LA DATA E' TRATTA

Elezioni Abruzzo: si vota il 10 febbraio 2019 (forse)

Redazione PdN

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Elezioni Abruzzo: Lolli consegna a Corte d’Appello carte e indicazioni per data voto

Giovanni Lolli

 
ABRUZZO. La riserva è stata sciolta ed i serata è arrivata la data.
Il presidente Vicario Giovanni Lolli ha fissato al 10 febbraio 2019, la data per l'elezione del Presidente della giunta e per il rinnovo del consiglio regionale. La decisione è stata sancita d'intesa con la Presidente della corte d'Appello dell'Aquila, Fabrizia Francabandera, e sentito il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio.
Domani Lolli firmerà il decreto di fissazione della data delle elezioni con la conseguente convocazione dei comizi elettorali.
Deluse le aspettative di chi pretendeva di votare entro dicembre e comunque al più presto possibile.

Forza Italia ha già annunciato (come promesso) ricorso al tar per cui la battaglia sulla data delle elezioni continua…


 «È una data inaccettabile, intollerabile, inopportuna: faremo ricorso al Tar», ha spiegato il presidente della commissione di vigilanza, Mauro Febbo.
 
Il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri, invece dice di aver già chiamato i suoi legali per impugnare dinanzi al Tar «la folle scelta della giunta regionale», «ritengo tale decisione non condivisibile, non corretta, contraria al bene dell’Abruzzo e che determinerà un evidente sperpero di denaro pubblico».
  
A tale proposito Forza Italia ha annunciato, a partire dalla scadenza dei 90 giorni dallo scioglimento dell’assise determinata dalle dimissioni dell’ormai ex Presidente D’Alfonso, ovvero dal 22 novembre, sino al ritorno alle urne, di restituire i soldi delle indennità.
 
 
 

«E’ inaccettabile la scelta del PD di tornare alle urne nel 2019, a un anno dall'incompatibilità e a sei mesi dalle dimissioni del Presidente D’Alfonso. Lo statuto e le leggi regionali in combinato disposto prevedono che, in caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, il ritorno al voto debba essere garantito entro tre mesi dalle dimissioni del Presidente della Giunta regionale. Il PD ha, come al solito, "stirato" le leggi al solo fine di allontanare quanto più possibile la sicura debacle che li attende alle urne. Attendiamo la pubblicazione del decreto, sarà interessante capire le motivazioni che hanno ispirato i decisori su tale scelta e anticipiamo che valuteremo insieme ai nostri legali se siano stati rispettati tutti i dettami normativi».

Il M5S era intervenuto a più riprese sul tema della data del voto, spiegando che una scelta che avrebbe posticipato di troppo la data di ritorno alle urne avrebbe aperto diversi fronti di crisi, sia a livello amministrativo che relativamente alle scelte programmatiche e strategiche per la nostra regione.

«Una decisione che espone a un pericolo enorme l’economia della nostra regione. La legge, infatti, stabilisce che possano essere approvati solo atti “indifferibili” e “urgenti”. Il bilancio è certamente un atto indifferibile ma solo relativamente alla parte ordinaria, vale a dire l’approvazione di quella parte di bilancio che riguarda le spese correnti o quelle obbligatorie. A nostro avviso, non sarà possibile approvare nessuna misura straordinaria, penso ad esempio al settore della cultura o a interventi sulle società partecipate, che vede proprio nella sessione di bilancio l'approvazione di provvedimenti attraverso progetti di legge o emendamenti. Una sciagura per la già delicata situazione che vive Regione Abruzzo in tema di bilanci, per cui vale la pena ricordare che l’ultimo bilancio parificato dalla Corte dei Conti risale al 2012. “Il PD è il malato terminale di questa regione».


 
 LOLLI: «ESAMINATI TUTTI I PARERI E DECISO PRIMA DATA DI BUON SENSO»  
«Ci siamo mossi velocemente nel rispetto delle regole e per garantire la partecipazione di cittadini e candidati. Abbiamo esaminato i pareri dell'ufficio legislativo del Consiglio regionale, quello dell'avvocatura regionale e anche quelli, di diverso orientamento, delle forze di opposizione. La prima data utile è stata il 10 febbraio prossimo».
Ha spiegato così alla agenzia Ansa, il presidente reggente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli (Pd), che ha raccolto il testimone dopo le dimissioni del senatore del Pd Luciano D'Alfonso.
«La proposta di votare il 10 febbraio è stata formulata dal sottoscritto dopo averla concordata con il presidente della Corte d'Appello dell' Aquila, la dottoressa Fabrizia Francabandera, che ringrazio molto per il contributo decisivo, e sentito il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio. Abbiamo valutato - continua - che se compresso il termine di 120 giorni dalla pubblicazione del decreto di scioglimento del consiglio regionale del 22 agosto scorso, per assicurare il cosiddetto diritto di elettorato passivo, cioè la possibilità di candidatura, prevalentemente a sindaci e funzionari pubblici, avrebbe potuto causare molti ricorsi finalizzati ad invalidare le elezioni, quindi ci siamo attenuti a quel termine con la conseguenza che la prima data utile è risultata il 23 dicembre».

Lolli spiega poi che «considerando che per le festività natalizie e di fine anno, non si sarebbe potuto votare né in quel giorno, né nelle due settimane successive, siamo arrivati al 13 gennaio. Qui ho accolto il riferimento previsto dalle norme di poter 'effettuare la propaganda elettorale', il periodo che la legge individua nei 30 giorni precedenti la data del voto per dare modo ai cittadini di farsi pienamente una idea delle proposte in campo, ma anche ai candidati di organizzare riunioni e comizi: un obiettivo che non sarebbe stato possibile raggiungere se la campagna elettorale si fosse svolta durante le festività».
In tal senso l'ex sottosegretario allo sport sottolinea che «non a caso, nella storia Repubblica non si è mai votato nel mese di gennaio. Tra l'altro, questo avrebbe comportato grossi problemi per il funzionamento degli uffici pubblici preposti alla organizzazione e al controllo delle elezioni. Tutto ciò considerato, la prima data utile possibile è risultata quella del 10 febbraio. Faccio notare infine che la decisione è stata adottata in un tempo breve essendo le consultazioni cominciate nel mese di settembre, impossibilitati a farle ad agosto per il periodo di ferie, e tenendo solo conto di dati oggettivi senza che nessuna considerazione di ordine politico potesse influenzare la scelta della data».