DIETRO LE SBARRE

Carcere Teramo e Sulmona, ecco come vivono (male) i detenuti

Report del Garante nazione dei detenuti

Redazione PdN

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Carcere Teramo e Sulmona, ecco come vivono (male) i detenuti

ABRUZZO. Carceri d’Abruzzo malandati e con necessità di correre ai ripari. E’ impietoso il giudizio del Garante nazionale che esattamente un anno fa ha visitato il Carcere di Sulmona, quello di Teramo, l’unità operativa che si trova nell’ospedale di L’Aquila e pure quello nell’ospedale di Sulmona.

A Teramo, zona sismica, non ci sono vie di fuga sicure in caso di terremoto. Lo stesso carcere è ‘isolato’ e raggiungibile solo in macchina. E lì, come a Sulmona, sono evidenti problemi di sovraffollamento, mancanza di spazi adeguati, in alcuni casi pure luce ed attività di intrattenimento. I corsi scolastici? Pochi e poco frequentati. I carcerati non conoscono i propri diritti: le strutture non mettono loro a disposizione nemmeno i documenti necessari. Perchè? Perchè manca la carta per stampare, dicono.


La relazione è stata resa noto solo qualche settimana fa.

Prima ancora di poter ‘ammirare’ tutte le criticità delle case circondariali e cominciare a lavorare, la delegazione ha dovuto constatare «in più occasioni»  che i loro interlocutori non sapessero manco chi fosse il Garante dei detenuti (sarà anche perchè manca quello regionale, che da anni non si riesce a nominare?). Difficile da credere ma, si legge proprio così nel rapporto, in molti non ne sapevano nemmeno l'esistenza e questo ha creato alcuni problemi.  «Il difetto è stato riscontrato uniformemente nelle strutture visitate, si tratta di un dato preoccupante», si legge nella relazione.


Questo ha causato difficoltà nello svolgimento delle attività di monitoraggio, soprattutto nel primo momento.


Nel carcere di Teramo, ad esempio, all'inizio c'è stato il diniego alla visione dei registri dell'area sanitaria da parte del responsabile del presidio carcerario, Franco Paolini. Poi, si legge sempre nel rapporto, il problema è stato superato.


LA POSIZIONE

Il carcere teramano di Castrogno, 5 piani in totale, viene descritto, in pratica, come una cattedrale nel deserto.

Al momento della visita era stato segnalato un indice di sovraffollamento pari al 129,32% con 322 ospiti per i 255 posti disponibili. Ma non è solo questo il problema.

Si contesta la sostanziale inaccessibilità con mezzi pubblici di trasporto: tre chilometri dalla prima fermata di autobus utile, lo stabile si raggiunge da una strada extraurbana collinare sprovvista di illuminazione e marciapiedi.

Si contesta quindi l'isolamento logistico che colpisce i familiari delle persone detenute.  «Nessun può raggiungere la struttura se non ha un mezzo privato. Gli autobus sono stati eliminati a causa della riduzione dei fondi destinati al trasporto pubblico».

Il Garante ha chiesto proprio al presidente della Regione Abruzzo di provvedere con urgenza al finanziamento. Nell’ultimo anno è stato fatto qualche passo in avanti?


PROBLEMI DI LUCE

Tra i problemi più sentiti dai detenuti quello della schermatura delle finestre delle camere e degli ambienti comuni che riduce sensibilmente il passaggio di luce naturale, aria e la dimensione della vista esterna.

Un problema comune al carcere di Teramo e a quello di Sulmona.

Ma questo non crea solo disagi ai detenuti ma è anche in contrasto con il regolamento di esecuzione dell'ordinamento Penitenziario che stabilisce proprio che le finestre delle camere debbano consentire il passaggio di luce e aria a sufficienza.


I BAGNI E LE DOCCE

Le camere di pernottamento sono generalmente senza docce e acqua calda ad eccezione della sezione isolamento nel reparto femminile di Teramo e del reparto collaboratori di giustizia a Sulmona.

A Teramo nel reparto femminile l'accesso alle docce è consentito solo dalle 8:30 alle 11:30 e dalle 14:00 alle 15:30, lo stesso orario che coincide con il  passeggio all'aria aperta.

Dunque le detenute devono scegliere: o si lavano o passeggiano. Oppure si lavano in fretta (file permettendo) e prendono aria velocemente.

Le condizioni igieniche delle docce sono state definite «compromesse» e viene segnalata la necessità di «interventi di ristrutturazione e di manutenzione».

