AL VOTO

Incompatibilità D’Alfonso, Di Matteo e Gerosolimo non infieriranno sul presidente-senatore

Oggi in aula si vota mozione di sfiducia

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1595

Consiglio regionale: canoni idroelettrici, sanità e nuove minacce di querela di D’Alfonso

Luciano D'Alfonso

 

 

 

ABRUZZO.      Donato Di Matteo, Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri hanno deciso di non infierire sul presidente-senatore Luciano D’Alfonso: loro questa mattina non si presenteranno in aula in occasione della votazione della sfiducia del numero uno della Regione presentata da Forza Italia.

Il loro voto contro il governatore, visto anche i dissidi degli ultimi mesi e le dimissioni (da assessori di Di Matteo e Gerosolimo) avrebbero avuto un peso importante, non solo numerico ma anche politico.

Invece no, hanno deciso di non infierire.

Di Matteo, che solo qualche settimana fa diceva «vado in aula a votare la sua incompatibilità» (e poi così ha fatto) non vuole dare la mazzata finale.

I tre in una nota spiegano che la mozione di sfiducia in Consiglio, secondo loro, è «un esercizio muscolare retorico utile solo a riconfermare posizioni già espresse e non a ottenere un risultato compiuto. Ribadiamo la nostra posizione, ritenendo che il tema dell’incompatibilità si sarebbe dovuto superare da tempo, l’incompatibilità del presidente andava risolta al momento dell’insediamento delle nuove Camere».

Dunque questa mattina loro non parteciperanno alla votazione.

Continuano comunque a sostenere che «l’atteggiamento etico e politico del presidente D’Alfonso è stato un episodio negativo per la nostra compagine regionale e per l’immagine dell’istituzione stessa, elementi che hanno aumentato il disagio e la sfiducia dei cittadini abruzzesi».

Dopo l’incarico affidato dal presidente Mattarella al professor Conte, ritengono i tre, il problema si risolverà da sè: «l’evoluzione del quadro politico nazionale porterà rapidamente al superamento della questione stessa».

Resta il fatto che qualcuno potrebbe interpretare questi atteggiamenti come mancanza di polso e di carattere, magari anche mancanza di coerenza.

Oltre al fatto che una decisione del genere ha come obiettivo nel medio tempo eventuali alleanze in vista delle prossime elezioni regionali.

Di Matteo più volte ha detto che si candiderà con una lista civica ma se lo strappo con il Pd non è così netto si potrà rinnovare una collaborazione-cooperazione alla prossima tornata.

Potrebbe essere e se così fosse si riproporrebbero comunque gli stessi problemi che ha contestato Di Matteo in questi ultimi due anni sia nella gestione del Pd che della Regione rischiando di rimanere fermo e impantanato e con gli stessi problemi irrisolti.

 

Intanto tutto rimane nella esclusiva volontà di D’Alfonso che, lo ha ribadito più volte, nel momento in cui riterrà opportuno sceglierà il Senato e lascerà la Regione per la quale sta ancora lavorando a tempo pieno (rinunciando però allo stipendio, incassa infatti quello da senatore).

E come finirà la votazione, questa mattina?

D’Alfonso dovrebbe poter contare anche sul supporto di Mario Mazzocca e Marinella Sclocco (quest'ultima infatti dice «l’ azione dell’opposizione non può trovare sostegno da parte mia in quanto risponde a meri interessi elettoralistici di parte») che, dopo le tensioni delle ultime settimane, pare si siano tranquillizzati.

Mazzocca tre giorni fa ha pure accettato la delega dell’ufficio della Ricostruzione.

Ma delega fu più azzeccata: ricostruzione non solo post sisma ma anche di un rapporto politico in bilico che si potrebbe rinsaldare anche in vista delle prossime regionali.

 

 

La mozione sarà presentata da Forza Italia: «è un atto dovuto e un dovere morale nei confronti di tutti gli abruzzesi messi alla berlina a livello nazionale per un Presidente attaccato alla poltrona in maniera vergognosa», ha spiegato il Capogruppo Lorenzo Sospiri.

Alla fine comunque vadano le cose poco cambierà, perchè l’ultima parola spetta sempre a quell’uomo solo al comando.