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Sanità, la Regione rischia di pagare per sbaglio 72 milioni alle cliniche

Errori, distrazioni e ‘svogliatezza’. Sono cifre sull’extrabudget richieste con fatture che non sono ancora state annullate

Redazione PdN

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SOLDI VORTICE BUCO NERO

ABRUZZO. Ops, ci siamo sbagliati. Oltre 70 milioni di euro chiesti alla Regione Abruzzo dalle cliniche private ma che non erano dovuti. C’è stato bisogno del Tavolo di Monitoraggio per destare i dirigenti regionali e rendersi conto dell’’erroruccio’.

E dopo si sono affrettati a richiedere le note di credito per annullare quelle fatture?

Non esattamente, l’hanno fatto poco e svogliatamente. Rinviato e rinviato, nonostante il fiato sul collo dei tecnici ministeriali.

 

Una storia che ha dell’incredibile che nemmeno la politica ha voluto mai sondare fino in fondo e che restituisce un quadro di come venga gestita a tutti i livelli la sanità in Abruzzo (ma anche dentro i ministeri).

Alla fine, dopo tre anni di meline, i risultati sono ancora scarsi con enormi danni collaterali.

 

Premessa.

La legge regionale cardine della sanità vieta semplicemente di pagare l’extrabudget alle cliniche convenzionate (con una lievissima tolleranza). La Regione invece, “dimenticando” questo divieto, ha iniziato a pagare qualche fattura per poi fermarsi, innescando anche contenziosi.

Insomma, la Regione concede alle cliniche private convenzionate un tot, diciamo 100, per svolgere per il pubblico visite ed esami sanitari. A fine anno si scopre che la clinica ha certificato esami per 130, cioè 30 oltre il limite fissato. Lo sforamento non sarebbe dovuto, invece, si è rischiato di pagarlo e si rischia ancora contribuendo al deficit sanitario della Regione.    

Ora, almeno dal 2015, il Tavolo di monitoraggio sta tirando le orecchie alla Regione per “l’errore” e da allora chiede di avere “note di credito” che testimoniano l’annullamento di quelle fattura pagate per errore o ancora da pagare (che costituiscono una passività per il bilancio).

Ad emettere le note di credito dovrebbero essere le cliniche private che fanno grossa fatica, anche perchè la Regione non si è dimostrata così “decisa” nel richiederle.

Sempre la medesima legge prescrive anche sanzioni per le cliniche inadempienti: sospensione dell’accreditamento sanzione mai applicata...

 

Ancora nella riunione del Tavolo del 30 novembre 2017, per l’ennesima volta, si richiedevano le note di credito al gruppo Synergo (Pierangeli) che aveva presentato fatture nel 2014 per l’extrabudget accumulato quando alla Regione c’era Gianni Chiodi.

Così i tecnici erano costretti a scrivere «l‟inerzia aziendale, non opportunamente presidiata, non può che comportare di conseguenza una valutazione negativa di inerzia regionale. Di tale inerzia regionale se ne sarebbe tenuto conto in sede di verifica adempimenti 2016».

A fine 2017 solo la Casa di Cura Villa Serena aveva rimesso una nota di credito per un importo pari a 1,8 mln di euro, relativa alle prestazioni rese nel 2014 oltre il tetto.

Mentre nessuna risposta era arrivata alla sollecitazione (inviata solo nel 2017) dalla Asl di Pescara alla casa di cura Pierangeli che doveva restituire 800mila euro.

 

Nella successiva riunione di Tavolo e Comitato del 10 aprile 2018, la Regione non aveva ancora prodotto la relazione riepilogativa richiesta sulle note di credito «che evidenziasse, per ciascuna tipologia di prestazione e ciascun anno, le note di credito attese, quelle ricevute e quelle da ricevere nonché gli accantonamenti posti in essere dalle singole aziende».

Insomma fino a pochi mesi fa sull’argomento c’era ancora molta confusione e, solo qualche giorno prima, la Regione aveva chiesto alle Asl di predisporre a sua volta una relazione,  ricontattando tutte le strutture sanitarie interessate.

Si prevedono ancora tempi lunghi, nel frattempo i soldi non dovuti sono nelle casse dei privati che dal 2014 hanno ottenuto pure l’aumento del budget mentre i debiti regionali aumentano.

 

UNA MONTAGNA DI SOLDI

Si tratta di una vera montagna di soldi in ballo: circa 72mln di euro (in pratica l’intero disavanzo della sanità stimato per il 2018…) ma il peggio deve ancora venire.

In pratica la svogliatezza della Regione deve fare i conti con un problema che sembra irrisolvibile.

Per il periodo 2014 - 2017, bisogna avere indietro dalle cliniche 15,997 mln di euro (di cui accantonate a Fondo rischi 6,975 mln di euro); addirittura per il periodo 2013 e precedenti, bisogna recuperare  56,756 mln di euro, (di cui accantonate a Fondo rischi 29,761 mln di euro).

 

 

Che significa?

 Significa che dei  72,753 mln di euro di note di credito da ricevere 36,736 mln di euro, circa la metà, sono a "rischio" perchè difficilmente recuperabili.

 

 

ANCORA MELINE

Persino nell’ultima riunione di luglio la Regione ha chiesto più tempo perchè «sono in corso verifiche con le singole strutture con riferimento al periodo 2013 e precedenti, ritenendo che il risultato di tale approfondimento possa ridurre notevolmente l’entità del differenziale rilevato».

Nonostante la situazione tragica, l’ottimismo predomina ed è contagioso così anche il Tavolo di monitoraggio vede di buon occhio questa intenzione.

 

Ma non mancano ancora strigliate: sarebbe opportuno «presidiare maggiormente le proprie aziende su tale tematica», cioè maggiore controllo della filiera a partire dall’assessorato alla sanità a finire al singolo dirigente delle Asl.

Anzi, considerato il pasticcio, per il futuro, sarebbe opportuno correre ai ripari -consigliano i tecnici ministeriali- ed  «inserire negli schemi contrattuali per le prossime annualità, una clausola relativa alla sospensione temporanea dell’accreditamento in caso di mancata emissione delle note di credito».

Della serie prevenire è meglio che curare. Sarà fatto?

 

Ecco quanto ci costano certe “sviste”…..

 

a.b.