Sempre a Teramo, nella seconda sezione del circuito ‘alta sicurezza’, dove ci sono gli esponenti della criminalità organizzata (As3), nella zona docce sono trovate tracce di umidità sulle pareti. Stessi problemi anche nel reparto detentivo annesso all’ infermeria del carcere di Sulmona. «Il locale è in gravi condizioni di degrado, si segnala presenza di muffa sulle pareti, assenza totale di aerazione per mancanza di finestre, elementi elettrici scoperti, ruggine sul termosifone, attivazione del miscelatore dall'esterno».

Va decisamente meglio nel reparto dei collaboratori di giustizia dell'Istituto di Sulmona che si trova in un edificio separato dal corpo principale: 15 stanze per due persone, tutte con bagno separato e doccia interna con acqua calda.

IL TERREMOTO

Per quanto riguarda il carcere di Teramo la commissione ha valutato anche i rischi connessi ai recenti fenomeni sismici.  E c’è poco da stare tranquilli: «la struttura costruita in una zona sismica è priva di strumenti ed attrezzature necessarie ad affrontare i fenomeni, a partire da via di fuga immediata e luoghi di permanenza all'interno che siano in sicurezza».


GLI SPAZI ANGUSTI

Il dato problematico dell'affollamento è evidente anche nelle stanze: nel carcere di Sulmona le stanze predisposte come singole sono arredate con letti a castello anche nel caso in cui siano occupate da una sola persona. L'ingombro del letto superiore, inutile, è un disagio per i movimenti e per il passaggio dell'aria e della luce. Il garante ha chiesto che i letti superiori inutilizzati vengano eliminati.  Sull’eventualità di ospitare un'altra persona nella stanza originariamente predisposta come singola «sia valutata tenendo in primaria considerazione i parametri di vivibilità dello spazio vitale delineati dalle pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo».


I COLLOQUI

Sugli spazi destinati ai colloqui l'attenzione del Garante nazionale si è soffermata sui reparti femminili e quello dell'alta sicurezza che determina assegnazione distanti dal luogo di residenza della famiglia.

Per quanto riguarda la sezione femminile di Teramo è stata valutata la completa inadeguatezza, con l’ area verde utilizzabile solo con il bel tempo, appena 7 gazebo con panche e tavoli di legno e nessuno gioco per l'intrattenimento dei bambini. La sala colloqui al chiuso è composta da 6 tavolini: «la vicinanza dei tavoli risulta incompatibile con qualsiasi esigenza di minima riservatezza». Poi non ci sono sale d'attesa per i bambini nei locali per i colloqui a loro destinati.

Fa eccezione la sezione a custodia attenuata con trattamento avanzato, destinato alle madri con bambini sotto i 3 anni, di fatto inutilizzata da molto tempo. Ironia della sorte, questa «è comunque ben strutturata, provvista di 4 stanze con il bagno in camera, spazi comuni come la cucina, la sala da pranzo e una ludoteca ben fornita».


A Sulmona per i colloqui con i familiari dei detenuti dei reparti dell'alta sicurezza ci sono tre sale con 6 postazioni attrezzate ad accogliere tre familiari per volta. Sono previste nuove aperture anche per i bambini.  «Al momento», si segnala nella relazione, «non ci sono in istituto spazi organizzati per incontri con i minori solo una sala d'attesa decorata con colori è provvista di qualche gioco».


COSA FANNO I DETENUTI

Nel carcere di Teramo oltre alle criticità strutturali e al tasso di affollamento emerge anche la scarsità dell'offerta per le detenute (al momento della visita c'erano 45 persone rispetto alle 20 stabilite): «non ci sono attività comuni a parte  un corso di cucito e uno di auto aiuto per le persone con patologie da dipendenza organizzati per un solo giorno a settimana. Non ci sono corsi di formazione al lavoro e corsi di scuola superiore, attività sportiva di alcun genere. I televisori fanno vedere soltanto i tre canali della Rai e tre Mediaset ed uno musicale: anche le opportunità di intrattenimento individuale sono  sensibilmente ridotte».

A Sulmona, invece, ci sono  tre laboratori di lavorazione artigianali, di calzoleria, di falegnameria «ben organizzati».

Ma anche qui non mancano problemi: «le produzioni sono rivolte esclusivamente all'uso interno e occupavano soltanto 85 persone del circuito di alta sicurezza, per non più di 10 giorni al mese a causa della mancanza di disponibilità del personale di sorveglianza».


E’ stato verificato anche che i corsi scolastici «sono pochi e poco frequentati»: tre corsi di scuola secondaria di primo grado a cui partecipano sette detenuti e tre di scuola secondaria di secondo grado con 72 partecipanti.


