IL SEQUESTRO

Dopo le cartolarizzazioni Paolucci impone per 20 anni la tassa per gli ospedali  

Vincolate le economie regionali dopo l’estinzione delle tre cartolarizzazioni

Redazione PdN

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Assessorato alla sanità

Silvio Paolucci

 ABRUZZO. Scadranno le rate delle cartolarizzazioni ma l’assessore Silvio Paolucci decide di vincolare per i successivi 20 anni le economie derivanti. Un salasso non previsto di 30mln per pagare i nuovi ospedali di Chieti, Lanciano, Vasto ed Avezzano.

Lo stabilisce la delibera 403 del 2018 dello scorso 12 giugno, proposta proprio da Paolucci.

 Insomma, una costosa novità dopo anni di sacrifici per pagare le cartolarizzazioni (ben tre) frutto di bagordi e sciatteria che hanno spolpato la sanità pubblica. Questo dopo tasse elevate ai massimi livelli per pagare quel faticoso rientro dai debiti del passato.

Si parla di oltre 800 mln di euro da pagarsi in 20 anni di scomodissime rate e veri e propri sacrifici nella speranza di riportare in attivo i bilanci della Regione.

Ma sui risultati non vi è certezza e la Corte dei Conti si è più volte trovata di fronte l’imbarazzo di non sapere e di non poter controllare, visto che i rendiconti validati risalgono al 2013.

Ora, però, le cartolarizzazioni che sembrano acqua passata, finite ed estinte, in realtà sono quasi agli sgoccioli, nel senso che la Regione ogni sei mesi paga ancora in totale circa 30 mln di euro, pari a 60 mln di euro l’anno.

La chiusura definitiva avverrà solo il 4 dicembre 2021 e da allora il bilancio regionale potrà alleggerirsi.

Anzi no.

Sono anche emerse nel frattempo “piccole refluenze”,  cioè spese previste ma poi svanite relative alle cartolarizzazioni D’Annunzio e Cartesio, cioè nuova disponibilità di liquidi già distribuiti e finiti per finanziare per esempio la Saga.

 La novità è che non ci sarà nemmeno il tempo di tirare un sospiro di sollievo per il “mutuo” estinto che già praticamente si decide di fare finta di nulla e di proseguire a succhiare risorse proprio come se si continuassero a pagare le cartolarizzazione.

La giunta di D’Alfonso, seppure in sua vacanza senatoriale, infatti, ha deciso sostanzialmente di utilizzare quel prelievo forzoso imposto a tutti gli abruzzesi e al quale si sono abituati ed adeguati ormai per finanziare tutti i progetti di finanza che la stessa giunta ha deciso di avviare fin dal primo giorno di insediamento.

C’è bisogno di nuovi ospedali all’avanguardia e questo nessuno lo può negare, ci sono modi e modi per farlo e l’esecutivo, che governa da 4 anni, ha deciso uno strumento ampiamente contestato nella forma e nel metodo: il progetto di finanza.

A questo oggi si aggiunge anche la scelta, tutta politica, per i prossimi 20 anni, di tenere tirata la cinghia e garantire, seppure in maniera suppletiva e di ultima istanza, i nuovi ospedali che i privati dovranno costruire con soldi propri ma lucrando poi sulla gestione di servizi e incassando un canone dalla Regione.

In estrema sintesi è come se la giunta ponesse in garanzia i fondi regionali per la tranquillità dei privati che arriveranno a costruire le opere anticipando le cifre ma lucrando di gran lunga sull’intera operazione.

Nella delibera 403 la scelta viene giustificata come una ulteriore ed estrema garanzia per la realizzazione dei nosocomi appellandosi persino al principio della precauzione che dovrebbe essere il faro illuminante di ogni amministrazione ma che proprio questa amministrazione ha dimostrato di accantonare (uno dei casi più clamorosi è proprio la procedura avviata con l’Ati Maltauro per la costruzione del nuovo ospedale di Chieti, procedura tacciata di poter provocare un ingente danno erariale).

Eppure degli accordi di programma per gli ospedali di Avezzano, Lanciano e Vasto, che dovevano essere già firmati da mesi  non se ne sa nulla, sostituiti da nuove proposte.

 

Ora da dove prenderà i soldi la Regione per pagare queste nuove inattese rate?

Ovviamente dalle tasche dei cittadini sotto varie forme: le tasse, prima di tutto, che non potranno scendere nemmeno dopo il salasso delle cartolarizzazioni fino, almeno, al 2041.

Soldi che dovranno derivare dalla «contrazione della spesa corrente»  che pure non sembra essere un obiettivo centrato.

Deriveranno da «ogni risorsa libera prioritariamente alla copertura della quota annuale qualora si rendesse necessaria» che è come dire: “nel caso proprio remoto che avanzassero soldi e si dovesse scegliere come spenderli il pagamento della rata per i nuovi ospedali è l’opzione prioritara”.


Tecnicamente un «vincolo di utilizzo» per 20 anni che appare come una sorta di “requisizione” di beni pubblici o un sequestro preventivo, più che delle somme, della libertà per le amministrazioni future che si troveranno letteralmente con le mani legate. Perchè tutto è già stato deciso oggi.

I dirigenti interpellati (Ebron D’Aristotile, Giovanni Farinella, Fabrizio Bernardini, Angelo Muraglia) hanno dato tutti parere positivo e la delibera è stata approvata con i voti degli assessori Giovanni Lolli, Giorgio D’Ignazio, Dino Pepe.

Naturalmente il presidente Luciano D’Alfonso era assente perchè impegnato a Roma nelle sue nuove funzioni di senatore.