CRISI E INDUSTRIE

Bocciata la Cassa Integrazione ai 400 lavoratori della Honeywell di Atessa

Melilla: «scelta molto grave»

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Bocciata la Cassa Integrazione ai 400 lavoratori della Honeywell di Atessa

 

 

ATESSA. E’ stata bocciata la richiesta di cassa integrazione per i 400 lavoratori della Honeywell, la società di turbo compressori che ha delocalizzato lo stabilimento abruzzese in Slovacchia. «E’  una scelta grave», contesta Gianni Melilla.

L’ammortizzatore sociale rappresentava, oltre che una speranza di salario fino a febbraio 2019, anche una “garanzia” per la reindustrializzazione del sito, dal momento che l’accordo siglato lo scorso 16 febbraio al ministero dello Sviluppo economico stabiliva che la Honeywell cede il sito gratuitamente a chi vorrà investire in Val di Sangro, dietro erogazione della Cigs per altri 23 mesi.

La bocciatura è arrivata perchè il programma di cassa integrazione presentato dalla società è sostanzialmente finalizzato alla cessazione dell'attività di produzione di turbocompressori, che rappresenta l'attività principale dell'unità di Atessa.

Lo scorso 21 Maggio il direttore generale della direzione ammortizzatori sociali del Ministero del lavoro, Ugo Menziani ha spiegato che questo è quello che si evince dalla circostanza che la maggior parte dei lavoratori interessati alle sospensioni (a zero ore e senza rotazione) e costituenti esuberi strutturali, (331 dipendenti), sono proprio quelli addetti all'attività destinata a cessare.

 

A decorrere dal primo gennaio 2016, sottolinea il direttore Menziano, «il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale non può essere più richiesto nei casi di cessazione dell'attività produttiva dell'azienda o di un ramo di essa».

Contro questo provvedimento è ammesso il ricorso giurisdizionale, ovvero ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 60 o 120 giorni che decorrono dalla data di ricevimento del provvedimento.

 

«Non solo i lavoratori perdono il posto di lavoro, ma si vedono anche respingere un minimo ammortizzatore sociale come la Cig», contesta l’ex deputato di Sinistra Italiana.
Melilla a questo punto chiede che l’Azienda , con il supporto della Regione e dei Sindacati, ricorra contro questo provvedimento armonizzandosi pienamente alla normativa.
«Resta la profonda amarezza nei confronti di un comportamento padronale vergognoso favorito da leggi nazionali e normative europee che consentono delocalizzazioni produttive nei Paesi dell’Europa orientale da noi peraltro sostenuti con incentivi miliardari», chiude Melilla.