LE CARTE

Sanità virtuale, il bluff sta per finire: l’Abruzzo presto di nuovo commissariato

Potrebbero essere avviate le procedure per l’innalzamento delle tasse e ritolto  potere a giunta e consiglio

Redazione PdN

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Sanità. Paolucci esulta dopo il tavolo di monitoraggio ma il disavanzo aumenta


ABRUZZO. Non poteva durare per sempre ma è durato comunque tanto. Forse non abbastanza quanto qualcuno  sperava. Ora a ridosso della campagna elettorale sembrano arrivare al dunque molte delle questioni spinose della sanità che, per oltre quattro anni, sono state platealmente negate o semplicemente rinviate.

Sulla sanità il giudizio dei tecnici ministeriali  del Tavolo di monitoraggio sulla gestione D’Alfonso-Paolucci è impietosa su vari aspetti ma su uno è netto e categorico: la gestione deficitaria e l’enorme indebitamento progressivo e senza freni.

Si può dire di tutto, negare l’evidenza e inventarsi argomentazioni credibili ma alla fine quello che rimane sono i numeri dei bilanci (quelli tanto contestati dalla Corte dei Conti, pasticciati e aggrovigliati) e se si guardano i primi tre mesi del 2018 in proiezione si arriverebbe ad almeno 70mln di euro di debiti a fine 2018.

Lo scrivono i tecnici del ministero dell’Economia e della Sanità nell’ultimo verbale del Tavolo di monitoraggio del 26 luglio scorso, un controllo che è ancora obbligatorio per la Regione Abruzzo di fatto sotto tutela dopo l’uscita dal commissariamento nell’ottobre 2016.



Tra le altre cose i tecnici scrivono: «l'accertato verificarsi, in sede di verifica annuale, del mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, comporta, oltre all'applicazione delle misure previste dal comma 80 e ferme restando le misure eventualmente scattate ai sensi del comma 83, l'incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attivita' produttive e di 0,30 punti percentuali dell'addizionale all'IRPEF rispetto al livello delle aliquote vigenti, secondo le procedure previste dall'articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come da ultimo modificato dal comma 76 del presente articolo».

Numeri, leggi e commi che vogliono dire una cosa sola: l’aumento delle tasse (mai diminuite in verità) ed ritorno certo, forse certissimo, del commissariamento.

Il piano di rientro non è stato rispettato con il conseguente aumento dei debiti: troppe spese nonostante i tagli ed i sacrifici lacrime e sangue.

Un dramma per la regione ed una eredità pesantissima che lascia il più indisturbato governo di centrosinistra  che -come può vantare giustamente l’assessore Silvio Paolucci- non conta nemmeno una inchiesta giudiziaria sulla sanità a proprio carico.

Un vero record che fa invidia a tantissimi suoi predecessori al quale si aggiunge però il tracollo dei conti e delle procedure, spesso imposte, “originali”, rivisitate e anche questo contribuisce a dare un quadro generale della sanità dalfonsiana.


Non una sorpresa per i lettori di PrimaDaNoi.it che fin dai primi annunci trionfali dell’uscita dal commissariamento hanno potuto constatare in tempo reale come il vero pareggio di bilancio imposto dalla legge per l’Abruzzo non c’è mai stato.

Eppure questo non ha impedito alla politica amica  (più che ai tecnici) di premiare la sanità abruzzese dell’assesore Paolucci.

Fu chiaro da subito che il premio concesso fosse una benedizione, forse sulla fiducia e sulla amicizia rinsaldata dalla unità di partito dell’allora rampante Pd renziano, sta di fatto che poi i conti non sono migliorati.

Ed ora sarebbe più che singolare ritornare al commissariamento, dopo 4 anni di tiratine d’orecchie e di scappellotti continui e solo dopo l’uscita di scena del Pd dal governo.


Ad oggi rispetto alle previsioni la Regione sfora dopo i primi sei mesi del 2018 “solo” di 2,5mln di euro raggiungendo i 70mln di euro di disavanzo nella sanità mentre una gestione aderente al piano di rientro avrebbe dovuto garantire l’azzeramento dei debiti.


E c’è pure chi nel Pd guarda con una certa apprensione proprio alla sanità perchè qualche problema oggi potrebbe arrivare dal nuovo governo giallo-verde che potrebbe scoperchiare carte e verificare con maggiore attenzione le procedure seguite per “salvare” l’Abruzzo con l’uscita dal commissariamento ed il conferimento dei (quasi) pieni poteri alla giunta regionale con questi risultati.

In pratica si può dire che la fine del commissariamento (peraltro in capo a D’Alfonso) è stata la causa del forte indebitamento che fino ad allora, invece, sotto Chiodi era stato ridotto fino a sfiorare il pareggio. Fosse continuato si sarebbero avuti meno margini di manovra e di spesa...


Nel verbale non mancano note positive che tuttavia non riescono a riequilibrare gli addebiti mossi a fronte di una sanità che fa ancora acqua da tutte le parti e, secondo la percezione comune, è peggiorata nella sua qualità.

Per il resto nel verbale si riscontrano ancora inadempimenti pluriennali rimandati di volta in volta in alcuni casi anche di 3-4 anni e che non hanno creato nè conseguenze nè imbarazzi.

E molte verifiche, anche sul 2016, sono ancora in corso il che significa che non sono ancora escluse altre sorprese.