BRACCIO DI FERRO

Incompatibilità D’Alfonso, i giudici aquilani decideranno il 23 luglio

M5s: «Prima volta che accade nella storia». Il presidente-senatore: «deve pronunciarsi giunta per le elezioni»

Redazione PdN

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Luciano D'Alfonso

 

 

L’AQUILA. Il prossimo 23 luglio il Tribunale di L’Aquila si esprimerà sulla decadenza da consigliere regionale e da presidente di Luciano D’Alfonso, così come richiesto dal Movimento 5 Stelle, assistito dall’avvocato Isidoro Malandra.

La corsa alla dichiarazione di incompatibilità, dunque, è duplice: uno è il fronte parlamentare che accerta l’eventuale incompatibilità del “senatore”, l’altro è quello regionale dei consiglieri grillini che chiedono l’incompatibilità del “consigliere regionale-presidente”.

 

Saranno quasi certamente i giudici a dare una prima risposta sull’incompatibilità arrivando prima della giunta per le elezioni del Parlamento.

La giustizia ordinaria questa volta potrebbe essere più veloce della Casta il che è tutto dire…

Sta di fatto che quello di D’Alfonso è un caso unico in Italia, che non ha precedenti se non un ricorso del 2013 dei Radicali contro il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, dopo la sua elezione alla Camera.

Per Cota la sentenza non arrivò mai perchè, prima che i giudici si esprimessero, la giunta cadde per motivi politici e l’incompatibilità svanì, con lo sgambetto interno alla maggioranza.

  

LA SENTENZA IL 23 LUGLIO

Questa mattina il giudice monocratico ha accolto la richiesta del legale di D’Alfonso, Carlo Montanino, di discutere la causa davanti al Tribunale in composizione collegiale, rinviando l'udienza al 23 luglio, giorno in cui arriverà anche la sentenza.

Sempre Montanino ha accepito altre questioni procedurali, tutte rigettate dal giudice. «Miravano solo a dilatare i tempi», spiega a PrimaDaNoi.it l’avvocato Isidoro Malandra che difende le ragioni del ricorso firmato da Sara Marcozzi.

Ad esempio l’avvocato di D’Alfonso aveva chiesto un rinvio per esame delle note depositate dal M5S: «una cosa fuori dal mondo, una richiesta insensata», la bolla Malandra.  

Il legale di D’Alfonso aveva sollevato anche un’altra eccezione, anche quella rigettata, per la mancata presenza del pm che, secondo Montanino, doveva essere citato dai ricorrenti, ovvero dal M5S.

«Il pm è stato regolarmente citato dalla Cancelleria e non doveva comparire. Il suo era un parere facoltativo e non vincolante», continua Malandra.  

 

Ma come finirà?

«Nel merito non hanno appigli», spiega il legale dei 5 Stelle, «li abbiamo  già smontati in sede di ricorso. Loro sostengono che l’incompatibilità c’è ma fino alla pronuncia della Giunta per le elezioni è possibile mantenere incarico. Questo è illogico da ogni punto di vista, non ci sono appigli legali», insiste Malandra.  

Questo potrebbe essere dunque il primo pronunciamento ufficiale, della giustizia in questo caso, mentre sul fronte parlamentare non si è mosso ancora nulla.

 

«E’  la prima volta», commenta Malandra, «che uno osa sostenere una tesi del genere, la costituzione parla di divieto di appartenenza a due organismi e questo avviene con la proclamazione».

D’Alfonso, intanto, continua a sponsorizzare il parere del giurista emerito della Consulta, Sabino Cassese, che avrebbe sostenuto le sue ragioni e comunque resta «fiducioso sul fatto che il Tribunale voglia considerare che la mia elezione a senatore è soggetta a giudizio di convalida, così come previsto dalla Costituzione, da parte della Camera di appartenenza, con ciò che ne consegue anche in termini di sopravvenuta incompatibilità, così come espresso da alcuni autorevoli costituzionalisti».

Ma anche su questo punto Malandra chiarisce: «noi al Tribunale de L’Aquila chiediamo che venga decisa la decadenza da consigliere regionale, a noi il Senato non ci interessa…»

Il braccio di ferro continua con tutto quello che ne conseguirà in termini di immagine e di consenso.

 

 

a.l.