LE CARTE

PescaraPorto, quando D’Alfonso mobilitò Ruffini e Dezio per aiutare Milia

Pubblici ufficiali al servizio degli interessi dell’illustre privato

Redazione PdN

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PescaraPorto, quando D’Alfonso mobilitò Ruffini e Dezio per aiutare Milia

PESCARA. In principio ci fu il no, netto, del Genio Civile all'intervento edilizio della Pescaraporto srl sul lungomare di Porta Nuova per costruire un albergo e alcuni uffici (dopo il no del Consiglio comunale per il cambio di destinazione a villette).

Un intervento in una zona di grande pregio di Pescara, tra il ponte del Mare e il porto turistico, dove però c’è la possibile pericolosità idraulica delle aree interessate.

Poi, però, arrivò una giravolta completa e l’agognato via libera, sempre da parte del Genio Civile.

 In mezzo, dice la Procura di Pescara,  due mesi di tensione (per il privato in evidente affanno), mosse strategiche, sveglie prima del solito per andare nell’ufficio dell’avvocato del governatore prima di andare al lavoro per Claudio Ruffini e Guido Dezio.

Due giorni fa sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini al presidente Luciano D’Alfonso e questa volta anche al suo legale di fiducia e amico, Giuliano Milia, che si ritrova nella veste più che insolita di indagato, padre di Ugo, Roberto e Paola, titolari delle quote della Uropa  che costituisce la Pescaraporto srl insieme alla Viana Srl.

 

GLI INDAGATI

 A ricevere l'avviso di conclusione delle indagini sono stati anche Claudio Ruffini, all'epoca dei fatti segretario dell'ufficio di presidenza del governatore; il dirigente del Comune di Pescara Guido Dezio, (ex storico braccio destro di D'Alfonso che aveva promesso a se stesso e pubblicamente che non avrebbe più affiancato l’ex sindaco di Pescara), e Vittorio Di Biase, dirigente del Genio civile.

 La Procura segnala in questa vicenda pressioni del governatore Luciano D’Alfonso che si sarebbe mosso per aiutare il suo avvocato, storico difensore, che lo difende, come ha più volte dichiarato il presidente-senatore, gratuitamente.

Per aiutarlo, D’Alfonso si sarebbe servito di alcuni “aiutanti” di fiducia, tutti pubblici ufficiali al servizio della Regione (Claudio Ruffini) e del Comune di Pescara, Guido Dezio.

I due, ricostruiscono gli investigatori, il 2 marzo 2016 vennero sollecitati da D’Alfonso, in quei giorni a Bruxelles per motivi istituzionali, ad incontrare Milia e poi l’ingegnere Vittorio Di Biase massima autorità locale in materia di polizia idraulica.

 

«ANDATE DA MILIA»

Il 2 marzo del 2016 D'Alfonso («evidentemente allertato circa i problemi insorti per la società dei figli del suo avvocato»), da Bruxelles, chiese  a Ruffini e Dezio di andare «oggi o domani mattina se puoi presso lo studio dell'avvocato Milia che vi deve chiedere una informazione».

Ruffini chiese su quale tema fosse incentrato il colloquio e D’ Alfonso rispose «andate e vi sarà detto».

 La mattina dopo, Ruffini e Dezio andarono, prima delle 8, nello studio dell'avvocato Milia.   Ruffini scrisse alle 7:57 del mattino al capo, «siamo da Milia ma non sappiamo il motivo. E la nota 5 Stelle?».  

«Sì, valutate la risposta»  rispose D'Alfonso 49 secondi dopo.

Il riferimento è all'iniziativa della consigliera pentastellata Erika Alessandrini, che aveva puntato il dito sul contrasto tra la nota del Genio civile sul rischio idraulico e la richiesta di variazione di destinazione presentata da Pescaraporto, che intendeva trasformare in residenziali gli edifici fronte mare progettati come turistici e terziari.

Singolare che una risposta “politica” debba essere concordata da pubblici ufficiali che non rivestono cariche politiche in uno studio di un avvocato e imprenditore con interessi diretti sull’argomento.

 

COSA ACCADDE NELLO STUDIO?

