INCOMPATIBILITA' OPINABILE

Salta ancora il Consiglio regionale senza maggioranza mentre D’Alfonso sta in Senato

Determinanti anche le assenze dei tre consiglieri di maggioranza critici Di Matteo, Gerosolimo e Olivieri

Redazione PdN

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Salta ancora il Consiglio regionale senza maggioranza mentre D’Alfonso sta in Senato

 

 

 

L'AQUILA. La seduta del Consiglio regionale di ieri si è chiusa per mancanza del numero legale causato  dall'assenza di tre consiglieri (critici) della maggioranza e del presidente senatore Luciano D'Alfonso.

Il governatore, presente ai lavori della mattina, nel pomeriggio si è dedicato invece al suo ‘secondo lavoro’, quello di senatore. Così mentre a L’Aquila la sua maggioranza non riusciva a garantire i numeri lui se ne stava a Palazzo Madama per l’altro impegno.

 

Assenti in Consiglio regionale anche  gli ex assessori Donato Di Matteo, ex Pd ora Regione Facile, Andrea Gerosolimo (Abruzzo Civico) entrambi ormai da tempo in rotta con il presidente. Assente anche Mario Olivieri che proprio ieri ha lanciato uno stoccata al Partito Democratico accusato di non voler occuparsi del nuovo ospedale di Vasto.

A quel punto hanno lasciato l’aula anche le opposizioni del Movimento Cinque Stelle e del Centrodestra e così il numero legale è venuto a mancare. In Aula erano presenti 15 consiglieri di centrosinistra, numero insufficiente di un seggio perché la seduta fosse utile.

Il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, ha convocato una riunione di maggioranza per verificare come portare avanti l'attività in questa parte finale della consiliatura ma negli stessi minuti la stessa maggioranza ha duramente attaccato la minoranza per non aver garantito il numero legale (cosa che spetterebbe a chi guida la Regione).

Al palo sono rimasti diversi provvedimenti tra cui il Pdl per un finanziamento di un milione e 700mila euro alle attività antincendio.

Su questo argomento si è scatenato lo scontro in Aula innescato dai pentastellati che hanno chiesto le dimissioni di D'Alfonso e le elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della prossima primavera.

Duro il battibecco tra il consigliere di Centro democratico e presidente della commissione Bilancio, Maurizio Di Nicola, da una parte e i pentastellati e Forza Italia, dall'altra.

«Se il presidente D'Alfonso si fosse dimesso avremmo avuto una situazione analoga, al di là delle pagliacciate che ho sentito e della convenienza politica - ha spiegato Di Nicola - il senso di responsabilità imporrebbe a ciascuno di noi di votare per dare copertura alle attività antincendio per non dover leggere sui giornali di ettari e ettari di vegetazione andata in fumo. Abbandonando l'Aula non meritate di stare qui dentro».

Il consigliere M5s, Sara Marcozzi, ha ribattuto: «Al presidente della regione non importa dell'Abruzzo, rendetevi conto e dite al vostro presidente di andare via e farci tornare al voto. Non può essere più importante la sua carriera che gli abruzzesi e poi non avete più maggioranza».

 

Molto critico anche Mauro Febbo di Forza Italia: «la mancata approvazione di atti urgenti, dovuta alla mancanza del numero legale, ricade tutta ed esclusivamente nel comportamento del governatore senatore Luciano D'Alfonso costretto per la terza volta ad abbandonare l' Aula per correre in Senato. Se avesse risolto la sua incompatibilità acclarata, oggi ci sarebbe stato il vicepresidente Lolli e i provvedimenti sarebbero stati regolarmente approvati».

 

GARANTE DETENUTI

 Fumata nera, invece, nella prima delle quattro votazioni previste per l'elezione del Garante per i detenuti, da tre anni all'ordine del giorno, per la quale occorrono complessivamente quattro passaggi in Consiglio regionale, tre con la maggioranza qualificata, l'ultima con quella semplice. L'assemblea, composta da 21 presenti, ha attribuito 15 voti all'ex parlamentare del Partito Radicale Rita Bernardini, 2 a Manlio Madrigale e uno a Salvatore Brachini, tutti e tre nella rosa dei candidati ufficiali. Hanno ricevuto voti Salvatore Montalbano, l'ex capo della squadra mobile di Pescara, Nicola Zupo, e il consigliere regionale Leandro Bracco, il quale ha dichiarato di aver votato per Bernardini.

Il presidente del Consiglio regionale ha annunciato che nella prossima seduta ci sarà il secondo passaggio.

Insieme al consigliere Bracco, nel corso della seduta di oggi la votazione del Garante per i detenuti era stata chiesta con forza dai consiglieri del Movimento cinque stelle e dai consiglieri forzisti Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri, i quali hanno specificato che sarebbero rimasti in aula mantenendo il numero legale «solo per votare un provvedimento da tre anni all'ordine del giorno».

«Rispediamo al mittente le colpe che il Partito democratico, in modo patetico e con un vittimismo infantile, cerca di scaricare sulle minoranze per la mancata approvazione dei fondi da destinare alla Protezione Civile per la prevenzione degli incendi», replica  Mauro Febbo. «La responsabilita' della mancata maggioranza e della sua liquefazione - prosegue Febbo - e' tutta ascrivibile al Presidente D'Alfonso poiche', la sua incompatibilita' acclamata rende difficile se non impossibile qualsiasi "collaborazione" istituzionale».