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Incompatibilità D’Alfonso: giovedì udienza in Tribunale. Repubblica: «furbetto della doppia poltrona»

M5S: «assente in commissione»  

Redazione PdN

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Incompatibilità D’Alfonso: giovedì udienza al Tribunale. Repubblica: «furbetto della doppia poltrona»

 

ABRUZZO. I giorni scorrono e i tempi stringono. La poltrona di presidente della Regione occupata dal senatore Luciano D’Alfonso sembra destinata a liberarsi presto.

Si attende perchè nelle prossime ore si insedieranno alla Camera e al Senato la giunta per le elezioni che accerti eleggibilità e subentri vari.

Dunque si deve solo aspettare perchè è chiaro che il presidente non se ne andrà di sua sponte.

Lo ha già detto in tutte le salse. Replicando indirettamente a chiunque: politici avversari, politici della stessa squadra, giornalisti e ‘amici’ virtuali.

Intanto il quotidiano Repubblica (di sicuro non un quotidiano nemico del Pd) ha inserito D’Alfonso tra i “furbetti del doppio incarico”, ovvero quei politici che, eletti in Parlamento, si tengono stretta anche la poltrona che occupano in Comune o Regione sebbene la Costituzione possa sembrare chiara (articolo 122: "Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una giunta regionale e a una delle Camere del Parlamento".)

Dopo le elezioni del 4 marzo erano 10 in posizione di incompatibilità, ora ne restano 3, D’Alfonso l’irriducibile compreso.

Non si muove sebbene, come ha rivelato qualche giorno fa il senatore del Movimento 5 Stelle, Primo Di Nicola, anche alcuni esponenti del Pd in Parlamento proprio non riuscirebbero a capacitarsi di questa ostinazione.

 Come D’Alfonso aspettano l'onorevole leghista Leonardo Tarantino, sindaco di Samarate, e il suo collega di partito Dario Galli, che accumula tre funzioni: deputato, sottosegretario allo Sviluppo economico e sindaco di Tradate.

 

UN’ALTRA ASSENZA

 Intanto oggi il presidente è risultato «assente ingiustificato» in quarta commissione: «era troppo impegnato a Roma per partecipare questa mattina alla IV Commissione Politiche europee e internazionali in cui era prevista la sua audizione sullo stato di attuazione del programmi finanziati dai fondi strutturali europei. Luciano D’Alfonso, ancora una volta molla l’Abruzzo e i lavori dell'ente che si ostina a voler presiedere per andare a fare il Senatore nella Capitale. Diserta la commissione senza preavviso destando forte imbarazzo persino al fedelissimo presidente Monticelli che ha addirittura dichiarato di non saper dove D'Alfonso fosse e se mai sarebbe pervenuto».

 

Secondo Marcozzi gli appuntamenti romani della giornata pubblicati sul profilo Facebook del senatore governatore uniti alla mancanza di preavviso della sua assenza in commissione «dimostrano che per lui è scontato che gli abruzzesi aspettino i suoi comodi. Vorrebbe farci credere che sia normale disertare una commissione dall'ordine del giorno fondamentale per lo sviluppo della nostra regione senza neanche avvisare perché si è impegnato a Roma per un "Seminario sul nuovo regolamento del Senato, promosso dal PD"».

Il 5 luglio, intanto, si terrà l'udienza del ricorso incardinato al Tribunale de L'Aquila da Marcozzi e dal M5S: «la Giunta per le elezioni del Senato si è appena insediata, se non vorrà dimettersi spontaneamente, verrà presto dichiarato decaduto e l'Abruzzo sarà liberato da questo sequestro istituzionale. É il momento di pensare alla prossima consiliatura».

 

«Sara Marcozzi preferisce spostare l’attenzione su aspetti formali e omette di parlare di quelli invece sostanziali, ben più importanti, emersi nel corso della riunione, forse sapendo che su questi c’è poco da polemizzare».

Risponde così Luciano Monticelli, consigliere regionale e presidente della IV Commissione Consiliare Politiche Europee e Internazionali, «In realtà si tratta di questioni meramente organizzative che la stessa legge permette di risolvere in tale maniera, visto che, è chiaro, un presidente non può, indipendentemente da un altro incarico, essere presente in ogni luogo. Per questo, consiglieri e soggetti facenti funzioni possono sostituirlo e impedire in questo modo che la macchina organizzativa si blocchi. Se, però, la Marcozzi è così attenta e precisa, mi chiedo come mai non abbia sottolineato aspetti più sostanziali e direi molto più importanti di un’assenza emersi nel corso della Commissione da me presieduta».