IL PERSONAGGIO

Mef. Rivera, il grande giovane vecchio aquilano che imbarazza i grillini

«Sostegno e approvazione alla politica bancaria di Monti- Renzi»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1700

Mef. Rivera, il grande giovane vecchio aquilano che imbarazza i grillini

Alessandro Rivera

ROMA. Alessandro Rivera, aquilano 46enne, fratello del direttore generale della Regione Abruzzo, Vincenzo Rivera, è il nuovo direttore generale del Tesoro.

Alcuni anni fa il Financial Times lo definì uno dei “superman” del Mef e oggi un nuovo riconoscimento.

Voluto fortissimamente al ministero dell'Economia e delle Finanze dal ministro, Giovanni Tria, secondo la stampa nazionale potrebbe creare non pochi imbarazzi al Movimento 5 Stelle.

 

  

Come ricorda Franco Bechis sul Tempo, il dirigente è «un quarantenne che può vantare un curriculum di tutto rispetto», cresciuto proprio in via XX settembre fino a diventare responsabile della direzione Sistema bancario del Tesoro.

Ed è proprio l'ultimo ruolo ricoperto al Tesoro a creare non poche perplessità tra grillini e leghisti.

Rivera è stato, infatti, quel dirigente che ha seguito e aiutato a nominare, tenendo i rapporti con la Commissione europea, tutte le drammatiche crisi bancarie di questi anni.

 

I casi più scottanti, i grandi cavalli di battaglia di Di Maio e soci, sono passati dalla sue mani: da Mps al decreto di risoluzione di Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti e Banca Marche, che fece perdere in un attimo centinaia di milioni di euro ai risparmiatori.

Insomma una nomina che ha creato molte frizione dentro i palazzi della politica e che ha portato ad una serie di attriti culminati anche in veri e propri ultimatum come riportati dalle cronache politiche risalenti ad una settimana fa.

Il ministri Tria sembra abbia puntato i  piedi con i vertici politici e non si sa se nell’ipotizzato scontro apparso sulle cronache al centro degli attriti vi sia stato anche il prodigio aquilano.

Già prima dell’ufficialità della nomina, il 10 luglio, da Londra, era arrivata qualche richiesta di chiarimento.

 

Come riporta Gianni Dragoni dal suo blog ‘Poteri deboli’ , sempre informatissimo su questioni di politica finanziaria, le domande (che non hanno mai ricevuto risposta)  le aveva poste Giuseppe Bivona, l’esperto di finanza che segue molti dossier in Italia.

 

Bivona, ricorda Dragoni,  è il fondatore e socio della società Bluebell Partners Ltd. e dal 2013 ha contestato la contabilizzazione nel bilancio di Mps come titoli di Stato (cioè come se fossero titoli sicuri) delle operazioni in derivati (che invece sono speculative) per 5 miliardi di euro che erano state fatte nella gestione precedente di Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri, con banche estere (Deutsche Bank e Nomura).

 

  

La nomina di Rivera, secondo Bivona, sarebbe «in contrasto con lo spirito e la lettera del programma di governo» .

Bivona, che è ascoltato da diversi esponenti del M5S, ha inviato la stessa lettera, per conoscenza, anche ai vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini e a quattro sottosegretari al Mef. Qualcuno l’ha letta?

 

Sempre lui riconosce a Rivera  competenza e preparazione di chi «conosce la ‘macchina’ organizzativa»  ma al tempo stesso lo definisce «‘braccio esecutore’ delle politiche (a mio avviso scellerate) dei governi che l’hanno preceduta, soprattutto sulle questioni bancarie (dalla vicenda Monte dei Paschi di Siena alle banche venete)» e dal suo punto di vista «nominare Rivera rappresenterebbe un endorsement alle politiche dei governi Monti-Letta-Renzi e Gentiloni sulle banche. Non credo che dovrebbe essere questa l’intenzione del Governo (o almeno così mi auguro)»

  

 

LE 8 DOMANDE (SENZA RISPOSTA)