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Regione Abruzzo. Piano di tutela delle acque: dopo 12 anni la giunta fa un passettino

Avviato il lungo iter per giungere alla approvazione delle zone di tutela

Redazione PdN

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Regione Abruzzo. Piano di tutela delle acque: dopo 12 anni la giunta fa un passettino

 

ABRUZZO. La Giunta Regionale, su proposta dell'assessore Lorenzo Berardinetti, ha approvato una serie di provvedimenti che sarebbero propedeutici all’approvazione definitiva del Piano di Tutela delle Acque.

Per conservare le caratteristiche qualitative delle acque destinate al consumo umano, il decreto legislativo 152/2006 stabiliva che le Regioni individuassero le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché le zone di protezione, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda.

 La Giunta ha preso atto dello studio e della conseguente proposta di individuazione delle aree di salvaguardia, avanzata dall'ERSI (Ente Regionale Servizio Idrico Integrato) ed ha adottato una serie di provvedimenti che di fatto definiscono ed avviano l'iter di approvazione finale della perimetrazione delle suddette aree.

 

Poco più di 20 giorni fa gli ambientalisti del Forum H2o avevano manifestato sotto la regione Abruzzo proprio per protestare contro l’inadempienza che va avanti da 12 anni su questo argomento.

«Non si può andare avanti con le omissioni sull'acqua bevuta dai cittadini, vogliamo che sia varata la Carta delle Aree di Salvaguardia dell'acqua per l'intero Abruzzo e che siano allontanate le sostanze pericolose dall'acquifero del Gran Sasso stoccate irregolarmente nei Laboratori» queste le principali richieste della Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso che stamattina ha inscenato un sit-in davanti alla sede della Regione Abruzzo in viale Bovio a Pescara.

 

 In realtà nel 2014 l'Ente d'Ambito, l'Ersi, ha affidato l'incarico ad uno studio che ha riconsegnato il lavoro che ora, almeno da ottobre 2017, giace nei cassetti della regione. Nelle aree perimetrate devono essere imposti dei vincoli di utilizzo del territorio, con limiti ad attività rischiose per la qualità dell'acqua, dalle cave alle industrie insalubri.

 

 

Secondo l’assessore Lorenzo Berardinetti la Regione Abruzzo «è la prima regione in Italia che sta affrontando, in modo organico sull'intero territorio, il tema dell'individuazione delle aree di salvaguardia delle captazioni di acque sotterranee e delle derivazioni di acque superficiali destinate al consumo umano ed erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse».

 

Oltre parole di circostanza sulla necessità di tutela del bene acqua (non supportata però da scelte di polso nè da celerità) l’assesore ha agiunto: «con questa deliberazione, si dà avvio ad una consultazione pubblica, propedeutica all'approvazione finale degli atti. Entro il termine di sei mesi, andranno svolte tutta una serie di attività in questa direzione: l'organizzazione, a cura dell'ERSI e del Dipartimento Politiche Ambientali, di almeno due giornate di partecipazione pubblica (a L'Aquila e a Pescara), coinvolgendo gli enti pubblici ed i portatori di interesse; la verifica della coerenza e compatibilità della proposta 'Ersi' con il quadro pianificatorio della Regione, attraverso il confronto tra i Servizi competenti nella redazione e gestione dei Piani regionali di carattere ambientale (Piano Rifiuti, Piano Cave, ecc.) e con i Dipartimenti dell'Agricoltura, delle Attività Produttive e della Salute; la costituzione di un Gruppo di lavoro per la definizione del quadro delle norme tecniche da attuare nelle zone di salvaguardia, con la partecipazione di tutti i Servizi ed i Dipartimenti competenti nonché l'ERSI e l'ARTA Abruzzo».

 

Solo alla fine di questo lungo e difficile percorso si arriverà ad avere le condizioni per approvare definitivamente la delimitazione delle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano e dare così concreta attuazione al Piano di Tutela delle Acque.

 

Per ora qualcosa si è mosso ed è stato deciso. Vedremo se occorreranno altri 12 anni per intravedere il traguardo.

Nel frattempo rimane insoluto il dramma delle interferenze tra sorgenti del Gran Sasso e Laboratori scientifici e tunnel autostradale, un problema che sarebbe stato risolto da tempo se il piano di tutela fosse stato approvato 10 anni fa.



IL FORUM H2O

«Certo far passare 12 anni per chiarirsi le idee su come fare ad approvare un documento obbligatorio per legge», commenta il Forum H2O, «la dice lunga sull'inerzia che ha contraddistinto in questi decenni le politiche di tutela dell'ambiente in cui viviamo e dell'acqua in particolare. In ogni caso aspettiamo di leggere la Delibera della Giunta per dare un giudizio compiuto su quello che è stato approvato. Ad esempio, nel mentre si sviluppa il percorso di approvazione, che fine fanno mega-progetti come l'enorme cava da 2,5 milioni di mc che incombe sulle Sorgenti del Pescara, la più grande riserva idrica del centro Italia con 7.000 litri/secondo di portata? Ci sono norme di salvaguardia transitorie? Oppure si continua come se nulla fosse in attesa della futura approvazione?  Facciamo notare che la "presa d'atto" della Regione della proposta di perimetrazione dell'ERSI arriva a dodici mesi dalla presa d'atto dell'ERSI dei documenti (avvenuta a luglio 2017) e a nove mesi dal loro deposito in regione, visto che per trasferire queste carte dall'ERSI alla Regione ci sono voluti 3 mesi…»

 

Il timore per il Forum è quello che si voglia solo prendere tempo  per differire ancora una decisione.