LA SENTENZA

Taglio budget alle cliniche, Consiglio di Stato rigetta anche ricorso eccezionale di Synergo

Storia finita definitivamente su una questione intricata e declinata anche in sede penale

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Taglio budget alle cliniche, Consiglio di Stato rigetta anche ricorso eccezionale di Synergo

Clinica Pierangeli

 

ABRUZZO. Nel 2012 la giunta Chiodi, in seguito alla spending review, tagliò i budget del 10%.

 

Erano i tempi dei sacrifici lacrime e sangue per cercare di rimettere in sesto una sanità depredata in vario modo ed erano i tempi dell’ossessione della “spending review” che imponeva di risparmiare su tutto.

In questo caso il commissario Gianni Chiodi decise di risparmiare sulla spesa pubblica che finiva alle cliniche private convenzionate, come dire “tagliamo tutto ma tagliamo anche ai privati”.

L’atto venne impugnato da Synergo (casa di cura che fa capo a Luigi Pierangeli) al Tar: l’imprenditore lamentava l’abbattimento degli importi dei tetti di spesa dell’anno 2012 nella misura fissa del 9,90% «ben superiore a quella preconizzata dall’intervento normativo statale» e sosteneva che  si dovesse tagliare solo uno 0,5%.

 

Il Tar Pescara gli diede ragione ma la Regione (sempre il commissario Chiodi) fece ricorso al Consiglio di Stato e riformò la sentenza del Tar, l'anno scorso sentenziando: il taglio del budget fu regolare.

 

Secondo i giudici del Consiglio di Stato, infatti, quella di Chiodi fu «una disposizione evidentemente intesa ad ottenere una riduzione e una razionalizzazione della spesa sanitaria, in funzione della spending review» e i giudici citano la sentenza numero 203 del 2016 della Corte costituzionale che «giustifica, anche sul piano dei valori costituzionali in gioco, la penalizzazione degli operatori privati».

Una sentenza non nuova che ha certificato la legittimità della ratio impiegata e poi sovvertita dal 2014 in poi con l’arrivo della nuova giunta.

 

Nella nuova sentenza del Consiglio di Stato pubblicata ieri i giudici amministrativi rigettano senza riserve anche il difficilissimo ricorso per revocazione alla sentenza di secondo grado.

Si tratta di un istituto che permette in pochissimi ristretti e codificati casi di impugnare anche la sentenza del Consiglio di Stato, cosa che Pierangeli fece alcuni mesi fa, tentando in extremis un annullamento del giudicato d’appello.

La sentenza  però è l’ennesima che va nella stessa direzione che, fra l’altro, sconfessa, una volta di più, quella del tar locale.

A questo punto, a meno di altri cavilli, la vicenda dovrebbe passare in giudicato.

 

E’ un altro tassello che si inserisce nella guerra delle cliniche che dura da decenni  con variegate sfumature e toni.

Quella che ha avuto come bersaglio Villa Pini si è concretizzata con l’inchiesta Sanitopoli; subito dopo se ne innescata un’altra contro il successore di Del Turco, Chiodi, che ha accumulato decine di ricorsi al Tar provenienti dall’Aiop l’associazione delle cliniche private  e anche una denuncia penale che ha dato origine ad un processo a Pescara che si trascina da anni e finirà con la prescrizione.

Il suo successore, D’Alfonso, è andato nella direzione opposta rispetto a quella di Chiodi, instaurando una “pax istituzionale” e facendo confluire ulteriori milioni nelle casse delle cliniche alzando più volte i tetti e arrivando a pagare o a sanare anche l’extrabudget (cioè le cifre macinate in ricoveri anche oltre il tetto massimo).

 

A conti fatti dunque quel taglio ai budget di Chiodi risulta oggi legittimo ma mai di fatto applicato proprio perchè, la stessa Regione, ha deciso di pagare comunque anche gli sforamenti a quei tetti.

Come dire che una cosa sono le decisioni scritte nelle carte e un’altra cosa è la realtà.