LA REPLICA

Legnini e la cena con il pm sotto indagine: «sono molto arrabbiato»

Il vice presidente del Csm spiega cosa accadde quella sera

Redazione PdN

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Giovanni Legnini

 

 

 

ROMA. «Avrei evitato quella cena se avessi saputo della presenza dell’imprenditore D'Agostino è del giudice Savasta».

Il vice presidente del CSM Giovanni Legnini conferma la notizia riportata qualche giorno fa dal quotidiano ‘La Verità’ e sceglie lo stesso giornale per raccontare cosa sia accaduto, non nascondendo anche un certo disappunto per come andò quella sera.

 

In pratica Legnini si ritrovò davanti Antonio Savasta, ex pm della procura di Trani ed oggi giudice dell'ottava sezione civile del tribunale di Roma, indagato per intralcio alla giustizia e corruzione.

 

Savasta è accusato di aver chiuso un occhio su un'inchiesta che coinvolgeva l'immobiliarista barlettano Luigi D'Agostino, suo compaesano e coetaneo, che, come racconta ‘La Verità’ usava il babbo dell'ex premier Matteo Renzi «come passepartout per sedersi ai tavoli che contano».

In un momento di difficoltà il giudice chiese aiuto per incontrare dei potenti. E così avvenne. Incontrò il ministro Luca Lotti ed una sera anche Legnini.

Il pm sotto indagine andò ad una cena ai Parioli e lì c’era anche il vice presidente del Csm.

 

La circostanza viene confermata anche da quest’ultimo che racconta di essere molto arrabbiato per questa vicenda che rischia di minare  la sua onorabilità ma soprattutto «il rispetto che si deve al Consiglio la cui immagine di garanzia di imparzialità non può essere appannata».

Legnini racconta che negli ultimi quattro anni ha evitato qualunque evento conviviale con magistrati sottoposti a procedimenti disciplinari. Una decisione precisa per rispetto del CSM.

Di quella cena dice: «è una vicenda kafkiana perché non saprei proprio cosa rimproverarmi. Si tratta di una cena in piedi, a casa di un giornalista, mio ex collaboratore (Luciano Tancredi, ndr) alla quale partecipavano una trentina di persone. In alcun modo sapevo della presenza di D'Agostino nè del dottor Savasta. Non li conoscevo e nessuno mi aveva informato della loro presenza, altrimenti di sicuro non sarei andato. Non parlai con loro se non per i convenevoli di presentazione».

 

Savasta intervistato da ‘La verità’ aveva raccontato che quella sera Legnini lo salutò con freddezza ma lui smentisce in parte: «in realtà ero molto arrabbiato per la sua presenza, evidentemente determinata dalla sua volontà di creare un contatto con me e che non gli avrei concesso ove me lo avesse  richiesto».

Legnini ricorda anche di aver espresso il suo malumore sia al padrone di casa che a sua moglie e che non si ricorda chi glielo presentò ma assicura di non essersi trattenuto a parlare con lui e il pm «nemmeno tentò ulteriori approcci».

 

Per il resto Legnini assicura che in questi ultimi quattro anni non ha mai ricevuto pressioni o richieste di incontro da magistrati sottoposti a procedimenti disciplinari.

Sul lavoro fatto, invece, si dice soddisfatto: «su 691 procedimenti conclusi ci sono stati 220 casi di condanna  è un aumento della produttività del 25%».