INARGINABILI

L’inchiesta, l’articolo, i post su Fb:  il dirigente sbotta contro D’Alfonso: «dittatore in guepiere»

Oggi notizia di sequestri all’impresa Nicolaj e  Zappacosta sbotta su Facebook

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1815

L’inchiesta, l’articolo, i post su Fb:  il dirigente sbotta contro D’Alfonso: «dittatore in guepiere»

 

 

PESCARA.  Tutto inizia questa mattina quando su 'Il Messaggero' appare una notizia firmata da Maurizio Cirillo inerente un sequestro preventivo per equivalente di 900 mila euro per cinque degli undici indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'affidamento dei lavori per il consolidamento delle scogliere lungo il litorale di Roseto degli Abruzzi e Silvi.

La procura di Pescara (procuratore Serpi e aggiunto Mantini) ipotizzano gravi irregolarità nelle procedure portate avanti dalla Regione alcuni anni fa.

La notizia viene rilanciata su Facebook dal presidente D’Alfonso senza alcun commento ma scegliendola tra le centinaia di oggi.  

Il dirigente regionale Giancarlo Zappacosta, citato nell’articolo come vicino a Nicolaj,  si sfoga su Facebook in un velenoso e virulento post.

 

L’INCHIESTA

L’inchiesta di cui riferisce oggi Il Messaggero racconta di sequestri che hanno riguardato Luca e Galileo Nicolaj (titolari della Nicolaj srl), Antonello Mancini (direttore tecnico di cantiere), Fernando Fusilli (legale rappresentante della ditta) e Cristiano Ferrante (direttore dei lavori).

Tutti, ad eccezione di Fusilli, avrebbero, secondo l'accusa, «agito per contabilizzare, nell'esecuzione dei lavori appaltati, l'uso di quantitativi di materiale lapideo superiori rispetto a quelli effettivamente conferiti nelle aree di cantiere, così lucrando sul prezzo gravante sull'ente appaltante».

I reati sono quelli di truffa, ma anche di frode nelle pubbliche forniture.

Per i due Nicolaj e Fusilli è stato disposta anche l'interdizione temporanea, per un anno, a contrattare con la pubblica amministrazione; per Ferrante la sospensione dall'esercizio delle funzioni pubbliche presso l'ente di appartenenza per sei mesi; per Mancini il divieto della professione di geometra per sei mesi.

 

Sempre secondo il Messaggero sarebbero state «determinanti» alcune intercettazioni nel momento in cui era nata una diatriba che avrebbe potuto portare alla revoca dell'appalto. «Il dominus Luca Nocolaj - riporta il quotidiano rifacendosi alle parole del gip- ha cercato di interpellare ed avvicinare vari personaggi che rivestivano un ruolo di primo piano nello scenario politico ed economico locale».

 

Tra questi, appunto, anche Zappacosta che però oggi assicura che non ha mai tentato nessuna manovra.

 

Il direttore del dipartimento cultura, turismo e spettacolo, Zappacosta, viene citato perchè -secondo quanto emerso dall’inchiesta- avrebbe avuto un ruolo di mediatore  «continuamente contattato (da Luca Nicolaj, ndr) per intercedere in proprio favore presso il Governatore D'Alfonso», dice la Procura.

Ma D'Alfonso, si legge nelle carte, non ha mai voluto né parlare né ricevere nessuno.

 Sarà per questo che il presidente-senatore oggi decide di rilanciare la notizia che lusinga lui ma getta nella polvere l’istituzione della Regione?

  D’Alfonso da tempo non ha un buon rapporto con Zappacosta, gli scontri culminarono nel 2016 quando il presidente sollevò inaspettatamente il dirigente dall' incarico.

La questione finì anche davanti al giudice che reintegrò Zappacosta.

Un allontanamento che aveva fatto molto discutere in Regione perché arrivato a sorpresa, senza che il diretto interessato ne fosse a conoscenza ma scoperto solo dopo aver scovato il provvedimento in una delibera di giunta dove tra l’altro non si faceva mai il suo nome.

Ma secondo il giudice che si è espresso sul caso l’unico motivo per procedere alla revoca di un incarico dirigenziale é la contestazione della responsabilità che nel caso specifico non é mai avvenuta.

Alla luce di queste nuove vicende ci si domanda se anche quelle pressioni abbiano influito sulla scelta di D’Alfonso.

 

IL VELENO

Oggi Zappacosta commenta su Facebook: «Da sempre mi sono augurato, e continuo a farlo, di essere intercettato e indagato nella mia funzione pubblica dall'autorità investigativa. Mi prendo talmente sul serio che mi viene da ridere. Il mio nome viene citato in un articolo apparso oggi sulla pagina pescarese de Il Messaggero. Ma non tra coloro raggiunti da avvisi di garanzia, come sperava qualche malato di mente che si è affrettato a postare la notizia: sono gli ultimi rantoli di un Matamoro da operetta. Conosco, apprezzo e stimo dal 1993 Luca Nicolaj, tra di noi sempre rapporti franchi e corretti. Nemmeno un caffè. Il dittatore in guepiere e dispensorio continua a minacciare dal basso della sua Etica raccogliticcia. L'unica nota amara è che fare il proprio dovere pesa soprattutto a chi non se lo vede riconosciuto. Potrei concludere dicendo, seppure nemmeno sfiorato perché a schiena dritta, che confido dell'operato della Magistratura. Ma non sono né retorico né ipocrita. Tornerò ad avere fiducia quando vedrò il silenzio assordante della Magistratura rotto dal clangore di manette eccellenti, o presunte tali. Cada pure il mio nome nel nulla. Ma almeno se ne senta il tonfo. Il mio onore è il condimento della dignità».