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Delibere di giunta, D’Alfonso supera D’Alfonso: più produttivo con doppio incarico

Chi propone le delibere regionali? La giunta è una diarchia  

Redazione PdN

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Delibere di giunta, D’Alfonso supera D’Alfonso: più produttivo con doppio incarico

 

ABRUZZO. Il mandato di D’Alfonso è agli sgoccioli ed è tempo di bilanci. Il presidente senatore si sta facendo preparare il libro che riassuma ciò che ha prodotto in questi anni alla guida della Regione (‘Una storia italiana’ di Berlusconi ha segnato la storia della propaganda, magari anche il suo libro farà altrettanto).

Quanto è stato fatto (non come) in questi anni lo abbiamo provato a raccontare anche attraverso i numeri delle delibere proposte e poi approvate in giunta da ogni assessore regionale.

Già con il dato parziale degli anni scorsi era emersa, chiaramente,  la presenza di un uomo solo al comando della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, con centinaia di delibere proposte.

Il dato attuale (al 16 luglio 2018) ci dice che la giunta ha prodotto in 4 anni 3.893 delibere, 34 fantasma mai pubblicate on line (il perchè rimane un mistero insondabile), il 40% proposte dal presidente, il 32% da Silvio Paolucci.

Gli altri assessori rimangono tutti spaventosamente indietro con numeri decisamente più esigui.

E’ questa la fotografia della “collegialità” dell’organo esecutivo più importante della regione.

 

Fa eccezione il vicepresidente Giovanni Lolli con 229 atti proposti dal momento del suo ingresso in giunta, fino ad oggi (5% del totale).

A lui spetterà il compito di traghettare la nave verso le elezioni dopo che D’Alfonso sarà dichiarato ufficialmente incompatibile e se ne andrà in Senato.

A proposito, la giunta per le elezioni ha il suo presidente, Maurizio Gasparri, in passato mai troppo tenero con D'Alfonso ma ora è chiaro che l’incompatibilità verrà accertata dopo le ferie estive.

 

 

IL DOPPIO INCARICO

Spulciando i dati sulle delibere è facile rendersi conto come il doppio incarico presidente-senatore non abbia ridotto la produzione di delibere da parte di D’Alfonso.

Nei primi 6 mesi dell’anno scorso, quando il presidente era “solo” presidente,  viaggiava con una media di 20 delibere proposte al mese. Nei primi 7 mesi di quest’anno (4 mesi dei quali presidente-senatore) ne ha sfornate una media di 28.

Si lavora di più, più in fretta e con un carico di lavoro doppio sulle spalle.

E’ vero che c’è uno staff, ci sono i tecnici e dirigenti che stilano materialmente ed organizzano il lavoro ma il proponente, come minimo, sposa la causa, ne segue la storia e dà la direzione, deve farsi una idea, dare la linea politica (ma sappiamo che spesso propone anche quella tecnica), insomma migliaia di ore di lavoro.

L’impegno romano pare non aver intaccato nulla.

Su questi atti sarebbe interessante conoscere il trend delle verifiche preventive degli uffici, al momento non disponibili, cioè quei pareri tecnici obbligatori che ne validano forma e contenuti.  

Sappiamo, però, qualcosa del passato: nel 2015 (dunque sempre giunta D’Alfonso) su 1.136 delibere approvate ben 525  (cioè poco più del 50%) non sono state verificate preventivamente dagli uffici, come prescrive la norma. Si tratta di pareri rispetto alla compatibilità con le normative vigenti, le coperture finanziarie o altri pareri prodromici.

Nel 2016 su 1.060 delibere proposte, 953 sono state adottate e di queste solo 669 sono passate prima dell’approvazione dagli uffici.

 

I NUMERI

Nei primi sette mesi del 2018 sono state approvate  508 delibere, 490 quelle pubblicate on line. 197 sono state presentate dal presidente D'Alfonso (122 quelle che aveva presentato l'anno scorso nello stesso periodo).  Subito sotto c'è l'assessore al bilancio e alla sanità Silvio Paolucci che con il passare degli anni ha imparato ‘a fare il D'Alfonso’ e a sfornare a manetta : per lui 193 delibere da gennaio al 16 luglio scorso.

A seguire Giovanni Lolli con 28, Dino Pepe con 27, Marinella Sclocco con 21. Le new entry Berardinelli e d’Ignazio in un paio di mesi sono riusciti a fare meglio dei due ‘ribelli’ Gerosolimo e Di Matteo (usciti dalla giunta un paio di mesi fa), fermi entrambi a 4 delibere.

Berardinelli ne ha presentate invece 11  mentre d’Ignazio 5.

Il malessere di Gerosolimo e Di Matteo, non è un mistero, è nato nei mesi scorsi anche a causa dell'impossibilità, così dicono loro, di portare provvedimenti in giunta e vedersi approvare le loro delibere.

 

NEL 2017

Nel 2017 sono state approvate in totale 855 delibere, 849 quelle pubblicate on-line. Stando ai dati on line Paolucci per la prima volta avrebbe superato d'Alfonso con le sue 329 delibere, 323 quelle del presidente. Erano ancora tempi d’oro per Donato Di Matteo che ha presentato 46 delibere e Sclocco anche lei 46. 44 per Lolli 12 per Gerosolimo.

 

 

Il 2016, tanto per cambiare,  si era chiuso comunque con il predominio decisionale assoluto del presidente D’Alfonso con 462 delibere. Paolucci aveva chiuso a 263, Lolli a 73, Sclocco a 55, Di Matteo a 46, Pepe a 38, Gerosolimo 15.

 

Nel 2015 1133 delibera approvate (3 ne mancano all’appello tra quelle pubblicate) e, non c’è neanche bisogno di dirlo, il più produttivo fu anche allora il presidente con 437 proposte di delibera. A ruota Paolucci con 347.

Per  Dino Pepe 73 proposte (l’anno successivo la metà). Più lavoro ‘propositivo’ anche per Sclocco con 76 delibere e Di Matteo con 75, Mario Mazzocca 67 e Andrea Gerosolimo 4.

 

 

E che dire dell’annata 2014? Nei primi 6 mesi di attività (da giugno a gennaio) D’Alfonso ha fatto subito capire di che pasta è fatto : 139 delibere sue, 128 per Paolucci, 53 per Sclocco (lo stesso numero dell’intero 2016), Pepe a 27, Di Matteo 23, Lolli 27, Mazzocca 44.