COLLEGIO SBAGLIATO

Elezioni Abruzzo, estromesso il Collegio che doveva decidere la data

Professori e tecnici «super partes»  lanciano la bordata. Bracco: «errore imperdonabile»

Redazione PdN

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Consiglio regionale

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ABRUZZO. Gli abruzzesi quando andranno a votare? Nella giornata di oggi si dovrebbe sciogliere il rebus. Al momento sono due le date sul tavolo: i 90 giorni dalle dimissioni dell'ex governatore Luciano D'Alfonso, che ha optato per il Senato, consentirebbero di votare il 10 novembre ma i 120 giorni dal decreto di scioglimento del Consiglio regionale potrebbero far slittare la data al 19 dicembre, e dunque alla prima domenica utile che è quella del 23 dicembre.

Spoglio il giorno della Vigilia di Natale e festeggiamenti con pandoro e panettoni per i vincitori?

Il responso, come detto, dovrebbe arrivare in giornata dopo che il vice presidente della giunta Giovanni Lolli, come annunciato nei giorni scorsi, chiamerà il giudice Fabrizia Francabandera, presidente della Corte d'Appello, che fornirà la data.

In queste ore, però, emerge un fatto eclatante: l'organo principale deputato ad essere investito di ogni questione inerente la legge elettorale (e dunque anche quella riguardante la fissazione della data delle prossime elezioni regionali) è stato bellamente ignorato.

Si tratta del Collegio regionale di Garanzia Statutaria.

Il presidente Giampiero Di Plinio e i consiglieri Romano Orru' e Pasquale Minunni hanno ribadito in una lettera inviata ieri a tutti i consiglieri regionali che la loro estromissione deve essere ritenuta un errore.

Un errore grave di cui nessuno si è accorto che siano tecnici regionali o opposizioni politiche.

 

 

COS’E’ IL COLLEGIO  

Il Collegio per le garanzie statutarie, così come prevede la legge regionale 42/2007, è un organo direttamente deputato dagli articoli 79 e 80 dello Statuto della Regione Abruzzo a dare risposte di rango tecnico-scientifico alle questioni controverse di interpretazione dello Statuto e di legittimità statutaria (e, per via interposta, costituzionale) dell'azione regionale.

 

Nel 2016 la sua nuova costituzione con l’elezione all'unanimità del suo presidente, Giampiero Di Plinio, professore ordinario alla D’Annunzio alla Facoltà di Scienze Giuridiche di Diritto Pubblico, e il suo vice Romano Orrù, professore di Diritto pubblico comparato all’Università di Teramo.

 Oggi i due, insieme al collega Minunni,  ribadiscono in una email inviata al presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio e ai consiglieri regionali l’errore fatto.

Una segnalazione fatta «come studiosi e cultori di diritto costituzionali prima ancora che nella veste del componenti del collegio».

I tre rilevano che «è al Collegio che lo Statuto, la legge regionale e la giurisprudenza costituzionale attribuiscono il ruolo di organismo di garanzia dello Statuto stesso configurando il Collegio, e solo il Collegio, come organo autenticamente imparziale e indipendente, oltre che dotato di totale autonomia tecnico-scientifica».

 

E poi vanno avanti, con la contestazione più forte: «l'omissione della consultazione, specie in presenza di contrastanti posizioni delle forze politiche regionali e di differenti richieste di parere, evidenzia un vulnus ai valori costituzionali racchiusi nello Statuto regionale e nella sua legislazione attuativa che testimonia purtroppo, anche nella nostra regione, la frattura tra modello e realtà, tra low in the book and law in action».

 

CHI DOVEVA ATTIVARSI?

L'articolo 3, comma 1, sancisce che il Collegio per le garanzie statutarie 'su richiesta del Presidente della Giunta, del Presidente del Consiglio regionale, del Consiglio regionale, delle Commissioni Consiliari, di 1/5 dei Consiglieri e della Giunta regionale, esprime parere sull'interpretazione dello Statuto nei conflitti tra gli organi della Regione'.

Ma nessuno li ha interpellati.

«I sei attori istituzionali che avrebbero potuto promuovere il coinvolgimento del Collegio presieduto da Giampiero Di Plinio non si sono purtroppo attivati e di conseguenza un organo di estrema rilevanza come il Collegio stesso è rimasto sulla sponda del fiume ad attendere un esito nell'ambito del quale avrebbe potuto, in maniera incisiva e autorevole, dire la propria», denuncia il consigliere regionale di Sinistra Italiana, Leandro Bracco.

«E’ stato un errore imperdonabile», chiude Bracco.

 

Alessandra Lotti