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Banca Popolare di Bari, clienti in allarme: «azioni scese sotto ai 3 euro»

La banca posticipa a dicembre la trasformazione in spa  

Redazione PdN

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Banca Popolare di Bari, clienti in allarme: «azioni scese sotto ai 3 euro»

 

ABRUZZO. C’è allarme, da mesi ormai, tra gli azionisti della Banca Popolare di Bari che nel 2014 ha acquisito quello che rimaneva delle banche abruzzesi liquidate, Tercas e Caripe.

Il prezzo minimo di acquisto dell’azione, quotata sul mercato Hi-Mtf, è sceso ad euro 2,38 dunque ben sotto la soglia di 5 euro del valore nominale indicato nell’ultimo bilancio della banca.

Dai forum e pagine Facebook dove gli azionisti parlano e si confrontano emerge il terrore di perdere tutto.

Se è vero che sui social si parla molto e si diffonde un clima di incertezza, dall’altro è sempre più difficile trovare notizie certe e attendibili. Sui “giornaloni” la notizia non è stata ancora approfondita a dovere ed in molti sospettano che non ci sia molta voglia di farlo per evitare di scoperchiare pentoloni.

La popolare di bari del resto si è aggiudicata la gara per l’acquisto delle banche abruzzesi con l’ambizioso obiettivo di rilanciarle e “salvarle”. Fino ad ora il rilancio non si è visto mentre le banche locali e la loro storica identità si è dissolta con l’annessione.

Troppo poco per far felici clienti, azionisti e dipendenti che sono pure stati costretti a trasferimenti stile aut aut.

 

E in questo clima volano ipotesi e sensazioni.

«Se entrerà un nuovo azionista azzererà pressochè certamente i nostri fondi e noi non avremo più niente», ipotizzano alcuni preoccupati.

«Se non viene lanciato l’aumento di capitale la Banca fallisce, poi se non viene approvata l’ordine del giorno di cambio in spa a dicembre la Banca non può esercitare più l’attività e quindi fallisce. Se approviamo la spa la Banca si apre a nuovi capitali ma noi rischiamo di essere comunque buttati fuori anche se la Banca si salvasse (vedi banche venete)».

 «Anche stavolta è inutile farsi illusioni: nemmeno a 2,38 ci saranno compratori per gli svariati milioni di pezzi che gli azionisti vorrebbero vendere», denuncia l’Aduc.

 

«Anche per i bond era stato fissato un prezzo di partenza al di fuori dalla logica di 96,49, a cui molti clienti hanno inserito le proposte di vendita ipotizzando di poter spuntare quel valore», segnala ancora l’Aduc. «I pochi obbligazionisti realmente informati hanno invece potuto vendere nel corso delle prime settimane di scambi a 82, a 85 ed anche a 87, mentre ora il prezzo è inferiore a 70 dopo essersi avvicinato moltissimo, a metà agosto, a quota 60».

 

Intanto l’istituto di credito ha comunicato la situazione patrimoniale e finanziaria al 30.06.18.

Il risultato consolidato del semestre evidenzia una perdita di 100,9 milioni di euro (115,6 milioni considerando l’effetto delle imposte) a seguito della decisione del Consiglio di Amministrazione di azzerare gli avviamenti in capo alla Banca Popolare di Bari, pari a 75,2 milioni.

La perdita deriva anche dalle rettifiche su crediti che si attestano a 64,9 milioni di euro.

La rettifica significa che alcuni crediti, a seguito del peggioramento della condizione dei debitori, sono stati passati da poste attive a crediti deteriorati o comunque di dubbia recuperabilità.

 

LA TRASFORMAZIONE IN SPA

La banca ha inoltre comunicato che entro dicembre darà seguito alla trasformazione in S.p.A. e che ha avviato – con il supporto di una società di consulenza esterna – il progetto per lo sviluppo del Piano Industriale 2018/2022.

Poi entro ottobre ci sarà una nuova cartolarizzazione, con la cessione di un portafoglio di crediti deteriorati per circa 800 milioni di euro.

La banca ha anche comunicato che i dati consolidati evidenziano una raccolta totale pari a 14,53 miliardi di euro. Gli impieghi netti a clientela risultano pari a 8,56 miliardi di euro.

 

Rimane solida e stabile la posizione di liquidità, con i due indicatori LCR e NSFR attestati rispettivamente al 122% (in luglio il valore è salito al 160% grazie al perfezionamento di un’operazione di cartolarizzazione di mutui residenziali) ed al 126% (limite regolamentare 100%), con un buffer di liquidità superiore a 1,8 miliardi di euro, in ulteriore crescita a oltre 2 miliardi a luglio sempre per effetto dell'operazione di cartolarizzazione.

L’istituto di credito ha fatto sapere anche che intende procedere ad un aumento di capitale fra i 250 ed i 350 milioni di euro, attraverso l’ingresso di investitori istituzionali che sottoscriverebbero questa somma, acquisendo peraltro una partecipazione significativa se unita alla trasformazione in S.p.A. (poiché non ci sarà più il voto capitario, ma il voto per numero di azioni detenute).

«I dati comunicati dalla Banca», commenta Adusbef, «dicono che la banca, nonostante la perdita, ha dei coefficienti patrimoniali superiori ai minimi richiesti dalle Autorità di controllo e con l’aumento di capitale collegato alla trasformazione (a mezzo di investitori istituzionali invogliati ad acquisire una partecipazione significativa), di certo vi sarebbe un rafforzamento patrimoniale rilevante. Tuttavia, gli azionisti pagano un conto salatissimo».

 

Davanti a questa situazione, che oggi vede gli azionisti pagare sulla propria pelle, a caro prezzo, la svalutazione e l’illiquidità delle azioni, il Comitato va avanti con chi vorrà rivendicare in sede giudiziale e stragiudiziale i propri diritti, dinanzi alla Magistratura ed alle Autorità di Vigilanza, per consentire agli azionisti di recuperare le somme investite.

Sulla vicenda c’è bisogno di maggiore attenzione ed uno sguardo più attento da parte di tutti gli attori, compresi i sindacati e la politica locale.