PAROSSISMI

Il Consiglio regionale usato per scopi politici: quando la politica offende le istituzioni  

Leggi fatte apposta sbagliate per mettere alla prova l’avversario politico

Redazione PdN

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Consiglio regionale

 

 

ABRUZZO. Per l’ennesima volta ieri il Consiglio regionale ha approvato (questa volta persino all’unanimità) una legge con il forte sospetto e la consapevolezza che possa essere impugnata dal governo perchè illegittima.

In passato è accaduto già molte volte che il Consiglio regionale abbia approvato leggi e gli uffici della Regione abbia apposto pareri tecnici positivi su norme poi impugnate dal Governo, cioè sbagliate nella forma e/o nel merito. Ma in Abruzzo nessuno se ne era accorto.

Altre volte è accaduto che gli uffici abbiano dato parere negativo ed il Consiglio, invece, abbia comunque voluto votare la legge “sbagliata”, consapevolmente.

E questo accade per varie ragioni: una su tutte perchè gli interessi particolari (che siano quelli del partito o di una parte di un partito o che siano addirittura personali), prevalgono sull’interesse pubblico che è sempre indubbiamente quello di avere rappresentanti intellettualmente onesti ed esclusivamente dalla parte dei cittadini.

Come si conciliano onestà intellettuale e l’interesse pubblico con leggi varate perchè, dicono, che “servono ai cittadini” ma poi saranno quasi certamente cancellate?

I problemi non si risolvono così, anzi così raddoppiano e raddoppiare problemi non è certo nell’interesse pubblico.

 

Ieri è successo qualcosa di più: il M5s ha sostenuto per ore, in aula e fuori, che centrodestra e centrosinistra si fossero accordati per strutturare una legge appositamente carente affinchè i grillini potessero misurarsi con una non chiara attività di lobbing presso il “proprio” ministro competente affinchè questi rinunciasse all’impugnativa.

La legge in discussione era quella delle indennità dei medici di guardia medica, un pasticcio colossale da guinness che si è trascinato dietro anche pasticci più recenti, innescati da un intervento della Corte dei Conti persino contestato dal senatore-presidente Luciano D’Alfonso.

Ebbene, siccome sul punto ci sono gravissime responsabilità (per un accordo scritto male nel 2006 e per provvedimenti d’impeto nel 2017, poi rimangiati dalla stessa maggioranza che hanno creato problemi seri ai medici) e nessuno ha voluto assumersi responsabilità si è utilizzato il Consiglio regionale per fini politici che definire infimi è riduttivo.

Il gioco politico della maggioranza di centrosinistra -secondo quanto spiegato dal M5s- sarebbe quello di metterli in difficoltà e renderli facili bersagli politici di errori o di scarsa forza persuasiva verso il “proprio governo”.

Ora qui non ci interessa il merito della legge e quello che accadrà davvero e cioè se la legge sarà impugnata (e sarà gravissimo) o meno.

Quello che appare sempre più incredibile, assurdo e umiliante, è come si possa arrivare a deturpare le istituzioni pubbliche, in questo caso il Consiglio regionale, per meri fini politici o tornaconti elettorali fino ad approvare scientemente una legge fatta male a posta per mettere in difficoltà gli avversari politici.

Emergono così una distorsione delle regole democratiche ed una politica che campa sulle spalle delle istituzioni.

Mica una novità solo che spaventa la sfacciataggine con la quale si fanno le cose, come se la luce del sole fosse un salvacondotto universale.

La cosa eclatante è che il trappolone riesce persino con i voti del M5s che, dopo aver contestato per ore, aver contestato la boccaitura dei loro emendamenti, ha deciso di votare lo stesso la legge. Questo dopo aver svelato  il possibile scenario diabolico concepito e rendendosi pure partecipi del piano.

 

Un voto, quello dei grillini (ma anche da altri consiglieri),  dato pur sapendo che quella legge è fatta male e sarà «certamente» impugnata ma arrivato per dimostrare «il senso di responsabilità nei confronti dei medici».

 

Ma forse qui, dopo aver perso la bussola si sta annaspando in mare aperto in preda ad una insolazione: quale utilità può avere una legge poi cancellata?

A prendere tempo?

A spostare più in là una soluzione?

A chi giova tutto questo se non a pochi politici minimi?

Ma i consiglieri regionali davvero non hanno alcuna responsabilità nell’adempimento del loro diritto di  voto in aula?

Come si può accettare che i rappresentanti eletti rendano di proposito un pessimo servizio alla collettività e nessuno si indigni?

Abbiamo capito che la coscienza conta poco in politica ma quale interesse stanno difendendo tutti i consiglieri quando approva una legge che si dice sarà quasi certamente cancellata?

Anzi quasi sperando che questa venga cancellata perchè così si infligge pure un colpo all’avversario?

