LA RESISTENZA

Incompatibilità, D’Alfonso: «la mia carica di senatore sta scivolando via»  

«Non sono addolorato, giudico laicamente»

Redazione PdN

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Incompatibilità, D’Alfonso: «la mia carica di senatore sta scivolando via»  


 

ABRUZZO. La «lettura dei giornali» in questi giorni sta suggerendo al presidente-senatore Luciano D’Alfonso che la sua cautela è stata giusta. Che ha fatto bene a non dimettersi da presidente della giunta regionale perchè avrebbe seriamente corso il rischio di ritrovarsi senza poltrona.

 

Con le elezioni bis nuovamente alle porte «il ruolo di senatore sta scivolando via», ha detto questa mattina D’Alfonso, pronto, a quanto pare, a tornare in Regione a tempo pieno non appena Mattarella chiuderà l’agonia di questi ultimi 60 giorni.

E D’Alfonso si lascerà portare dalla corrente, subendo  una decisione non sua ma praticamente imposta da quello che gli sta accadendo intorno.

 

IL VOTO IN AULA

Intanto oggi il Consiglio regionale gli ha concesso altro tempo utile per vedere cosa accadrà effettivamente nella Capitale.

Non sussistono cause di incompatibilità tra la carica di Senatore e quella di Presidente della Regione Abruzzo: con 16 voti contro e 15 a favore il Consiglio regionale d' Abruzzo ha respinto l'istanza di incompatibilità.  Nella votazione finita sul filo di lana, hanno inciso i tre sì di esponenti di maggioranza di centrosinistra che hanno votato con le opposizioni, i due assessori uscenti della Giunta D'Alfonso, Donato Di Matteo (ex Pd ora Regione Facile) e Andrea Gerosolimo (Abruzzo Civico), e il consigliere di maggioranza Mario Olivieri, anche lui esponente di Abruzzo Civico.

 

IL CASO DI PANGRAZIO

Ha destato la reazione polemica di M5s e Centrodestra il no del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, che, secondo le opposizioni ha cambiato posizione rispetto all' astensione tenuta nel corso della Giunta per le elezioni dello scorso 26 aprile, che aveva già deliberato la non sussistenza di cause di incompatibilità rinviando la decisione al Consiglio regionale.

Da qui la decisione di presentare una mozione di sfiducia nei confronti di Di Pangrazio annunciata dal capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri. Di risposta, Di Pangrazio ha detto che la sua prerogativa «non è quella di stare attaccato alla poltrona ma di gestire nel migliore dei modi il Consiglio regionale. Il presidente ha titolo a dire la sua perché è anche consigliere regionale».

Il voto del presidente del Consiglio regionale ha generato anche un vivace scontro dai banchi delle opposizioni. «Giuda», l’ha apostrofato il consigliere di Forza Italia, Mauro Febbo. Poi applausi ironici accompagnati da 'buu' e 'vergogna'.

 

«LA CARICA DA SENATORE SCIVOLA VIA»  

E arriviamo alla carica che «scivola via». «Mi sembra di capire dalla lettura dei giornali che si sta risolvendo per ragioni di politica nazionale il tema del doppio incarico perché mi sembra di capire che stia scivolando via il ruolo di senatore. Non sono dispiaciuto, non sono addolorato. Giudico soltanto laicamente», ha detto  D'Alfonso all’Ansa, al termine del dibattito in Consiglio regionale all'Aquila.

D'Alfonso ha fatto notare che dalla sua elezione a senatore, lo scorso 4 marzo alle politiche, a oggi «non si è materializzato nessun conflitto di interessi. Sono stato convocato quattro volte in Senato» e, ha aggiunto «non c'è stata l'occasione per determinare un voto che materializzasse il conflitto di interessi».  

 

«MAGGIORANZA RIPULITA»  

«La maggioranza c'è e mi pare anche ripulita. Io personalmente continuo a pensare che ci siano ragioni per recuperare ogni disagiato. Però una maggioranza ripulita c'è», ha continuato ancora D’Alfonso sempre parlando all’Ansa. «Mi è sembrato che il dibattito di oggi - ha detto D'Alfonso - sia stato un po' affaticato perché ciascuno voleva fare più uno. Sembra che un soggetto politico volesse incassare l' immediatezza di un voto perché pensa di avere il vento in poppa (M5s, ndr.) e il centrodestra con un po' più di trattenimento ma ha partecipato al dibattito interno. Io - ha concluso - invidio coloro i quali godranno della vita lunga del Consiglio regionale senza che abbiano fatto fatica a votare sì».

