TARTASSATI

Fisco tiranno a Montesilvano, Sulmona e Roseto: si lavora per lo Stato fino ad agosto

Studio Cna su 12 grandi centri regionali: Comuni virtuosi, bene Spoltore, L’Aquila e Teramo. Male Pescara

Redazione PdN

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Fisco tiranno a Montesilvano, Sulmona e Roseto: si lavora per lo Stato fino ad agosto

PESCARA. Segnatevi bene queste date: 21, 24 e 25 agosto. Sono i giorni del calendario in cui le imprese con hanno sede a Montesilvano, Sulmona e Roseto iniziano davvero, finalmente a lavorare per sé, festeggiando la liberazione dalle attenzioni del loro ”azionista di riferimento” occulto: il Fisco. Un socio speciale, che attraverso le sue molteplici espressioni ed articolazioni (statali, regionali e comunali) mette come suol dirsi le mani in tasca al contribuente. A certificarne l’ormai insopportabile pressione per il sistema delle imprese è lo studio realizzato da Claudio Carpentieri, responsabile dell’area fiscale nazionale della Cna, che questa mattina a Roma ha presentato l’annuale rapporto “Comune che vai, tassa che trovi”.

La complessa ricerca mette a confronto, comune per comune, il peso globale della tassazione (il cosiddetto total tax rate) applicata a una piccola impresa dai parametri standard - 431mila euro di ricavi; costo del personale per quattro operai e un impiegato fissato a quota 165mila euro; costo del venduto stimato a 160mila euro; costi ed ammortamenti vari per 56mila euro; reddito d’impresa da 50mila euro - stilando una speciale classifica che fissa per tutti e 137 i comuni censiti la data fatidica di “liberazione” dal fisco: il tax free day appunto, che quest’anno il 14 luglio ha incoronato Gorizia come la città più amica del mondo delle imprese.


Dodici i comuni abruzzesi inseriti nello studio: con i quattro capoluoghi di provincia (Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo) ci sono infatti anche altri otto centri, ovvero i due più grandi per ciascun territorio: Avezzano, Sulmona, Lanciano, Vasto, Montesilvano, Spoltore, Roseto e Giulianova. La classifica che salta fuori tiene conto del complesso carrello della spesa che il Fisco sguinzaglia attraverso i suoi principali strumenti nazionale, regionali e locali: imposta municipale unica (meglio conosciuta come Imu), tributo per i servizi indivisibili (Tasi), imposta regionale sulle attività produttive (Irap), contributo Ivs, imposta sul reddito della persona fisica (Irpef e Iri), addizionale regionale e comunale Irpef. Un paniere di tasse, tributi e balzelli che finisce per decretare in modo oggettivo ed inesorabilmente il peso specifico del Fisco nei 137 comuni italiani censiti, la quota di reddito che resta in tasca all’azienda-campione una volta assolti i doveri fiscali, la data precisa della festa di liberazione dalle tasse per ciascuno di essi, che per la cronaca cade a livello nazionale l’11 agosto, con un peggioramento di un giorno rispetto al 2017.

La graduatoria regionale che salta fuori, modulata secondo un ordine di minor pressione fiscale, è questa: migliore performance per Spoltore (tax free day il 2 agosto; percentuale totale di pressione fiscale pari al 58,9%; reddito disponibile pari a 20.553 euro); L’Aquila (2 agosto; 58,9%; 20.525); Teramo (4 agosto; 59,5%; 20.263); Lanciano (5 agosto; 59,8%; 20.090); Avezzano (6 agosto; 60%; 20.012); Vasto (6 agosto; 60%; 20.010); Chieti (10 agosto; 61,1%; 19.432); Giulianova (14 agosto; 62,1%; 18.951); Pescara (15 agosto; 62,4%; 18.797); Montesilvano (21 agosto; 64%; 18.012); Sulmona (24 agosto; 64,8%; 17.597); Roseto (25 agosto; 65,3%; 17.351).

Considerazioni finali.

