SCIENZA

Ghiacciaio del Calderone: un team scientifico per studiarlo

Rischia di scomparire entro il 2020

Redazione PdN

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Ghiacciaio del Calderone: un team scientifico per studiarlo

L’AQUILA. Il Presidente del Parco Gran Sasso-Laga Tommaso Navarra ha accolto con favore la proposta avanzata dall'Ambasciatore del Parco Davide Peluzzi di istituire una "Carta del Ghiacciaio del Calderone" con il coinvolgimento delle Universita', di esperti in Scienze Ambientali, Geologia, Biologia e comunque dell'intera Comunita' Scientifica Nazionale e Internazionale.

A questo scopo, all'interno di uno specifico convegno da organizzare il prossimo autunno, sara' strutturato un Team Scientifico, Alpinistico, e Naturalistico di studio sul ghiacciaio, per la difesa dell'ecosistema e la promozione del territorio.

 Il ghiacciaio del Calderone, attualmente ridotto ad un glacieret (due placche di ghiaccio disgiunte senza movimento gravitativo), si trova sul versante settentrionale del Corno Grande all'interno del massiccio del Gran Sasso d'Italia.

E' posto in una conca esposta direttamente a nord, chiusa e relativamente ombreggiata da due linee di cresta del Corno Grande, ad una quota compresa tra i 2650 e i 2850 metri s.l.m. ed è, con la sua latitudine di 42°28' N, considerato tradizionalmente il ghiacciaio più meridionale d'Europa.

Complessivamente tra il 1800 circa e il 2000 il ghiacciaio è passato da più di quattro milioni di metri cubi di ghiaccio a meno di 500.000 metri cubi. Il volume si è quindi ridotto di circa il 90% e la superficie del 50%.

Il ghiacciaio del Calderone è stato studiato da geologi e glaciologi di tutto il mondo perché rappresenta un caso unico. Infatti è l'unico ghiacciaio di tipo appenninico sopravvissuto e sotto il suo ghiaccio fossile probabilmente si nascondono resti paleontologici.

In più, è molto sensibile alle variazioni climatiche, anche minime. Secondo il geologo Massimo Pecci, il ghiacciaio rischia di scomparire completamente nel 2020.

 Il presidente Navarra spiega: «Il Calderone e' un prezioso gioiello di questo territorio, orgoglio di tutto l'Abruzzo e non puo' essere ridotto ad un dibattito interno. E' necessario affrontare con serieta' e responsabilita' sia lo studio di questa propaggine meridionale Artica, che la comunicazione che se ne fa. Chiediamo un aiuto alla comunita' scientifica nazionale ed internazionale per dirottare le migliori energie sul Gran Sasso al fine di rilevare correttamente i rischi che, con i cambiamenti climatici, corre il piu' importante simbolo del nostro patrimonio ambientale e identitario».

Davide Peluzzi, alpinista e speleologo di Crognaleto, lo scorso 12 settembre si e' nuovamente calato all'interno del piu' meridionale ghiacciaio d'Europa, per osservare e rilevare «da dentro» lo salute del ghiacciaio.