VERGOGNE INFINITE

Discarica Bussi: Commissione parlamentare d’inchiesta ed il documento delle vergogne

«Sette anni passati inutilmente». Nessuna svolta nè messa in sicurezza. Non si sa quanti soldi ci vorranno

Redazione PdN

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Discarica Bussi: Commissione parlamentare d’inchiesta ed il documento delle vergogne

BUSSI. Sette anni passati inutilmente. E’ questa l’analisi della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul caso Bussi.

Un giudizio impietoso che certifica qualcosa che già si sapeva.

Cosa è stato fatto? Quali soluzioni sono arrivate?  La risposta è unica: si è fatto poco, anzi pochissimo, e pure sul fronte giudiziario non c’è stata una risposta.

Una debacle su tutti i fronti che mette con le spalle al muro gli amministratori locali degli ultimi dieci anni, parlamentari, ministero ma anche e soprattutto commissario straordinario per oltre un decennio Adriano Goio.

La commissione parla di «variegato e lento procedere» di tutte le parti in causa (non si salva nessuno) e certifica dunque «la scarsità di risultati effettivamente raggiunti».

La relazione si chiude con una richiesta specifica rivolta «all’amministrazione attiva»: ovvero recuperare «il tempo non utilmente impiegato in passato» e individuare «azioni da compiere per completare la messa in sicurezza e la bonifica definendo – in maniera integrata e non eludibile – oneri, competenze e necessarie azioni».


LA MESSA IN SICUREZZA

La principale nota dolente resta quella della mancata messa in sicurezza.

Il SIN di Bussi sul Tirino è stato istituito nel 2008 dopo che è stato scoperto un quadro di elevata contaminazione delle matrici ambientali derivante dalle attività industriali esercitate per oltre un secolo nel polo chimico. Lì si è utilizzato piombo tetraetile, ma anche il mercurio. Ci sono impianti industriali dismessi in cui Montedison produceva fertilizzanti azotati, acido solforico e altri prodotti di chimica di base, rilasciando inquinamento diffuso. E poi ci sono le due discariche interne, e, a valle dello stabilimento, in una grande discarica abusiva in località Tre Monti.

L’inquinamento prodotto dalle lavorazioni industriali ha riguardato sia i corsi d’acqua che la distribuzione delle acque al consumo, che ha interessato circa settecentomila utenze. Sono state identificate numerose sostanze contaminanti: tuttavia durante l’arco temporale del ciclo produttivo, e sino a epoca recente, non vi erano stati monitoraggi se non sporadici.

Oggi la Commissione denuncia «criticità e ritardi» per la messa in sicurezza, addebitandoli sia alla gestione commissariale, sia alla «sovrapposizione di competenze e azioni tra una pluralità di soggetti pubblici e privati».

NESSUNA INDAGINE NE’ CONTROLLI

«È plausibile pensare», si legge nella relazione, «che la popolazione sia stata esposta agli effetti di sostanze tossiche di origine industriale in un arco temporale molto ampio senza che ve ne sia stata evidenza analitica e neppure di indagine epidemiologica. Ad oggi, infatti, non risulta che si sia realizzata o si stia realizzando un’indagine epidemiologica volta a verificare l’incidenza delle malattie correlabili all’esposizione della popolazione ai contaminanti provenienti dal sito di Bussi sul Tirino».


TROPPI LIVELLI ISTITUZIONALI

Altri fattori critici la Commissione li ha individuati nella «molteplicità dei livelli istituzionali coinvolti» ma anche nell’interesse «non adeguatamente canalizzato degli enti locali» e poi anche il ruolo della regione Abruzzo definito «soggetto esponenzialmente presente e rappresentativo, ma senza competenza tipizzata».

Non viene tralasciato nemmeno il rapporto «di scarsa collaborazione, se non di vero e proprio conflitto, tra commissario e ARTA Abruzzo».


SETTE ANNI TRASCORSI INUTILMENTE

«Uno degli effetti visibili», si legge ancora nella relazione conclusiva, «è il trascorrere di ben sette anni tra la prima conferenza di servizi istruttoria e la più recente conferenza di servizi decisoria, senza che in parti rilevanti del sito si siano svolte attività effettivamente utili».


