LA SENTENZA

Ingegneri ed architetti pagati meno: per la Cassazione è giusto

Lo prevedeva anche una delibera di giunta del 2014 che aveva scatenato sonore proteste

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Ingegneri ed architetti pagati meno: per la Cassazione è giusto

Luciano D'Alfonso

 

 

ABRUZZO. Sforare i limiti minimi tabellari per prestazioni professionali si può specie se a farlo è un ente pubblico.

Pagare il 70% in meno un ingegnere per esempio si può fare.

 

La II sezione civile della Corte di Cassazione (presidente Lina Matera, relatore Ubaldo Bellini) con la sentenza n. 14293 del 4 giugno scorso ha confermato la validita' dell'operato della Regione Abruzzo in merito alla possibilita' di derogare ai minimi tariffari degli ordini professionali in materia di progettazione delle opere pubbliche.

 

Nel cassare la sentenza n. 875/2014 della Corte d'appello di Genova - chiamata a dirimere una controversia tra un architetto ed una societa' che aveva conferito al professionista l'incarico di progettare un immobile da adibire a centro commerciale - la Suprema Corte ha ribadito che «l'inderogabilita' dei limiti tariffari di categoria stabiliti per i professionisti e' circoscritta dalla l. 1 luglio 1977, n. 404, art. 6 ai soli incarichi professionali privati e non vale, pertanto, per gli incarichi conferiti da enti pubblici».

Inoltre «costituisce principio largamente consolidato nella giurisprudenza di legittimita' quello secondo il quale il compenso per prestazioni professionali va determinato in base alla tariffa ed adeguato all'importanza dell'opera, solo nel caso in cui esso non sia stato liberamente pattuito, in quanto l'art. 2233 c.c. pone una garanzia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso, attribuendo rilevanza in primo luogo alla convenzione che sia intervenuta tra le parti e poi, solo in mancanza di quest'ultima, e in ordine successivo, alle tariffe e agli usi».

Rileva altresi' la Corte che «nella disciplina delle professioni intellettuali, il contratto costituisce la fonte principale per la determinazione del compenso, mentre la relativa tariffa rappresenta una fonte sussidiaria e suppletiva, alla quale e' dato ricorrere, ai sensi dell'art. 2233 c.c., soltanto in assenza di pattuizioni al riguardo».

 

Nei mesi scorsi a protestare era stato il presidente nazionale dell'Ordine degli Ingegneri, Armando Zambrano, contestando la delibera della Giunta regionale d'Abruzzo del 5 settembre 2014 in cui venivano imposti tetti massimi, pari al 2,5% del finanziamento complessivo, per le spese tecniche di progettazione di opere pubbliche come ristrutturazione di edifici scolastici, rifacimenti dei sistemi idrici e fognari, realizzazione di impianti sportivi.

 

Secondo l’ordine così si arrivava a pagare anche il 70% in meno il professionista.

 

Insieme al presidente della Federazione regionale, Agreppino Valente, e al presidente dell'Ordine della provincia dell'Aquila, Elio Masciovecchio era stato presentato un ricorso al Tar «anche perché - ha aggiunto il presidente nazionale - con queste percentuali è impossibile fare un progetto di qualità. E questo alla fine farà lievitare i costi, perché senza buona progettazione si apre la strada a varianti in corso d'opera, si creano le premesse della realizzazione di opere pubbliche fatte male, a cattedrali del deserto, perché, per esempio, non sono stati ben calcolati in fase di progettazione i costi di gestione e manutenzione».

Esulta, invece, il presidente-senatore Luciano D’Alfonso che rivendica la bontà delle sue scelte oggi confermato al livello più alto.