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D’Alfonso incompatibile rimandato a settembre? Ecco le tappe per ‘spodestarlo’

Elezioni a novembre sempre più improbabili

Redazione PdN

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D’Alfonso incompatibile rimandato a settembre? Ecco le tappe per ‘spodestarlo’

 

 

ABRUZZO. Quattro mesi esatti dalle elezioni ed il presidente-senatore incompatibile è ancora al suo posto: nessuno è riuscito a convincerlo con le buone a lasciare una poltrona.

Luciano D’Alfonso continua il suo braccio di ferro con le istituzioni, giocando una partita che prevede l’inosservanza di ogni codice etico (compreso quello del suo Pd), dei regolamenti fino ad arrivare alla Costituzione.

Le norme, fino ad ora, non hanno ritenuto di prevedere un meccanismo che obblighi il parlamentare incompatibile a mollare la presa anche se questi non è d’accordo.

Ma a questo punto quali sono le tappe istituzionali per arrivare alla risoluzione di questa incompatibilità, niente affatto uguale a mille altre?

 

 

A CHE PUNTO SIAMO

Dopo la costituzione sofferta del governo Conte, Camera e Senato si sono faticosamente riorganizzati con nomine e procedure propedeutiche al buon funzionamento di uffici e commissioni.

Per quanto riguarda la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ad oggi, tutti i partiti hanno indicato i nominativi che vi confluiranno per cui sarebbe tutto pronto.

Anche a brevissimo il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, quota Forza Italia, potrebbe chiamare a raccolta i senatori e convocare per la prima volta la commissione. Orientativamente, entro la terza convocazione si potrebbe iniziare ad affrontare la questione D’Alfonso che si potrebbe esaurire -se dovesse essere accolto un procedimento abbreviato- in 2-3 convocazioni al massimo.

Vista così appare davvero arduo che si riesca a ‘spingere’ D’Alfonso a lasciare la Regione entro fine luglio.

Più verosimilmente si arriverà ad ottobre, magari novembre, per liberare la poltrona di troppo con il non trascurabile effetto di elezioni regionali non prima della primavera 2019.

Che fosse questo lo scopo dichiarato del Pd lo sapevano tutti e se dovessero raggiungerlo, a loro andrà il merito di aver raggiunto la meta nuotando controcorrente.

Chissà, però, se basterà a riacquistare consensi dopo questa sfida alle istituzione poco onorevole.

C’è da dire, però, che M5s e Forza Italia avrebbero pure già raggiunto un accordo su una accelerazione della pratica giudicata come prioritaria anche perchè entrambi i partiti (insieme alla Lega) vorrebbero andare alle elezioni entro novembre 2018.

     

Insomma la palla ora sta al presidente Casellati per il primo passo: la convocazione della commissione.



LA PROCEDURA STANDARD

Nel caso di D’Alfonso non ci sono dubbi sul divieto scritto e palese di cumulo della carica di senatore con quello di presidente di Regione e questo potrebbe essere il grimaldello per poter accelerare (se così si può dire…) la procedura.

Secondo l’articolo 18 del regolamento, infatti, ci sono una serie di formalità da ottemperare specificando le procedure per decretare l’ineleggibilità o l’incompatibilità.

«Entro trenta giorni dalla proclamazione o dalla nomina i senatori sono tenuti a trasmettere alla Giunta l'elenco di tutte le cariche ed uffici a qualsiasi titolo ricoperti, retribuiti o gratuiti».

Per procedere all'esame delle cariche rivestite il Presidente nomina un apposito Comitato, coordinato da un Vice Presidente, il quale riferisce e formula le conseguenti proposte alla Giunta.

 

La Giunta, di solito, invita i parlamentari interessati a fornire chiarimenti anche mediante memorie scritte. La palla rimbalza avanti ed indietro un paio di volte, i giorni passano, le carte vanno da una parte all’altra, fino alla decisione finale.

In caso di mancata opzione, la Giunta dà inizio al procedimento per la dichiarazione di decadenza dal mandato parlamentare.

Non sappiamo se nel caso D’Alfonso si possa arrivare a tanto ma in questo caso arriveremmo abbondantemente  oltre settembre, dunque con elezioni regionali certamente in primavera.

 


L’ECCEZIONE

Ci sono, però, casi particolari ed eccezionali previsti dall’ultimo comma dello stesso articolo del regolamento che apre la strada ad una procedura più snella e veloce.

«Nei casi di ineleggibilità e di incompatibilità riconosciuti dalla Giunta all'unanimità, la Giunta stessa può deliberare con apposita votazione di prescindere dal procedimento di contestazione, ma la proposta di annullamento dell'elezione o di dichiarazione della decadenza dal mandato parlamentare dovrà sempre essere presentata al Senato con apposita relazione scritta».

In altre parole quando l’incompatibilità è lampante, palese e incontestata si possono abbreviare i termini evitando il procedimento di contestazione e saltando subito alla decisione finale.

Una sorta di ‘rito abbreviato’ che nel caso abruzzese farebbe risparmiare molto tempo.

Ora il punto è: quanto è abbreviato il rito abbreviato della commissione per le elezioni del senato?

Perchè dovrà avviare e concludere la procedura in meno di 20 giorni (lordi) per evitare di sconfinare nella desolazione agostana che si respira solitamente al Senato.

Se si riesce  a finire entro luglio in Abruzzo si voterà probabilmente a novembre. In tutti gli altri casi a primavera 2019.

 

 Alessandro Biancardi