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Appalto Palazzo Centi: archiviata inchiesta per D’Alfonso, Ruffini e altri 12

Per il pm mancano elementi. E gip conferma: no al processo

Redazione PdN

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D’Alfonso: «Fino alla convalida rimango presidente»

L’AQUILA. Gongola. Il senatore D’Alfonso gongola dopo l’archiviazione dell’inchiesta su palazzo Centi a L’Aquila.

 Archiviazione che arriva a poche settimane da quell’altra, sulla vendita di un fondaco a Penne. In quel caso il D’Alfonso presidente (e pure l’ex sindaco Rocco D’Alfonso, nel suo staff), era accusato di istigazione alla corruzione, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e abuso d'ufficio.

Ma il caso non arriverà mai al dibattimento.

Così come l’inchiesta su Palazzo Centi. Un finale per nulla arrivato all’improvviso ma che avevamo già ipotizzato a marzo scorso.  

 

Così finiscono le “grandi inchieste” che tengono banco per anni, allarmano  e impegnano e poi si sgonfiano dopo centinaia di ore di lavoro.

 «Mancano elementi per sostenere l'accusa in un processo», ha scritto il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell'Aquila, Mario Cervellino che, su richiesta del pm Fabio Picuti, ha mandato in archivio l'inchiesta su presunti favoritismi nell'appalto di circa 13 milioni di euro per il restauro della sede della Giunta regionale nel centro storico dell'Aquila, seriamente danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009.

 

«Per quanto riguarda D'Alfonso e Ruffini», si legge nel decreto di archiviazione del gip, «va segnalata l'assenza di condotte rilevanti con riferimento alla gara d'appalto. Dal contenuto delle telefonate intercettate emergono attività lecite integranti l'esercizio dell'attività amministrativa e doverosa sorveglianza mancando in modo assoluto pressioni illecite. Non sono emersi contatti tra i due indagati e le imprese partecipanti alla gara nonché i progettisti dell'opera. Le telefonate oggetto di captazione non forniscono prova di attività criminosa».

 Dunque una mazzata senza precedenti per la procura de L’Aquila ad opera del gip che si trova d’accordo con il pm Picuti, incaricato dal procuratore capo di ereditare il lavoro avviato e portato avanti dal pm Antonietta Picardi, trasferita dal settembre 2017 presso la Procura generale della Cassazione, e dai carabinieri del Noe.

Una visione discordante che è costata soldi e tempo, decine di uomini impegnati in un lavoro durato oltre due anni che lascia in eredità 11 filoni quasi tutti chiusi dopo le verifiche perchè non sarebbe emerso nulla.

 

  

D’ALFONSO E RUFFINI

Le indagini che hanno coinvolto 14 persone in testa il senatore del Pd Luciano D'Alfonso, fino al 10 agosto scorso presidente della Regione Abruzzo, hanno riguardato il principale filone della maxi inchiesta, arrivata a 11 fascicoli ed una quarantina di indagati, su presunte mazzette negli appalti della Regione, partita nel 2015 da parte della Procura della Repubblica dell'Aquila. Scagionati oltre a D'Alfonso, l'ex capo della segreteria del governatore Claudio Ruffini, dimessosi dall'incarico dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, e funzionari regionali, imprenditori e professionisti.

D’Alfonso in conferenza stampa qualche mese fa parlando di questa inchiesta contestò anche il lavoro fatto da una agenzia di stampa che avrebbe prodotto «disinformazione a tarda sera» rilanciando notizie sulle sue indagini perchè pubblicando notizie queste potevano ritornare utili a chi «indagava, per ingrossare il proprio dossier professionale in vista delle promozioni di maggio e giugno».

 «Io ho sempre continuato a lavorare con tranquillità realizzativa, anche dopo aver conosciuto le esigenze di accertamento della Procura», disse qualche mese fa, quando l’archiviazione sembrava prossima  «senza dare mai spazio agli sballottamenti tipici dell’emotività e della paura, poiché convinto della liceità del mio operato, sempre orientato all’esclusivo interesse pubblico anche quando l’azione amministrativa si presentava difficile, complessa e bisognevole di coraggio».

 

PER POMPA E MARCANTONIO SI VA AVANTI

Per i due tecnici, Alessandro Pompa e Gianluca Marcantonio, quest'ultimo fedelissimo di D'Alfonso, che lo ha pubblicamente sponsorizzato nella nomina come componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, resta in piedi l'accusa di turbativa d'asta per la quale il pm stato chiesto il rinvio a giudizio e per il quale il Gup fissare la data del processo.

«Per quanto riguarda D'Alfonso e Ruffini», si legge nel decreto di archiviazione del gip, «va segnalata l'assenza di condotte rilevanti con riferimento alla gara d'appalto. Dal contenuto delle telefonate intercettate emergono attività lecite integranti l'esercizio dell'attività amministrativa e doverosa sorveglianza mancando in modo assoluto pressioni illecite. Non sono emersi contatti tra i due indagati e le imprese partecipanti alla gara nonché i progettisti dell'opera. Le telefonate oggetto di captazione non forniscono prova di attività criminosa».

 

Il pm Antonietta Picardi, nel dispositivo scrisse che i «Carabinieri hanno riferito elementi che fanno ritenere altamente probabile che i verbali redatti dalla Commissione tecnica siano viziati da false attestazioni su diversi aspetti e che, inoltre, la stessa graduatoria sia stata 'modificata' dopo il termine effettivo di conclusione dei lavori della Commissione stessa».

Sempre nel dispositivo di sequestro si segnalavano pressioni su ditte concorrenti «manifestando forti 'entrature' nell'ente Regione Abruzzo al fine di condizionare la composizione della commissione tecnica, con conseguente 'raccomandazione' verso commissari ritenuti compiacenti».

 
 

I LAVORI

La gara comunitaria che metteva al bando circa 13 milioni di euro è stata vinta dalla Edil Costruzioni Generali di Venafro (Isernia) con un ribasso del 35%, impresa non coinvolta nell'inchiesta.

I lavori sono stati sbloccati dopo che la Procura ha riconsegnato la documentazione sequestrata e dopo il pronunciamento della giustizia amministrativa che ha bocciato il ricorso presentato presentato dall'impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl.

A marzo è stato firmato il contratto tra la Regione, stazione appaltante, e l'impresa molisana.