LE CONSEGUENZE

Legambiente: «il clima è cambiato ora adeguiamo le regole per mitigare  danni»

Reso noto oggi il rapporto Città clima sugli effetti dei nubifragi nelle città  

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

191

Legambiente: «il clima è cambiato ora adeguiamo le regole per mitigare  danni»

 

ABRUZZO. L'ultimo violento nubifragio abbattutosi su Lanciano, in val di Sangro e sulla costa abruzzese rende ancora più evidente la diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi sul nostro territorio.

Ed è per queste ragioni che ora serve scegliere con attenzione le priorità di intervento e accelerare nelle politiche.

Esempi pratici di come certi fenomeni siano mutati per intensità e di come siano sempre più gravose le conseguenze.

Luzio Nelli, Legambiente Abruzzo spiega che «è molto importante capire l’entità degli impatti provocati, individuare le aree a maggior rischio, approfondire dove e come i fenomeni si siano ripetuti con maggiore frequenza in modo da cominciare ad evidenziare, laddove possibile, il rapporto tra frequenza dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali. Il tutto deve portare alla realizzazione di un piano per la mitigazione e la resilienza del territorio ai cambiamenti climatici. Un 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare 100 euro in riparazione dei danni. Anche solo in una visione strettamente economica è positivo investire in prevenzione».

Il rapporto di Legambiente “Città clima” denuncia che dal 2010 ad oggi sono 198 i comuni italiani colpiti, 340 fenomeni meteorologici estremi, 109 i casi di danni a infrastrutture da piogge intense, 157 le persone vittime di maltempo. Il 2017, l’anno più caldo di sempre dopo il 2016, è segnato da siccità e ondate di calore. Quest’ultime, tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, hanno causato 23.880 morti.

Si tratta di un rapporto che fotografa i danni subiti e sprona ad aprire gli orizzonti culturali per cercare nuove regole e nuove soluzioni per mitigare fenomeni e spese di ricostruzione.

La messa in sicurezza delle città e del territorio, con azioni di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, non può più attendere. E proprio perché sono le città gli spazi più a rischio è necessario intervenire con nuove strategie, risorse ed un coordinamento nazionale.

In questi anni - spiega Legambiente- abbiamo assistito ad un rimpallo di responsabilità tra Governi e Sindaci, che dipende dalla mancanza di una idea condivisa di come si debbano affrontare le problematiche nelle aree urbane e quindi che permetta di mettere in campo gli articolati strumenti oggi necessari: dall'allerta della protezione civile alla messa in sicurezza dei tombini, dall’adattamento al clima dei quartieri a quello dei fiumi. Per realizzare questo cambiamento occorre prendere alcune decisioni oramai non più rinviabili.

«Occorre approvare un regolamento per l’adattamento climatico e la messa in sicurezza delle città», incita Legambiente, «che imprima un cambiamento radicale di rotta nelle pratiche di intervento, indispensabile se si vogliono superare discussioni infinite e assumersi davvero la responsabilità di mettere in sicurezza le persone. Il regolamento deve contenere scelte determinate per smetterla di continuare a piangere morti e a contare i danni. L’obiettivo è quello di cambiare il modello di gestione dell’acqua in città, a partire dalla progettazione e intervento negli spazi pubblici. Perché non si deve più puntare ad espellere l’acqua velocemente dalle città attraverso canali interrati, ma adattare gli spazi urbani alla nuova situazione climatica, in modo da far filtrare l’acqua nei suoli, trattenerla in serbatoi con l’obiettivo di garantire la sicurezza nei momenti di massime precipitazioni e averla a disposizione nei momenti di siccità».

Secondo Legambiente per la costa occorre stabilire un’unica regia per gli interventi visto il fenomeno esteso dell'erosione.

Non si può continuare a procedere con scogliere artificiali e pennelli frangiflutti, oltre a cemento sulle spiagge e problemi legati alla scarsa qualità dei fiumi.

Si deve tener conto di processi complessi che riguardano gli ecosistemi e necessitano di una attenta tutela e progettazione degli interventi di adattamento al clima.

Va salvaguardarta la permeabilità dei suoli nelle aree urbane, fissando delle percentuali obbligatorie di terreni permeabili negli spazi privati e pubblici (parcheggi, cortili, piazze).

 

 

Andrebbero riviste le tecniche di costruzione degli edifici come la creazione di vasche sotterranee di recupero e trattenimento delle acque piovane ma anche vietare l’utilizzo dei piani interrati per abitazioni.

«Può sembrare una proposta banale ma, da Olbia a Livorno, tante persone sono morte in questi anni perché vivevano in appartamenti sotto il livello della strada che, in caso di alluvioni, diventano pericolosissimi. Si deve stabilire il divieto e realizzare monitoraggi nelle città più a rischio per scongiurare altre tragedie», dice l’associazione.