LA MEMORIA

Inchiesta Rigopiano. Prima ancora di essere indagato D’Alfonso si difende accusando Gerardis

La memoria del presidente-senatore vale un  (futuro) avviso di garanzia per l’ex dg

Redazione PdN

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Inchiesta Rigopiano. Prima ancora di essere indagato D’Alfonso si difende  accusando Gerardis

Gerardis e D'Alfonso

 

ABRUZZO. Ad inizio maggio Luciano D’Alfonso non era indagato nell’inchiesta sulla strage di Rigopiano ma lui ha voluto presentare ugualmente una memoria. Nella memoria, oltre il compendio giuridico sulle norme da applicare in materia di protezione civile, ha scaricato ogni responsabilità sull’ex direttore generale, Cristina Gerardis.

 

 

Nel documento -molto tecnico- si citano leggi e si forniscono interpretazioni sempre utili per orientare la procura ma i messaggi che emergono, forti e chiari dalla difesa anticipata (e di cui nulla ha detto ieri, parlando proprio dell’inchiesta) sono sostanzialmente due.

 

Primo: la politica proprio non c’entra e questo perchè -D’Alfonso dixit-  c’è una sostanziale distinzione tra organo politico e organo amministrativo (il sindacato dei dirigenti, proprio di recente, lo ha accusato di non rispettare questo principio)

 

Secondo: siccome la politica non c’entra perchè le cose da fare erano puramente tecniche, chi ne risponde è il direttore generale della Regione che è il responsabile dei responsabili di tutta la macchina amministrativa.

 

Detto fatto: la procura di Pescara proprio oggi ha notificato, a Roma, l’elezione di domicilio a Cristina Gerardis, oggi nell’ufficio legislativo del Ministero dell’Agricoltura,  che prelude alla prossima certa iscrizione nel registro degli indagati (come accadrà per tutti gli altri avvisati).

 

«Ho avuto notizia del fatto di essere coinvolta, insieme ad altri colleghi, nelle attività di indagine della procura di Pescara sui drammatici fatti di Rigopiano», ha detto Gerardis all’Ansa, «si tratta, per quanto mi consta, di un atto dovuto, direttamente conseguente al contenuto della memoria depositata a firma di Luciano D'Alfonso nei giorni scorsi. In una parte di quel documento, egli si difenderebbe addossando su di me, quale direttrice generale della giunta, le responsabilità che gli risultano essergli contestate. Credo che una persona, come lui, chiamata dagli elettori a ricoprire un ruolo di così primaria importanza non possa sottrarsi a spiegare compiutamente le sue ragioni, per di più in una situazione tanto dolorosa per l'intera comunità, evitando di rifugiarsi in un sorprendente quanto inappropriato "scarica barile" di responsabilità che, laddove vi fossero, sarebbero personali, non di posizione e come tali non delegabili. Avrò modo di spiegare all'autorità giudiziaria quale fosse il mio ruolo in Regione e quali i reali rapporti tra la burocrazia e la politica. Sono certa che la verità emergerà nel corso delle indagini e nelle sedi opportune», chiude la Gerardis.

 

Questo ruvido attrito tra il senatore-presidente e l’ex dg non può non riportare alla mente le vicende che ruotano attorno al processo anomalo di Bussi dove proprio Gerardis, in più occasioni, con le due dichiarazioni e le sue azioni, ha innescato una valanga (questa volta, per fortuna, solo metaforica) che non ha travolto nessuno degli attori.

Ora quell’attrito, mai chiarito nè manifestato chiaramente durante il suo mandato, si ripropone e conferma che all’origine della rottura di un rapporto di fiducia ci sia stato qualcosa di importante.

Cosa fosse, forse, ora è troppo tardi per saperlo.