Davvero si può fare politica calpestando qualunque cosa?

Non è questo anche una sorta vilipendio delle istituzioni?

Si badi bene qui non interessa se la legge sarà effettivamente impugnata ma l’animo e la consapevolezza con il quale i consiglieri votano una legge.

 

LOBBY UBER ALLES

Domenico Pettinari ieri ha detto: «L’obiettivo, molto probabilmente, è quello di scaricare la responsabilità sul Governo M5S-Lega (...) Appena ci siamo accorti delle lacune della legge, che vogliamo votare favorevolmente abbiamo immediatamente presentato due emendamenti che ne correggessero l’impostazione così da rendere la legge risolutiva e non impugnabile. Emendamenti respinti in commissione da Forza Italia e Pd con la sconvolgente motivazione di auspicare in un intervento lobbistico del M5S Abruzzo sul proprio Governo».

A quale attività di lobbing fanno riferimento quelli del centrosinistra e del Pd?

 

Sara Marcozzi ha rincarato: «Non risolvere volutamente il problema oggi, sperando di mettere all’angolo un Governo neonato presentandogli una legge mal scritta auspicandone, neanche troppo velatamente, l’impugnazione, è un atto politico ed istituzionale di una gravità inaudita. Un gioco di potere che vede come uniche vittime cittadini e lavoratori inermi».

Parole sante, si direbbe, ma poi i fatti dicono che anche il M5s ha votato quella legge un paio d’ore dopo aver pronunciato queste parole.

Se le parole hanno un senso, lo scopo di chi ha preparato la legge scritta male è quella di mettere alla prova i grillini e vedere quanto quelli abruzzesi siano “potenti” nel persuadere il proprio governo.

 

A fare cosa?

A non far impugnare una legge illegittima.

Possibile che tutti fanno finta di non sapere che se le leggi vengono impugnate, questo avviene per esclusive ragioni tecniche e giuridiche e che la politica non dovrebbe interferire in nessun modo, con nessuna pressione diretta o indiretta, velata o svelata su chi prende decisioni tecniche?

Nessuna attività di lobbing dovrebbe mai poter influire a tali livelli.

Perchè mai?

Semplice, per avere in circolo sempre leggi legittime e non anche obbrobri lasciati circolare perchè qualche vigile è stato “corrotto” da una efficace attività di lobbing.

Ma perchè il Pd fa queste affermazioni?

Forse perchè è quello che è accaduto fino ad ora?

 

Facile comprendere gli effetti di una mancata impugnazione di una legge scritta male: c’è chi ci costruisce carriere e consensi a discapito, spesso, delle casse e dell’interesse pubblico in un poco onorevole scambio di favori dove a fare i favori sono le istituzioni pubbliche e non le persone.

Una differenza non da poco, sostanziale ma sottovalutata.

 

Spesso in questi quattro anni lo stesso senatore-presidente D’Alfonso si è più volte vantato di attività di pressione o lobbing verso il Governo nazionale dell’amico Renzi, dal Masterplan in giù, che gli ha poi concesso un seggio blindato in Senato.

Qualche volta si è trattato di mancate impugnazioni di leggi (vedi quelle della Saga, da un certo punto in poi) o che si tratti delle grandi intese sull’uscita dal commissariamento della sanità dell’Abruzzo, facendo credere che si fosse raggiunto il pareggio di bilancio, cosa che non è mai successa.

Eppure la Regione non è più commissariata.

E che dire della “poderosa” attività di lobbing che D’Alfonso ed i suoi hanno scatenato (molte parole e pochi fatti) fin su in Europa per cercare di cambiare le leggi universali sugli aiuti di Stato e legittimare illegittimità commesse a vari livelli.

Stesso schema per cercare di ottenere benefici per pochi e impedire che la Bolkestein imponesse in Italia bandi pubblici per i balneatori e  aprire il mercato alla concorrenza.

Esaltare la “moral suasion” fino a voler cambiare le regole che stanno alla base del nostro sistema democratico, come la libera concorrenza, ha dell’incredibile, specie se ha come obiettivo quello di scatenare il finimondo, peraltro non improbabile.

 

Infatti sono già tanti gli obiettivi comunque raggiunti.

Per esempio, è riuscita a Renzi quando si dice abbia stretto il patto con l’Europa per accogliere tutti i migranti in cambio di maggiore indulgenza dei controllori europei sui conti devastati italiani.

Stesso successo per Delrio che è riuscito a strappare proroghe per i concessionari delle autostrade italiane, nonostante l’Europa imponesse gare di appalti.

Sembra che l’attività di lobbing oggi abbia come unico obiettivo quello di utilizzare le istituzioni e superare le leggi che non sono più viste come un ostacolo.

L’importante è che siano tutti d’accordo.

Ovviamente ad essere umiliato e messo da parte è sempre l’interesse pubblico.

 

a.b.