NESSUN ACCORDO DI PROGRAMMA

Una svolta viene segnalata in occasione dell’approvazione della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), che all’articolo 1, comma 815, ha previsto la chiusura della decennale gestione commissariale. «Il rinnovato protagonismo degli enti locali» secondo la Commissione, «ha fatto sì che di recente siano state proposte dal comune di Bussi sul Tirino e dalla regione Abruzzo delle ipotesi di accordo di programma per la reindustrializzazione delle aree interne ed esterne allo stabilimento, finalizzate a mettere in moto concretamente le attività necessarie».

Ma anche qui il finale non è roseo perché «nessun accordo di programma è tuttavia al momento stato concluso, in considerazione delle osservazioni critiche formulate dal Ministero dell’ambiente».


CONTAMINAZIONE IRRISOLTA

Si sottolinea inoltre che «la situazione della contaminazione del sito risulta irrisolta» e che le conferenze dei servizi che in concreto si sarebbero rivelate «più luogo di sedimentazione dei processi che modulo procedimentale e organizzativo risolutivo per l’esame congiunto degli interessi coinvolti e tale da produrre un’accelerazione dei tempi del procedimento».

Si denunciano anche «estenuanti interlocuzioni tra il Ministero dell’ambiente e gli altri enti interessati in cui si è manifestata maggiore attenzione alle logiche procedurali che a quelle di conseguimento di risultati in tempi rapidi».


LE PERPLESSITA’ SULLA SOSTITUZIONE DI GOIO

La Commissione esprime «perplessità» anche sulla sostituzione del commissario Adriano Goio (deceduto nel marzo scorso) con un dirigente del Ministero dell’ambiente, «soggetto istituzionalmente incaricato della gestione ordinaria».


NESSUNO SA QUANTI SOLDI SERVANO

Viene infine sottolineato il fatto che nessuno sappia quanti soldi servano per completare le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del SIN: un grande punto interrogativo dovuto alla «disorganicità di intervento complessivo nel SIN, che perdura da lunghi anni».

Responsabili? Nessuno ovviamente oppure un nutrito gruppi di inerti e silenti amministratori a vari livelli.


IN 20 RIGHE LE VERGOGNE INDICIBILI D’ABRUZZO

Ma ci sono 20 righe relegate in una nota a piè di pagina che meglio di molto altro riesce a riassumere le storture incredibili di un sistema omertoso e criminale iniziato  a metà della Prima Repubblica e continuato nella Seconda e nel 21° secolo. La politica allettata dai posti di lavoro fu disposta a tutto pur di trattare bene il colosso Montedison che ha avvelenato per un cinquantennio il fiume Pescara, poi negli anni ‘70 si cercò di porre un freno e le leggi impedirono lo sversamento continuo. Così 40 anni fa furono Comune di Pescara  e Provincia a consigliare a Montedison l’interramento dei veleni nocivi nella discarica Tremonti… sì proprio quella che nessuno conosceva, nessuno sapeva o aveva mai visto.   Un accordo chiaro e pubblico che è stato dimenticato e seppellito, come quei veleni micidiali, tanto che di quella mega discarica se ne volle perdere memoria per poi “riscoprirla” grazie alla Forestale nel 2006. Da lì poi l’inizio del calvario giudiziario (più uno strazio, in verità). Il progetto di interramento prevedeva alcuni adempimenti precisi "cautelativi" ma Montedison non fu mai controllata.

Nel 1991 la Regione scrive alla Provincia in relazione alla discarica (che dunque era cosa nota… ancora all’epoca) ma nessuno ha mai pensato di verificare, controllare disseppellire i veleni.
Anzi poco dopo il 2000 -in preda al picco di amnesia e confusione- gli amministratori locali di allora decisero di autorizzare pozzi per l’emungimento di acqua potabile a valle della discarica autorizzata e del polo chimico.

E fin qui è solo la metà della vergogna su questa storia: il resto è stata la lentezza delle indagini, i misteri sulla sentenza di primo grado, l’inerzia continuata (quanto meno colposa) e tutto quello che non è stato fatto per tutelare la salute di 500mila persone della Val Pescara.

Relazione parlamentare d'inchiesta su Bussi by PrimaDaNoi.it on Scribd