione, evocando la stessa, nella sua memoria, la grande battaglia piena di sofferenza condotta dal suo popolo.

Ci auguriamo che la lungimiranza dei nostri politici possa arrestare queste due grandi opere, che andranno ad insistere su un territorio già gravato da altre infrastrutture impattanti ed in cui la politica delle grandi corporations sembra valere più della gente e della vocazione di un territorio. Siamo pronti», ha concluso Di Sebastiano, «sull’esempio dei Sioux e con il loro aiuto, a non limitarci a sognare o a immaginare un mondo migliore per i nostri figli ma a lottare per proteggere il nostro territorio a denti stretti».

 


11 NUOVI PROGETTI IN ARRIVO

Il prossimo 22 giugno si riunirà a L'Aquila il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) regionale. All'ordine del giorno 11 progetti ed interventi che interessano le quattro province abruzzesi.

Tra questi spiccano le modifiche al Piano rifiuti regionale, un momento di snodo delicato visto che la Regione è sottoposta alla procedura d'infrazione 2015/2065 da parte della Commissione Europea per il mancato adeguamento del piano nei termini previsti dall’art. 30 della Direttiva 2008/98/UE. «Il Ministero dell'Ambiente sta cercando di sfruttare questa debolezza per imporre alla regione l'inceneritore, cosa che bisogna evitare assolutamente», commentano Forum dell’Acqua e Stazione Ornitologica.    

 

Il Comitato V.I.A. dovrà esaminare la richiesta di proroga avanzata dalla società Vallecena per un impianto di rifiuti a Furci (CH). Il contestatissimo progetto aveva avuto l'avallo del Comitato V.I.A. nel 2012 ma era stato archiviato ufficialmente dalla regione dopo le iniziative contrarie di comuni e associazioni. Ora rispunta un progetto modificato in maniera profonda per il quale si richiede di prorogare il precedente parere favorevole, «quella che abbiamo definito come una sorta di "metempsicosi amministrativa", la trasmigrazione dei parere tra procedimenti amministrativi diversi», ricorda Augusto De Sanctis.

 

Sempre per la provincia di Chieti vi sarà la valutazione del raddoppio della potenzialità produttiva dell'impianto di produzione di piastrelle della Granito Forte a Fresagrandinaria, iniziativa su cui siamo già intervenuti in considerazione delle rilevantissime emissioni in atmosfera previste, sia per quanto riguarda l'esposizione della popolazione a polveri e ossidi di azoto sia per quanto attiene l'incidenza dell'emissioni di sostanze inquinanti come Antimonio, Cobalto, Stagno, Cromo sui limitrofi Siti di Interesse Comunitario del Trigno che tutelano a cavallo tra Abruzzo e Molise una biodiversità straordinaria.

«Abbiamo chiesto l'audizione sia sui progetti di Furci e di Fresagrandinaria sia sulla Valutazione di Incidenza del nuovo calendario venatorio regionale», sottolineano le associazioni. «In relazione a quest'ultima pratica evidenzieremo al comitato che il periodo di caccia ai tordi (Cesena, Tordo bottaccio e Tordo sassello) deve essere ridotto, portando la chiusura del prelievo sulle diverse specie come minimo al 10 gennaio rispetto al 20 gennaio previsto, visto che questo aspetto era stato già definito in tal senso lo scorso anno sulla base delle decisioni del T.A.R. e del Consiglio di Stato. Lo stesso vale per la Beccaccia, con la chiusura al 31 dicembre e non al 10 gennaio come indicato nella proposta di calendario, sempre sulla base di quanto stabilito lo scorso anno dalla giustizia amministrativa».