Ma cosa fecero Ruffini e Milia quella mattina nello studio? Secondo la Procura «utilizzando copia dell'atto del Genio civile datato 17 febbraio 2016 già in suo possesso, l'avvocato Milia redasse una sorta di minuta con annotazioni di sua mano a margine del testo fotocopiato che doveva essere veicolata al pubblico ufficiale Vittorio Di Biase affinché lo stesso modificasse l'orientamento del proprio ufficio che era già stato univocamente palesato a gennaio 2016 e febbraio 2016».

 L’incontro durò circa un’ora e mezza e al termine Ruffini rassicurò D’Alfonso: «fatto, mi risento domani con Guido per completare».

 

DI BIASE VIENE CONVOCATO

E dopo quell’incontro il lavoro di Ruffini non finì. Secondo la procura l’allora segretario del presidente della Regione convocò Di Biase presso l'ufficio di presidenza della giunta e gli «consegnò lo scritto preconfezionato dicendogli di adeguarsi a quanto indicato da Milia». 

 Dopo «almeno altri due incontri tra Ruffini e Di Biase» viene partorita la relazione con il nuovo orientamento dell'ufficio del Genio Civile che il 15 marzo del 2016 è stata sottoscritta solo dal dirigente Di Biase «perché l'ingegner Silvio Iervese si è rifiutato di condividere una posizione con la quale l'ufficio del Genio Civile, mutando radicalmente il proprio orientamento pregresso, si dichiarava disinteressato ad ogni effettiva verifica ed intervento interdittivo», si legge nel documento notificato agli indagati.  

 

 

«TENTATIVO TRANQUILLIZZANTE»  

Di Biase, in definitiva avrebbe affermato che erano state operate dalle competenti autorità specifici accertamenti sul rischio idraulico e sui requisiti di tutela della pubblica e privata incolumità dei manufatti.

 Falso, dice l’accusa mossa da Anna Rita Mantini e dal procuratore Massimiliano Serpi: «l'unica attività istruttoria era stata l'acquisizione da parte del Comune di Pescara della conferma burocratica da parte delle autorità di bacino»

 

L’ingegnere, quindi, avrebbe «fatto apparire tranquillizzante la situazione del rischio idraulico» dando atto «solo in apparenza e diversamente dal vero di una compiuta ed attuale verifica del rischio da parte di tutti gli enti potenzialmente coinvolti: Comune di Pescara, Autorità di Bacino e Genio Civile».  

 

LE PRESSIONI DI D’ALFONSO

Secondo la Procura, dunque, sarebbero state determinanti le «pressioni» che D'Alfonso avrebbe esercitato indirettamente su Di Biase, che poi avrebbe redatto il parere «sulla falsariga di un appunto manoscritto compilato da Milia».

 Il fine ultimo?  

«Creare intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Pescaraporto che sarebbe stata legittimata ad attivare il cantiere per i lavori senza essere esposta a limitazioni».

 

 

D’ALFONSO CONTRO «LE MANINE»

«Mi aspettavo di essere il primo a ricevere questo atto e invece per l'ennesima volta lo leggo dalla stampa. Spero di individuare prima o poi questa manina o queste manine così interessate allo spettacolo giudiziario», dice oggi il governatore interpellato a margine di un evento a Pescara.

 «Francamente - prosegue D'Alfonso - sono molto infastidito e troverò qualche iniziativa per mettere alla berlina coloro che organizzano questa gestualità distributiva prima che l'interessato sappia e conosca. Una spettacolarizzazione - continua il governatore - che non accenna a cessare in Abruzzo e soprattutto a Pescara. Penso di sapere anche qual è la veste dell'ambito delle manine che procedono a distribuire queste carte. Sono manine di contrattualizzati dello Stato - dice D'Alfonso rispondendo ai cronisti - che non riescono a capire che il loro compito è di accertare la verità, non di produrre nocumento alla storia di vita delle persone. Questa mattina mi è stato chiesto se sapevo e ho risposto: fatemi leggere i giornali e poi dirò. Detto questo - afferma il governatore abruzzese - mi sembra si tratti di un'inchiesta che farà molta fatica a cercare di mettere in evidenza la distinzione fra verosimiglianza e verità e mi dispiace che farà molta fatica, perché io penso che debba essere facile mettere in evidenza la verità. Io parteciperò anche a questo procedimento giudiziario versando in atti patrimonio conoscitivo e documenti, nella speranza che trovino idoneità di lettura e rilettura».