LE CONSEGUENZE

Sanità pubblica falcidiata ma budget ai privati sempre più ricchi: ecco le conseguenze

Ospedali e reparti tagliati, sovraffollamento e personale insufficiente. Diritto alla salute e alla dignità messi da parte

Redazione PdN

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Sanità pubblica falcidiata ma budget ai privati sempre più ricchi: ecco le conseguenze

 

 

 

 

ABRUZZO. I letti nei corridoi ci sono sempre stati, specie nei periodi di particolari criticità. Del resto la sanità pubblica non è mai stata un gioiello di efficienza ma negli ultimi tempi è innegabile che le cose siano peggiorate.

Oltre alle difficoltà di sempre, si paga lo scotto delle scelte che sono state fatte negli ultimi 4 anni, passo dopo passo, riforma dopo riforma, ed oggi si può riassumere approssimativamente con un dato di fatto incontrovertibile.

La verità è che la sanità pubblica è stata messa a dura prova, quasi vessata, svuotata e riorganizzata e con la scusa della razionalizzazione e dei tagli della spesa, si è preferito tagliare servizi ma non gli sprechi veri milionari rimasti intatti.

Contemporaneamente la spesa è pure lievitata, scansando di netto il pareggio di bilancio imposto dal commissariamento (finito grazie all’indulgenza politica e meno dei tecnici) soprattutto per i budget aumentati ai privati.

Una conseguenza quasi logica, viste le difficoltà della sanità pubblica, che arranca e non ce la fa e dunque ha bisogno di una mano. Difficoltà, però, indotte da scelte ben precise.  

E non era difficile prevedere che con il taglio degli ospedali minori i pronto soccorso e reparti degli ospedali maggiori avrebbero faticato di più e con il personale già insufficiente già da prima.

Facile anche dire che se un presidio sanitario si allontana, pure il diritto alla salute e alle cure indietreggia, specie nelle zone interne della regione.  

 

Le critiche maggiori e pungenti all’operato del duo D’Alfonso-Paolucci arrivano da quel Pd umiliato e messo da parte dai ras del momento che guidano il partito in Abruzzo e allontanano sempre più i momenti collegiali.

Angelo Bucciarelli è uno di questi che oggi ricorda: «Paolucci ci ha annoiati per anni con la sua griglia LEA, che secondo lui certifica la qualità del nostro sistema salute. Invece, la sanità in Abruzzo va in blocco: i reparti si ingolfano e le attese sono interminabili; le liste d'attesa sono scandalosamente lunghe; i letti per i corridoi aumentano; diventano inaccettabili i tempi medi per poter accedere a prestazioni sanitarie importanti, anzi una parte cospicua della popolazione addirittura rinuncia alle cure rivolgendosi ai privati. E poi, la mancanza di personale manda in sofferenza i reparti e i servizi, esaspera i medici, gli infermieri, i tecnici, gli operatori sanitari di qualsiasi genere. Un disastro organizzativo senza pari. E mentre accade il disastro intorno a noi, Paolucci, ha aumentato il budget alle cliniche private(la vera causa della crisi della sanità abruzzese). Alle cliniche private vengono garantite risorse con grande generosità, rispetto a quanto indicato dalla legge, facendo incassare loro profitti milionari. E mentre tutto ciò accade, per i cittadini curarsi diventa sempre più caro».

 

Nel Vastese, ricorda Bucciarelli, «sono stati chiusi 5 ospedali e molti servizi, le liste d’attesa per visite e esami si allungano, le condizioni di lavoro dei medici e degli operatori peggiorano con turni massacranti e negazione di diritti. In Abruzzo, il taglio dei posti letto degli ospedali pubblici è stato più del doppio del taglio nel privato e conseguentemente i Pronto Soccorso sono al collasso».

 

Insomma se la sanità non va non è colpa della sfortuna ma di chi amministra. Sarebbe verità lapalissiana ma non di questi tempi.

Ed infatti la politica gioca la sua battaglia perenne per il consenso, anche sulla sanità.

Dopo che il Pd locale ha aggravato la situazione e creato nuovi presupposti per una sanità in affanno, il primo atto dei parlamentari Pezzopane e D’Alessandro è stato quello di un disegno di legge che provocatoriamente cancelli quanto fatto proprio da loro fino ad ora, passando la patata bollente al nuovo governo giallo-verde: “salvate i piccoli ospedali se ne siete capaci”, dicono.

Diciamo che per la sanità occorrerebbero menti e azioni di levatura maggiore anche perchè l’emergenza è diventata la normalità.

 

E oggi a fine corsa, la giunta del presidente-senatore annuncia assunzioni in tutte le Asl ma si tratta di annunci che, se va bene, vedranno la concretezza delle assunzioni tra un anno o giù di lì.

Nel frattempo si fatica ancora e un’altra estate è arrivata ed è la stagione peggiore: tra ferie e permessi, l’organico giunge a livelli più che critici.

Chi rimane nei reparti fatica, in condizioni disagiate.

E c’è da dire anche un’altra cosa: in realtà il turnover è al 50%.

In pratica se si assumono 200 persone tra infermieri, medici, tecnici ecc, in realtà ne mancano altri 200, perché sono andate in pensione o si sono trasferiti in 400.

Come dire che quando arriveranno le nuove leve dai concorsi, il problema della carenza organica si sarà risolta a metà.

Meglio di niente, anche se non si potranno attendere altri 10 anni per risolvere definitivamente.

In questo pandemonio politico-burocratico-sanitario, la Cgl di Chieti torna a denunciare la carenza di una programmazione e di pianificazione delle ferie estive e si dichiara contraria al lavoro straordinario per gestire l’emergenza estiva.

 

Il Fondo per la remunerazione dei lavoratori risulterà insufficiente a coprire tutte le prestazioni eseguite con conseguente mancato pagamento nei confronti dei lavoratori.

Ma non è tutto:  i dipendenti della Asl di Chieti, a seguito dello straordinario prestato, hanno accumulato un credito orario di centinaia di ore che non viene liquidato e, tantomeno vi è la possibilità di recupero compensativo dovuto proprio alla carenza di personale.

In altri casi, i lavoratori non si sono visti corrispondere la giusta retribuzione per il lavoro svolto, tant'è che sono ancora in attesa della liquidazione delle somme a titolo di straordinario relativo agli anni 2016 e 2017.

 

«Il piano assunzioni rappresenta sicuramente un passo in avanti verso il riequilibrio delle risorse umane a disposizione», aggiunge la Cgil, «che nella previsione normativa tende a garantire la continuità lavorativa al personale oggi precario. Però, da una sommaria lettura della relazione allegata alla deliberazione del Direttore Generale n. 1127/2018, si evidenzia come, a causa dei tetti di spesa del personale imposti dal piano di rientro del sistema sanitario regionale, si è passati da una dotazione organica di 5116,81 unità di personale a 4053.   Ricordiamo ad onor di cronaca che rispetto alle 4053 unità lavorative ad oggi prestano servizio circa 3800 lavoratori tra tempi indeterminati e precari, numero totalmente insufficiente a coprire le esigenze di servizio. In tale contesto, invece che programmare investimenti urgenti sul personale, che è il vero cuore pulsante della assistenza sanitaria, in questi giorni si discute di finanza creativa per la costruzione del nuovo ospedale dell'Aquila».

 

Meglio non ammalarsi mai, ma in estate la iattura raddoppia in Abruzzo.