IL PARERE TECNICO

Incompatibilità D’Alfonso. Il costituzionalista: «il Tribunale svia sulla richiesta»

Enzo Di Salvatore, docente all’Università di Teramo, si focalizza su un aspetto tecnico della ordinanza  

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1273

Incompatibilità D’Alfonso. Il costituzionalista: «il Tribunale svia sulla richiesta»

Luciano D'Alfonso

ABRUZZO. Il giorno dopo l’ordinanza del Tribunale de L’Aquila che ha deciso sul ricorso del M5s, riggettandolo, in merito alla incompatibilità del senatore presidente Luciano D’Alfonso, non si registrano molte voci di giuristi e tecnici.

  Il M5s aveva chiesto al tribunale di dichiarare incompatibile e, dunque, far decadere D’Alfonso dalla sua carica di consigliere regionale, e dunque presidente.

Il Tribunale ha deciso che è la giunta parlamentare per le elezioni che deve farlo, alla fine del procedimento, e fino all’emissione del verdetto D’Alfonso può ancora decidere quale poltrona lasciare.

L’incompatibilità è (o dovrebbe essere) un fatto oggettivo ed incontrovertibile poichè la Costituzione in merito è chiara ma evidentemente questo non è sufficiente per evitare una così singolare vicenda politico-giudiziaria senza precedenti.

Il professore Enzo Di Salvatore, docente dell’università di Teramo, si focalizza in un lungo post su Facebook su un aspetto importante e spiega il meccanismo decisionale utilizzato dal Tribunale.

 

«Dal punto di vista giuridico l’ordinanza del Tribunale non è affatto convincente», spiega Di Salvatore, «la domanda concerneva l’accertamento dell’incompatibilità (e dunque lo status) di D’Alfonso in quanto Consigliere regionale e Presidente della Giunta, non l’accertamento dell’incompatibilità (e dunque lo status) di D’Alfonso in quanto Senatore. Si tratta di due questioni certamente connesse, ma assolutamente separate, in quanto sull’incompatibilità del Senatore D’Alfonso non potrebbe pronunciarsi il Tribunale: eppure, rigettando e non dichiarando inammissibile il ricorso, nei fatti, lo fa, poiché ritiene che l’accertamento dell’incompatibilità del Consigliere/Presidente D’Alfonso dipenda dalla previa convalida della carica del Senatore D’Alfonso».

Insomma, come già spiegato, la giunta parlamentare si occupa dell’incompatibilità in quanto  senatore mentre la legge prevede anche un ricorso al tribunale per analizzare l’incompatibilità nella qualità di consigliere regionale dell’eletto e nel nostro caso, presidente della giunta.

E questo secondo aspetto doveva essere analizzato dal collegio Daria Lombardi, Presidente estensore; Christian Corbi, Giudice; Stefano Iannaccone mentre, invece, proprio questo aspetto è passato in secondo piano, quasi del tutto trascurato.

L’ordinanza, infatti, analizza norme e interpreta tempi e procedure della giunta parlamentare sposando la tesi e le indicazioni proposte nel ricorso dal difensore di D’Alfonso, Carlo Montanino. E’ la parte resistente che nella propria memoria si focalizza sugli aspetti tecnici che riguardano la convalida delle elezioni arrivando a sostenere che fino ad allora la questione di incompatibilità non può essere sollevata.

 

Di Salvatore però fa notare: «L’incompatibilità del consigliere/presidente D’Alfonso resta un fatto oggettivo (ed è cosa diversa dal se e quando egli decada).  Ad un Tribunale è precluso spingersi nella interpretazione del significato di una disposizione costituzionale, dalla quale derivi la nozione di incompatibilità: se il dubbio che si nutre è relativo a ciò che la legge regionale dispone in ordine alla incompatibilità e in ordine al momento in cui ciò si determini, allora il giudice è tenuto a sospendere il giudizio in corso e a chiedere alla Corte costituzionale di fare chiarezza sul punto e, cioè, di pronunciarsi sulla conformità della legge regionale all’art. 122 della Costituzione, che stabilisce che “nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o ad una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”».

Insomma il Tribunale - secondo il Costituzionalista- avrebbe dovuto sollevare, semmai, una questione di costituzionalità della norma regionale per far verificare che non fosse contraria alla norma superiore.

 

«Non spetta al Tribunale stabilire quando si acquisisca lo status di parlamentare, e cioè quando si consolidi pienamente tale status: se al momento della proclamazione o della convalida della carica», conclude Di Salvatore.