LA SENTENZA

Rete 8, «illegittimo il licenziamento giornalista Orsini». Lei: «come travolta da un tir»

Il giudice ha stabilito reintegra e stipendi arretrati   

Redazione PdN

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Rete 8, «illegittimo il licenziamento giornalista Orsini». Lei: «come travolta da un tir»

  

CHIETI. Il giudice del Lavoro di Chieti, Laura Ciarcia, ha annullato il licenziamento della giornalista Barbara Orsini dall’emittente televisiva Rete 8 (che fa capo all’imprenditore della sanità privata ed uno degli editori del quotidiano ‘Il Centro’, Luigi Pierangeli), disponendo il reintegro nel posto di lavoro e il pagamento degli stipendi arretrati.

 

Orsini, difesa dall’avvocato Leo Brocchi, era stata licenziata a maggio del 2017, (dopo 15 anni di attività) in quanto accusata di aver pronunciato "frasi ingiuriose, offensive, denigratorie e minacciose" nei confronti dell’ amministratore societario Giovanni Scurti per il trattamento differenziale e peggiorativo riservatole rispetto ad altre colleghe.

Si contestava in pratica il non poter più usufruire di una convenzione per i dipendenti, annullata solo a lei.  

Orsini si è sempre difesa sostenendo che il suo fosse uno sfogo privato tra colleghe di lavoro, insomma, nessuna insubordinazione.

Uno sfogo via Whatapp (file audio) inviato all’amica e poi arrivato al diretto interessato.

 

Per il giudice le frasi pronunciate dalla Orsini «pur essendo poco eleganti, costituiscono il frutto di uno sfogo assolutamente estemporaneo, privo di intenti offensivi o denigratori nei confronti del datore di lavoro ed inidoneo, come tale, a ledere l’immagine o il decoro della società resistente e a provocare un danno economico».

Da qui non sussiste la giusta causa per un licenziamento.

 «L’utilizzo di espressioni verbali sconvenienti nell’ambito di una conversazione con una collega», si legge ancora nella sentenza, «non può essere considerata  una ingiuria nei confronti del proprio datore di lavoro (...) in quanto naturalmente destinate ad essere confinate ad una conversazione privata con una propria collega».

 

«IO IN ATTESA PER 18 MESI»  

«E’ una vittoria secondo verità e giustizia nel silenzio assordante del Sindacato Giornalisti Abruzzesi», hanno commentato l’ex consigliere nazionale della Federazione della stampa Marco Patricelli e l’ex segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi Adam Hanzelewicz, che hanno seguito da vicino e per diciotto mesi la vicenda della giornalista

 «Un atto ignobile che ha scatenato una situazione devastante per la collega Orsini, di cui adesso qualcuno dovrà pagare il prezzo e le conseguenze»,  hanno aggiunto i due sindacalisti.

 

Barbara Orsini si è detta« amareggiata sul piano professionale e personale per quanto accaduto in questi mesi, dove in un’opera mirata di disinformazione e di minimizzazione si è cercato persino di ridurre il grave atto del licenziamento a una questione di parrucchiera (il riferimento è alla convenzione negata, ndr) mentre, invece, è stata umiliata la mia dignità. La cosa che mi ha scavata di più in questi mesi – ha aggiunto - è il fatto che la categoria nel suo complesso non abbia purtroppo manifestato una diffusa solidarietà, e che al di là dei coinvolgimenti personali i miei colleghi non abbiano neppure colto la gravità di quanto mi ha vista protagonista mio malgrado. Ho potuto condurre questa dura battaglia solo grazie alla vicinanza del mio legale, avvocato Leo Brocchi, e di pochi ma competenti rappresentanti sindacali che mi sono stati vicini dal primo all’ultimo atto di questa dolorosa vicenda»

 

Orsini racconta poi questi lunghi mesi in attesa di una sentenza: «questo tempo persino più angosciante che lungo mi ha paralizzata: completamente e violentemente. Un tir impazzito mi ha travolta più e più volte e quel che è peggio è che chi era alla guida pare ridesse e con lui (o lei poco cambia) ridevano anche gli inermi spettatori di questo scempio. Quando, poi, si son dati tutti alla fuga a me non è rimasto che sperare di farcela fino all’arrivo delle prime mani in soccorso. Oggi una sentenza di un solenne tribunale di questa meravigliosa democrazia ha detto, ribadendo quanto già sentenziato un anno fa, che quel tir non ha fatto nulla per frenare, anzi mi ha puntata, inseguita e travolta senza pietà».

 

 «LA VIGLIACCHERIA DELLA POLITICA»

«In 18 mesi», va avanti ancora Orsini, «ho conosciuto la vigliaccheria di quella politica, non tutta ma tanta, che si è schierata levandomi addirittura il saluto per strada. In 18 mesi ho ritrovato un’amica e perso 3-400…contatti. Evviva! In 18 mesi ho imparato che una casa può cullarti, un genitore può salvarti persino non avendone più le forze, che gli amici veri sanno esserci in punta di piedi o con una mazza da baseball (pur di farti uscire di casa)».

Anche il sindacato giornalisti abruzzesi ha espresso soddisfazione per la sentenza del tribunale di Chieti.