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Elezioni Abruzzo. Centrodestra in fibrillazione: malumori repressi e attesa per nome  candidato Fdi

Forza Italia e Lega guardano alla vittoria e ingoiano il boccone amaro di vedersi superati da Giorgia Meloni

Redazione PdN

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Elezioni Abruzzo. Centrodestra in fibrillazione: malumori repressi e attesa per nome  candidato Fdi

Biondi e Meloni

 

 

ABRUZZO. Leghisti e Forzisti abruzzesi non ci stanno, più che malumore e delusione quella che brucia è l’umiliazione subita. I vertici dei maggiori partiti del centrodestra, dopo l’annuncio che la candidatura alla presidenza della regione tocca a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, hanno ingoiato il boccone amarissimo e solo nel tardo pomeriggio di ieri hanno rilasciato dichiarazioni accuratamente studiate.

L’obiettivo per il centrodestra è quello di vincere in Abruzzo, a tutti i costi, e questo implica una coesione, se non vera, almeno apparente.

Con una candidatura a Fdi la tenuta della coalizione è stata messa già a dura prova perchè una vittoria appare essere oggettivamente più difficile da raggiungere, se non altro perchè non vengono in mente personalità forti e trascinanti da quel partito. 

Il vertice romano Berlusconi, Salvini, Meloni potrebbe trasformarsi in un vortice in grado di risucchiare equilibri e stabilità.

Di fatto, però,  ha decretato una cosa: lo scarso valore che nello scacchiere nazionale politico ha la nostra regione se è vero che la guida delle elezioni è stata affidata ad un partito che non raggiunge il 5%.

L’Abruzzo -dicono delusi alcuni esponenti del centrodestra- è stato “sacrificato” per accontentare le ambizioni della Meloni alla quale bisognava pur concedere qualcosa.

Quel qualcosa l’ha ottenuto nonostante resistenze nella convinzione che la vittoria ci sarà comunque. Certo, si rischia di più, ma  la stabilità della coalizione dovrebbe essere preservata anche in vista del futuro prossimo al governo, appena dopo i test delle regionali.

Mai malumori per l’accordo con Salvini ci sono anche a livello nazionale. Ieri Bordate contro la lega sono venute dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, a testimoniare che bisogna ancora lavorare per l’unità.

 

IL NODO DEL NOME

Intanto già ieri ci sono stati abboccamenti ed incontri a Roma tra esponenti di Fratelli d’Italia Abruzzo e Giorgia Meloni.

I nodi da sciogliere sono due e di fondamentale importanza.

1- Il nome da proporre come candidato presidente il quale  dovrà essere forte, autorevole, conosciuto, in grado di calamitare simpatie e voti degli abruzzesi simpatizzanti del centrodestra. Ma chi? Nomi davvero forti e con queste caratteristiche non vengono in mente a meno che non si scelgano personalità di altri settori, magari da fuori regione....  Tra le ipotesi ci sarebbe anche un possibile “sub-accordo” con le liste Civiche per l’Abruzzo che propongono Fabrizio Di Stefano. Una volta scelto il nome, se questo dovesse davvero rivelarsi “debole”, i malumori sopiti oggi potrebbero esplodere domani.

 

2- Stilare nel dettaglio “l’accordo Abruzzese” per stabilire gli equilibri interni alla coalizione nell’eventualità della vittoria è il vero accordo che farà la differenza e deciderà la qualità della campagna elettorale e dell'ipotetico governo.

C’è addirittura chi ipotizza una Meloni in difficoltà tanto da giocarsi la carta dell’altruismo e concedere a Forza Italia o Lega di proporre un nome per evitare una strada che altrimenti sembrerebbe in salita.

Altri, invece, escludono questa possibilità  sostenendo che il partito abbia già in mente un nome preciso e per questo abbia posto il veto.

E c’è poi la carta Biondi, sindaco de L’Aquila vincitore a sorpresa al ballottaggio che dice di essere disposto a lasciare già il Comune per candidarsi a presidente della regione ma solo se il partito glielo ordina… Se dovesse accadere sarebbe la prova che anche la platea dei candidati nel partito di Meloni è davvero ristretta.



LE REAZIONI

Giuseppe Bellachioma, coordinatore regionale della Lega, e tra i possibili candidati presidente, non ha nascosto l’amarezza per la scelta nazionale ed ha voluto «mandare un segnale al mondo civico perché - ha detto - chi dovrà metterci la faccia in questo centrodestra spero sia un profilo autorevole e che questa scelta ci veda partecipi in questa condivisione. L'unica cosa che ci interessa è quella di fugare non tanto il pericolo 5 Stelle, ma far tornare in vita un Pd di cui ho ancora timore, e questo sarebbe una iattura».

 Il più diplomatico è Mauro Febbo, il nome dato alla vigilia come favorito alla candidatura: «Nell'ambito di una coalizione c'è una ripartizione, se la decisione viene demandata a un tavolo nazionale ci sono delle logiche e le logiche dicono questo. Quel che mi interessa sottolineare è che il centrodestra va unito e quindi vinciamo - aggiunge Febbo - Come avevo detto, io mi ricandido al Consiglio, sono soddisfatto che il partito mi avesse indicato tra i possibili candidati alla presidenza, ma mi ricandido comunque consigliere e sono convinto del risultato. Se la decisione è ben digerita? A ottobre compio 60 anni, sono nel Movimento sociale da quando avevo 12 anni, so bene come funzionano queste cose. Si vede che la Meloni ha delle ambizioni legittime, così come sono legittime quelle degli altri, ed è stata fatta una valutazione. Ma il centrodestra unito stravince».

Stesso tenore per il coordinatore di Forza Italia, Nazario Pagano: «Ovviamente essendo Forza Italia il partito di centrodestra più radicato sul territorio é chiaro che c'è malumore tra i militanti e gli amministratori però il valore della tenuta del centrodestra unito che si è raggiunto con l'accordo di ieri ovviamente ci rende responsabili. La scelta del candidato presidente che vada a una formazione minore, una formazione che oggettivamente raccoglie un numero di consensi molto al di sotto di quelli di Forza Italia ma anche della Lega, è ovvio che un po' ci preoccupa. Quindi adesso sarà assolutamente necessario individuare un candidato che certamente proporrà Fratelli d'Italia ma che deve essere condiviso».