Lavorare a Spoltore piuttosto che a Roseto (avvero il comune meglio piazzato e quello messo peggio) significa – dal punto di vista del reddito – guadagnare ben 23 giorni e mettersi in tasca 3mila e 200 euro in più. In generale, tutti i comuni della nostra regione hanno perso posizioni rispetto a dodici mesi fa: soprattutto Lanciano (nel 2017 il suo tax free day era l’1 agosto, oggi il 5) e Roseto (dal 22 al 25 agosto). Ancora, tra 2011 e 2018 la variazione in negativo del reddito disponibile si è verificata in tutti i comuni (vertiginosa a Roseto con -2.139 e Pescara con -1.852 euro; ma altissima anche a Lanciano, con -1.231 euro, Avezzano con -1.012 euro, Chieti con -912, Giulianova con -1.145, Montesilvano con -1.063, Sulmona con -1.528) Con le uniche eccezioni virtuose di Vasto (90 euro in più), ma soprattutto di Teramo con 490 euro.

LA SITUAZIONE NEL RESTO D'ITALIA

La pressione fiscale media sulle piccole imprese, se non interverranno correttivi, quest’anno tornerà a salire. Lievemente, lontana dal picco del 2012, ma con un segno “più” che non può certo rallegrare l’ossatura portante del sistema produttivo italiano. Il dato di sintesi, inoltre, non fotografa le profonde differenze nella tassazione locale. La realtà italiana è molto complessa. Tanto da far emergere non “una” pressione fiscale, ma “numerose” pressioni fiscali.

La proiezione è stata elaborata da “Comune che vai, fisco che trovi”, il Rapporto 2018 dell’Osservatorio CNA sulla tassazione delle piccole imprese in Italia, giunto alla quinta edizione, che analizza il peso del fisco sul reddito delle piccole imprese in 137 comuni del nostro Paese, tra i quali tutti i capoluoghi di provincia. L’Osservatorio calcola il Total tax rate (Ttr), vale a dire l’ammontare di tutte le imposte e di tutti i contributi sociali obbligatori che gravano sulle imprese espresso in percentuale sui redditi. Individua, inoltre, il Tax free day (Tfd), cioè il giorno della liberazione dalle tasse, la data fino alla quale l’imprenditore deve lavorare per l’ingombrante “socio” pubblico. A differenza di altri organismi, anche internazionali, l’Osservatorio CNA basa la sua analisi sull’impresa tipo italiana, con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito.

Un Paese, tante tassazioni

La pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo italiana, salita nel 2017 dello 0,3% al 61,2%, nel 2018 è destinata a crescere ancora, portandosi al 61,4%. Un incremento compiutamente ascrivibile all’aumento programmato della contribuzione previdenziale dell’imprenditore. Di conseguenza, il giorno della liberazione fiscale media si allungherà di altre ventiquattr’ore, per arrivare all’11 agosto, contro il 10 agosto del 2017 e il 9 agosto del 2016. Intanto si va ampliando il divario tra la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese e quella media nazionale. Nel 2017 è andata dal 61,2% sulle piccole imprese al 42,4% sulla totalità dei contribuenti: un’ingiustizia che vale 18,8 punti percentuali.

Se guardiamo da vicino le città radiografate dall’Osservatorio CNA, però, la situazione appare ben differente. Con strappi anche consistenti all’insù e all’ingiù.

Tra Reggio Calabria e Gorizia, un abisso

Reggio Calabria rimane il capoluogo che maggiormente tartassa le piccole imprese con un Ttr del 73,4% (+0,2% rispetto all’anno scorso). Alle spalle della “maglia nera” si conferma Bologna (72,2%), seguita da Roma e Firenze (69,5%), Catania (69%), Bari (68,5%), Napoli (68,2%), Cremona e Salerno (67,3%), Foggia (66,8%). Ne deriva che la liberazione fiscale scatterà il 24 settembre per Reggio Calabria, il 20 settembre per Bologna, il 10 settembre per Roma e Firenze, l’8 settembre per Catania, il 6 settembre per Bari, il 5 settembre per Napoli, il 2 settembre per Cremona, il primo settembre per Salerno, il 31 agosto per Foggia.

Agli antipodi di Reggio Calabria si piazza Gorizia, dove il Ttr incide soltanto per il 53,8%. Nell’ordine seguono Udine (54,5%), Imola (54,9%), Cuneo, Trento e Belluno (55%), Sondrio (55,3%), Carbonia (55,8%), Arezzo (56,1%) e Mantova (56,2%). Di conseguenza la liberazione fiscale è scattata il 14 luglio per Gorizia, scatta oggi 17 luglio per Udine, domani 18 luglio per Imola, posdomani 19 luglio per Cuneo, Trento e Belluno, il 20 luglio per Sondrio, il 22 luglio per Carbonia, il 23 luglio per Arezzo e Mantova.