INFOGNATI

Piove, fogna in mare come sempre a Pescara: da 40 anni è così

Inerzia amministrativa da record. Da tre anni è aperta una inchiesta alla procura ….

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3511

Fogna in mare.  Alessandrini: «problema incancrenito per assenza di iniziative concrete fino ad oggi»

 

 

PESCARA. Nel caso delle fogne a mare l’inerzia dura da 40 anni precisamente da quando il depuratore di Pescara è stato costruito nel 1980. Dal 1990 l’Europa decretò il divieto assoluto di scarichi diretti in mare e, dunque, da quella data l’Italia e L’Abruzzo viola la legge. Anche il piano delle acque regionale ovviamente è sulla stessa linea e per questo la violazione è - se possibile- più grave.

Sta di fatto che ogni volta che piove il sistema fognario pescarese (chissà tutti gli altri…) prevede la commistione di acque bianche e acque nere e per evitare di danneggiare il depuratore di via Raiale vengono azionati gli “scolmatori” che in pratica impediscono l’arrivo dei reflui nell’impianto scaricandoli nel fiume direttamente.

Fogna in mare così come arriva direttamente dagli scarichi dei bagni di casa nostra.

Tra ieri ed oggi la pompa di sollevamento B0 della Madonnina ha ripreso a vomitare il proprio carico di reflui e liquami direttamente nel fiume Pescara, quindi nel mare.

 

E parliamo di miliardi di litri di acqua fangosa e sporca sversati dal 1980 con immaginabili conseguenze sulla qualità delle acque costiere.

L’ennesima segnalazione arriva da Armando Foschi, membro della Associazione ‘Pescara – Mi piace’, che ha effettuato le riprese dello sversamento di liquami ed è lo stesso che ha protocollato diversi esposti alla procura.

Da oltre tre anni una inchiesta è aperta ufficialmente e conta due indagati dentro l’Aca che gestisce gli impianti ma nulla si è fatto per preservare l’ambiente, mentre in passato si è passati alle vie di fatto (come i sequestri) per molto meno.

Proprio lo stesso depuratore fu sequestrato nel 2007 nell’ambito di una delle inchieste finite con magri risultati denominata Fangopoli.

Questa volta invece nulla.

Nulla per 40 anni, forse perchè le amministrazioni pubbliche hanno sempre omesso il dettaglio fondamentale relativo agli sversamenti diretti in mare, ma da due anni i fatti sono  accertati, confermati e conclamati.

In una intervista di ieri al Messaggero il riservatissimo procuratore Massimiliano Serpi ha dichiarato guerra ai reati ambientali e, se è lo stesso che ha coordinato l’inchiesta su Rigopiano, forse, non è tutto perso. Del resto la vicenda della fogna in mare assomiglia molto a quella di Rigopiano e si riassume nello stesso modo: colossale, consapevole omissione e violazione di norme da parte di tutta la filiera istituzionale competente.

 

«Anche questa volta abbiamo filmato quanto accaduto oggi a Pescara», ha detto Armando Foschi, «e, di nuovo, torneremo a interpellare la Procura della Repubblica di Pescara per accertare la regolarità delle procedure adottate dall’Aca, ovvero lo stop del depuratore a ogni pioggia, e gli eventuali danni sul mare, rivolgendo il nostro esposto al nuovo Gruppo di indagine sui reati ambientali predisposto dal Procuratore capo Serpi».

«Il sindaco Alessandrini e l’attuale governance dell’Aca continuano a giocare con il fuoco e con la salute dei cittadini – ha detto Foschi -. Sono giorni, forse settimane, che tutti i vertici istituzionali erano a conoscenza dell’arrivo della prima ondata di maltempo dopo mesi, fenomeno che avrebbe causato pioggia intensa su tutto il territorio, e tutti hanno avuto il tempo per predisporre quelle misure utili a tutelare Pescara e i suoi elementi naturali, azione fondamentale soprattutto oggi, alla vigilia dell’apertura ufficiale della stagione balneare. E invece così non è stato».

 

Appena ieri il Segretario particolare del presidente-senatore, Enzo Del Vecchio, ex assessore comunale, ha annunciato, per l’ennesima volta, l’avvio dei lavori per la realizzazione della vasca di raccolta dei liquami da 20mila metri cubi da sistemare proprio alla Madonnina.

Ma non si sa nulla di progetti e gare di appalto. Del resto altre vasche (obbligatorie per legge) dovevano essere già costruite dal 1990 e poi inserite nel 2006 nell’ambito dell’accordo di programma tra Ato e Di Vincenzo ma l’accordo che si è concluso nel 2015 ha previsto un incasso di decine di milioni da parte del privato e lo “sconto” di alcuni lavori previsti ma non effettuati come le vasche di raccolta… senza che nessuno se ne accorgesse o pretendesse l’ottemperanza del contratto.

 

Secondo la versione dell’assessore Antonio Blasioli invece non ci sono stati molti problemi ieri a Pescara si a per gli allagamenti che per la fogna in mare.

 

 

«In via De Gasperi, in via del Circuito, viale Marconi e viale Pepe nessun particolare problema, salvo qualche pozzanghera che, considerata la quantità di pioggia caduta, era pressoché prevista oltre che inevitabile», ha detto Blasioli, «problemi affrontabili li abbiamo avuti in via Falcone e Borsellino, in via Anelli e via Dei Marsi e anche sulla golena nord del fiume, dove il Dk15, a seguito della chiusura di tutti gli sfiori al fiume eseguita gli anni scorsi con il collegamento al depuratore, ha smaltito con fatica la portata e questo ci porta a pensare che ci sarebbe bisogno di un potenziamento delle pompe di sollevamento per risolvere, una circostanza verificata dal settore Ambiente del Comune insieme all’Aca».