ERRORI NON MEDICI

Guardie mediche, la Regione ora fa sul serio: «restituite indennità entro il 30 giugno»  

Stangata da 20mila euro in su e dietro l’angolo lo spettro del danno erariale

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Guardie mediche, la Regione ora fa sul serio: «restituite indennità entro il 30 giugno»  

 

 

ABRUZZO. Ecco che ritornano le raccomandate con brivido ai medici delle guardie mediche  “stalkerati” dalla Regione Abruzzo per riprendersi parte delle indennità concesse per un errore di 10 anni fa della giunta Regionale.

Così stanno arrivando in questi giorni nuovamente nelle cassette della posta delle guardie mediche abruzzesi brutte sorprese: dalla busta salta fuori la tanto temuta richiesta di restituire l’indennità aggiuntiva percepita indebitamente dal 2006 e fino a luglio 2017.

Si tratta di cifre ingenti per ogni singolo medico che a seconda dell’anzianità può arrivare a sfiorare anche i 60 mila euro.

Da versare tutto e in scomode rade.

A richiedere la restituzione è la Regione Abruzzo dopo il pressing della magistratura contabile che ritiene illegittime quelle cifre versate.

Un errore della Regione che però pagheranno i professionisti per scongiurare il danno erariale con buona pace del principio di responsabilità.

Si parla di 4 euro per ogni ora di lavoro: una cifra che va ad aggiungersi ai 22 euro l’ora stabiliti dal contratto nazionale del lavoro (rideterminato nel 2008, nel 2005 erano 20,84 euro).

La Regione dal 1° agosto scorso ha bloccato il versamento delle nuove indennità indennità che sono sparite dalle buste paga e ora si sta muovendo  per recuperare tutte le somme fin qui illegittimamente elargite.

 

La procura regionale della Corte dei Conti, per prima cosa, ha inviato un decreto di richiesta di documenti e informazioni.

Si sta indagando per un presunto danno erariale a carico del bilancio regionale.

I magistrati contabili parlano di un «elevato pregiudizio alle pubbliche finanze» proprio a causa dell’erogazione in favori delle Guardie mediche abruzzesi  dell’indennità «per i rischi legati alla tipologia dell’incarico».

I 4 euro all’ora in più vennero previsti in un accordo integrativo regionale tra medici e Sistema Nazionale approvato dalla giunta Del Turco ad agosto del 2006.

Una indennità che però viene ritenuta illegittima perché in contrasto con l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici che prevede dal 1° gennaio 2004 (e dunque da prima della delibera di giunta regionale) un onorario omnicomprensivo  che ingloba tutte le voci di costo.

 

Una bella grana che ricade sui medici ma non su chi ha combinato questo pasticcio burocratico-amministrativo.

 


RECUPERATE

Nei mesi scorsi i medici hanno protestato, la Regione ha preso tempo e dopo lunghi mesi di silenzio forse qualcuno aveva pure immaginato che la questione potesse essere chiusa senza alcuna restituzione.

I soliti annunci trionfali dell’assessore Paolucci avevano tratto in inganno tutti perchè in effetti un accordo fu trovato ma su parte di altre indennità aggiuntive che vennero concesse a parziale “ristoro” di quella bloccata. Si pensava che tutto fosse risolto in realtà la fonte del problema (la restituzione di quanto ottenuto indebitamente) rimaneva inalterato.

 

 

In una lettera di qualche settimana fa il dirigente del servizio Maria Crocco, il direttore regionale Fabrizio Bernardini e l'assessore Silvio Paolucci hanno scritto ai dirigenti delle Asl abruzzesi per chiedere di far sapere entro il 10 maggio notizie sulla procedura di recupero previste dalla delibera 398 del 2017 per poi inviare le carte alla Corte dei Conti regionali.

Nella lettera che stanno arrivando ai medici si fa riferimento proprio a quella delibera e la Regione scrive:  «le chiedo di provvedere al pagamento di quanto analiticamente specificato nel documento allegato alla presente entro il 30 giugno 2018».

Segue indicazione dell’Iban.

Con un appuntamento da concordare telefonicamente i medici possono anche chiedere che il pagamento avvenga con una rateizzazione.

Anche i giudici del Lavoro sono stati attivati e il 31 maggio dovrebbe arrivare la prima sentenza.

Ma la Regione non vuole più aspettare: la Corte dei Conti preme.

Il pasticcio colossale pluridecennale è destinato però a ingarbugliarsi ulteriormente con le pronunce giudiziarie a vari livelli attese.

Comunque vada, alla fine, quello che davvero non si capisce è il perchè a pagare debbano essere i medici che hanno ottenuto i benefici sulla base di una delibera di giunta evidentemente basata su presupposti errati che forse andavano verificati e controllati meglio.

 Alessandra Lotti