SEMANTICA STRADALE

A24 e A25, la viabilità è sicura (senza terremoto)

La preoccupazione del sindaco di Cerchio dopo una risposta di Strada dei parchi

Redazione PdN

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A24 e A25, la viabilità è sicura (senza terremoto)

ABRUZZO. «L'autostrada è sicura, ma ha la necessità di essere adeguata dal punto di vista sismico». Lo ripete da ore Strada dei Parchi sulla propria pagina Facebook dopo che qualche giorno fa il gestore dei tratti A24 e A25 aveva scritto in un post: « l’autostrada è sicura, altrimenti non sarebbero aperte al transito».

 

Apriti cielo: gli utenti hanno fatto notare che anche il ponte Morandi di Genova era aperto al transito, prima del crollo, e il paragone ha fatto subito balzare agli occhi come la comunicazione non abbia proprio colto nel segno.

Se non altro il messaggio della società della famiglia Toto faceva leva sulla autorevolezza dello Stato nel verificare e stabilire tempestivamente quando una infrastruttura  è sicura.

Comunicazione troppo “impegnativa” dopo il crollo del ponte di Genova e dopo che il Ministero della infrastrutture, in uno slancio di sincera trasparenza, ha ammesso di non essere in grado di effettuare controlli sulle concessionarie autostradali (e nello specifico proprio su quelle abruzzesi).

 Dunque consiglio per il futuro: evitare di far leva su fede e fiducia ma fornire carte e prove.

 

Comunque sarà un caso ma proprio dopo i fatti di Genova, a livello comunicativo, si è visto un cambio netto da parte di Strada dei Parchi. Prima del tragico evento di agosto (e dopo il terremoto di agosto 2016) la società puntava tutto sulla insicurezza della viabilità con l’ad Ramadori in testa che chiedeva «con urgenza» lo sblocco dei 57 milioni e 736 mila euro per gli interventi di messa in sicurezza sismica dei viadotti (che non è l’adeguamento sismico).

Una urgenza divenuta «improcrastinabile dall'allarme scattato dopo i terremoti del centro Italia, seguito a quello dell'Aquila del 2009».

«In assenza di urgenti istruzioni in merito, Strada dei Parchi si troverebbe nell'incapacità di dare piena esecuzione ai lavori, declinando fin d'ora ogni responsabilità», aveva detto ancora Ramadori.

Su questa scia "comunicativa" era stato inserito il progetto da 7 miliardi di euro per raddrizzare l'autostrada e tagliare fuori tutti i viadotti sostituendoli con lunghissime (e costose) gallerie. Progetto poi caduto in seguito alle proteste sull'impatto ambientale.

Adesso si tende più a rassicurare, a ripetere che «l’autostrada è sicura», lanciando un messaggio troppo rassicurante rispetto alla realtà.

Se una infrastruttura è "sicura" vuol dire che è sicura sempre: se una scuola è “sicura” ma con un terremoto medio-forte crolla allora tanto sicura non si può dire.

Stesso discorso per i viadotti dell’autostrada: sicuri sì (nel senso che non crollano da soli) ma con un terremoto (non sappiamo quanto forte) potrebbero essere gravemente danneggiati.

  

E qualche giorno fa la conferma l’ha avuta anche il sindaco di Cerchio Gianfranco Tedeschi che aveva chiesto di conoscere la certificazione sismica dei ponti e degli attraversamenti autostradali ricadenti nel territorio comunale di sua competenza.

La risposta è stata duplice sul viadotto di Cerchio: «gli ammaloramenti superficiali sebbene visivamente impattanti non ne pregiudicano la sicurezza statica».

Si è però anche detto che  il viadotto, che tra il 2012 e il 2015 fu oggetto di importanti lavori di rinforzo sulle pile «risulta inadeguata all’opera di resistere all’azione sismica» (indice di rischio sismico di 0,81).

 

Dunque la storia è sempre la stessa: sicurezza in condizioni normali (non verrà giù da solo come il ponte Morandi) ma pericolo in caso di sisma.

Sconcertato il sindaco Tedeschi («è quantomeno preoccupante») che ha scritto al ministro delle Infrastrutture Toninelli per chiedere un intervento immediato sul tutto il tratto autostradale.

Strada dei Parchi, sempre via Facebook ribadisce agli automobilisti (che dopo la tragedia ligure sembrano più attivi nel chiedere chiarimenti) quando l’autostrada è stata pensata e costruita non c'era un emergenza sismica.

 

«Dopo il 2009 le cose sono cambiate completamente».

E quindi il ritornello viene ripetuto: «l'autostrada è sicura, ma ha la necessità di essere adeguata dal punto di vista sismico. Un lavoro immane che deve essere realizzato prima possibile secondo noi. Stiamo parlando di un'attività di prevenzione del rischio, che oggi è urgente per le cose che le abbiamo appena ricordato»

E a chi chiede se sia sicuro passare da lì o sia meglio preferire strade alternative  è sempre Strada dei Parchi a rispondere: «in quel maledetto aprile del 2009 l'unica arteria rimasta aperta tanto da consentire ai soccorsi di arrivare all'Aquila fu l'A24/A25. Quindi, faccia un po' lei».

 

 

«QUESTA AUTOSTRADA E’ UN CASO UNICO»  

Resta il nodo dei soldi per finanziare i lavori urgenti: per gestire l’autostrada SDP paga un prezzo di concessione pari a 54 milioni l'anno.

La società ha chiesto allo Stato, di utilizzare quei fondi per la messa in sicurezza urgente.

Ma c'è voluto un pronunciamento del Tar per dare il via libera ai lavori.

Ora secondo le convenzioni i lavori dovrebbero essere il frutto delle concessioni.

«Noi sosteniamo che così facendo avremo un canone fuori controllo, che finirebbe per ridurre ancor di più il traffico. Da qui la proposta di contenere il canone con un intervento diretto dello Stato, che ricordiamo ancora, incamerare a vario titolo 57 centesimi per ogni euro di pedaggio di A24 e A25. Per le altre autostrade la media è di circa 30 centesimi. Questa "anomalia" unita al fatto che dal 2009 quest'area è diventata la più "ballerina" fa di queste autostrade un caso unico. Contenere i costi del pedaggio è un nostro obiettivo, proprio per evitare le cose che lei dice» .

 

Sul contenimento dei costi i sindaci abruzzesi sono scesi in strada, anche ultimamente, arrivando a chiedere lo stop ai lavori fino a quando i lavori non saranno terminati.

 La richiesta che ha preso un nuovo slancio nei giorni scorsi  dopo che il Forum Acqua ha scoperto che il Ministero non ha mai vigilato sul rispetto della concessione e che dunque lo Stato non abbia mai verificato se il gestore abbia fatto tutto quello che si era impegnato a fare (lavori, manutenzione, costo dei pedaggi…)

 

«Faremo un lavoro che non è mai stato fatto con una precisa mappatura dello stato dell'arte. Stiamo già creando una squadra di tecnici che non c'era», ha annunciato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. «Duecentocinquanta dovevano essere gli addetti quando si decise di costruire un’agenzia (per i controlli, ndr); ce ne sono solo cento di cui la metà sono amministrativi», ha rivelato il ministro ribadendo poi l'intenzione di rinegoziare le convenzioni «con tutti i concessionari».