 

LA SOSTITUZIONE DI DI MATTEO

D’Alfonso ha annunciato che nelle prossime ore sostituirà Di Matteo. Durante l'Assemblea, che ha votato contro l'incompatibilità del governatore eletto senatore lo scorso 4 marzo, l'assessore dimissionario, Donato Di Matteo (ex Pd e ora Regione Facile) ha regalato due libri al governatore al termine di un intervento polemico. «Sono contentissimo che Di Matteo mi abbia donato libri - ha commentato D'Alfonso - e uno dei due addirittura parla del partito d'azione, che non significa partito dell'inazione, che mi ha fatto venire in mente l'assoluta assenza dalla Giunta dei due assessori (l'altro è Gerosolimo, ndr.). Il libro più importante che Di Matteo mi ha regalato - ha aggiunto il governatore - è un inno al partito d'azione. Il secondo è sul narcisismo, che penso secondo lui mi riguardi direttamente».

 



PRIMA DEL CONSIGLIO

Prima del Consiglio Forza Italia aveva lanciato un pronostico, poi smentito: «oggi in Consiglio regionale si dimostrerà che D'Alfonso politicamente non ha più la maggioranza».

Ha parlato di «clima surreale»  Mauro Febbo, elencando una serie di cattive pratiche della Regione Abruzzo rispetto ai fondi europei sottolineando soprattutto la situazione del teatro Marrucino «che sarà costretto a chiudere per mancanza di risorse sia nel 2017 che nel 2018». «Oggi o si sblocca tutto - hanno detto i consiglieri di Forza Italia - o non passa nessuna legge». Iampieri ha parlato di un «programma, quello di D'Alfonso, di 125 pagine tutte disattese»  mentre Gatti ha tenuto a sottolineare che con la prospettiva di nuove elezioni il 22 luglio «D'Alfonso si dimetta da senatore e si rimetta a fare il presidente della Regione».

Di sicuro - hanno concluso i consiglieri di Forza Italia - a maggio 2019 si voterà per la Regione Abruzzo.


5 STELLE: «PREPOTENZA ISTITUZIONALE»

Dopo il voto sull’incompatibilità Sara Marcozzi del Movimento 5 Stelle ha parlato di «un atteggiamento di prepotenza istituzionale paradossale e in spregio della democrazia. Un atto di equilibrismo istituzionale che vede conniventi tutti i consiglieri regionali di maggioranza. Ancora una volta la maggioranza pone la carriera politica del Presidente D’Alfonso davanti agli interessi della comunità abruzzese. Ciò anche in totale spregio del parere degli uffici legislativi del Consiglio Regionale che ben hanno chiarito la totale indipendenza del procedimento di decadenza previsto dal Regolamento del Consiglio regionale rispetto a quello sancito nel Regolamento del Senato».

Poco prima dell’inzio del Consiglio proprio i 5 Stelle avevano organizzato il blitz in aula di Mazzini e Garibaldi... alla ricerca del «re delle due poltrone».

 

RIFONDAZIONE: «LEU SALVA D'ALFONSO»

«Torniamo a rilanciare la proposta avanzata a suo tempo dal nostro segretario nazionale Maurizio Acerbo», dice Rifondazione Abruzzo, «D'Alfonso mostri finalmente un po' di coraggio, rinunci alla carica di senatore e si ricandidi a presidente così gli abruzzesi potranno nelle urne esprimere il loro giudizio sul suo operato alla Regione.

A chi ci chiede perché la sinistra è divisa facciamo notare che in Abruzzo Liberi e Uguali continua a sostenere D'Alfonso e che i voti di Mazzocca e Sclocco sono stati determinanti nella votazione odierna. Con quelli che fanno da ruota di scorta del peggiore PD non si ricostruirà certo una sinistra credibile».

E Leandro Bracco, consigliere regionale di Sinistra Italiana precisa: «erroneamente sta girando da ieri la notizia che LeU abbia votato la "salvezza" del presidente Luciano D'Alfonso. Vogliamo ricordare che Liberi e Uguali è una lista elettorale composta da più forze politiche e non un partito. Alla Regione Abruzzo i due consiglieri regionali di Mdp - Articolo 1, Marinella Sclocco e Mario Mazzocca, hanno votato contro e il nostro consigliere Regionale Leandro Bracco che è da sempre all'opposizione ha votato per l'incompatibilità.  Lo vogliamo sottolineare perché ci pare corretto tutelare i tanti e le tante che hanno votato LeU e che meritano la verità. E siamo fortemente amareggiati di questa brutta situazione».