L'offerta educativa offerta alle persone del circuito Alta sicurezza 3 è maggiore rispetto a quello di Alta sicurezza 1 e dei collaboratori di giustizia: «questo produce conseguenze in termini di tensione interna per la sperequazione».



SUICIDI

Nel report ci si dedica poi al numero dei tentati suicidi: la situazione del carcere di Teramo viene definita «preoccupante» sia per l'entità sia per l'andamento di continua crescita. Nei primi 7 mesi del 2017, annota la commissione, ben 7 episodi.


 

I PROPRI DIRITTI

E’  emerso pure che i detenuti conoscono ben poco i propri diritti. Nel carcere di Teramo è risultato che agli ospiti non viene distribuita la carta dei diritti e dei doveri, almeno fino alla visita del luglio 2017. Perchè? Dal penitenziario parlano di carenza di risorse materiali per stamparle in numero sufficiente. Stessa situazione anche nel carcere di Sulmona.


I DATI NASCOSTI

Criticità anche sull' inserimento dei dati nel sistema informatico ministeriale: per quanto riguarda il carcere di Teramo è emerso che tutti gli eventi critici -e in particolari le sanzioni disciplinari o gli atti di isolamento- non vengono riportati tutti nella applicativo informatico del Ministero. Ad esempio, sui 168 rapporti disciplinari definiti, solo uno è stato inserito nell’ applicativo.


Da Sulmona, invece, non vengono inserito nel sistema le notizie riguardanti le relazioni comportamentali, le sintesi o i colloqui. Questo vuol dire che gli avvenimenti interni all'istituto Penitenziario restano non leggibili dall'amministrazione centrale e dalle autorità indipendenti di garanzia, come il Garante nazionale. Resta tutto ‘in casa’.

LE VISITE MEDICHE

Critici anche i dati sulle carenze fondamentali e gravemente incisive sulla qualità della vita delle persone detenute, ovvero i tempi di attesa per le visite specialistiche essenziali (odontoiatria, chirurgia, oculistica e accertamenti clinici).


Mancano specialisti (endocrinologo, gastroenterologo e reumatologo) ed è stato segnalato anche il ritardo nella consegna dei referti che vengono consegnati solo in copia e solo su richiesta della persona interessata.


Sempre a Sulmona  non esiste la cartella clinica digitale e nel caso di trasferimento di una persona ad un altro istituto il diario clinico lo segue ma non viene custodito alcun dato, neppure su supporto informatico



UNITA’ OSPEDALIERE

Critiche anche le condizioni emerse nelle unità operative penitenziaria che si trovano all'interno dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila e Santissima Annunziata di Sulmona (quest’ultimo chiuso nei mesi scorsi).


Si parla di condizioni strutturali, igieniche e qualità della vita «inferiori ad ogni standard di compatibilità con il rispetto della dignità delle persone e con i diritti dei malati».


Per quanto riguarda l'unità al San Salvatore dell'Aquila ci sono due stanze con 3 posti letto:  le finestre sono oscurate con sbarre e griglie anti getto con un apertura a vasistas di 5 cm, bagno a vista e quattro telecamere posizionate sugli angoli della camera, compresi quelli del servizio igienico.

La luce naturale nella camera «è scarsa e quella artificiale proviene da una lampada al neon sul soffitto».

Niente tv in camera o campanello di chiamata o «materiale igienico».

E’ stato inoltre segnalato alla delegazione che «per ragioni di sicurezza»  le telecamere della stanza restano attive anche durante le visite mediche. «Una circostanza questa che viola palesemente il diritto alla riservatezza del paziente» tanto che il Garante nazionale ha chiesto l'immediata disattivazione delle telecamere.


La situazione dell' unità ospedaliera di Sulmona è stata definita, se possibile, ancor più grave tanto che è stato suggerita «la chiusura e il non utilizzo». Ed infatti qualche mese fa è arrivata la chiusura. Gli agenti di polizia penitenziaria l’avevano definita «una trappola per topi».  


Il reparto si trovava sotto il piano stradale, in un seminterrato: una sola stanza con due letti, una finestra sigillata priva di apertura che consenta il passaggio di aria naturale. L'aria esterna proviene esclusivamente da una ventola costantemente attiva sulla sommità della parete.

Il bagno si trova in uno spazio separato. Niente water ma una spartanissima ‘Turca’ «quindi incompatibile con condizioni fisiche di disabilità, anche temporanea».

La stanza non è fornita di pulsante di chiamata e nemmeno di un televisore. Non c'è nessun registro di annotazione degli ingressi e delle dimissioni. Al momento della visita non c'era ricoverato alcun paziente ma l'Unità era formalmente attiva».

Alessandra Lotti