GIUSTIZIA

E sul procedimento disciplinare al giudice Romandini scoppia la guerra nel Csm di Legnini

Le rivelazioni del Fatto Quotidiano  su uno scontro interno ed il cambio del collegio giudicante

Redazione PdN

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E sul procedimento disciplinare al giudice Romandini scoppia la guerra nel Csm di Legnini

Romandini e Legnini

 

 

CHIETI. Uno scontro tutto interno al Csm (il Consiglio Superiore della magistratura, organo di autogoverno dei giudici), scoppiato qualche settimana fa, infuoca le ultime settimane di gestione Legnini, ormai a quattro mesi dalla scadenza del mandato (ed in predicato di candidarsi a presidente della Regione Abruzzo).

E dove scoppia la scintilla che rischia di trasformarsi in un incendio?

Proprio sul procedimento disciplinare nei confronti del giudice Camillo Romandini, il giudice che per oltre 20 anni si è mosso nei tribunali di Chieti e Pescara ed ha firmato la contestata sentenza di primo grado di Bussi poi ribaltata in appello.

 La vicenda la racconta oggi Il Fatto Quotidiano.

Romandini, oggi giudice della Corte d'Appello di Roma ed ex presidente della Corte d'Assise di Chieti, in realtà è una figura marginale dell’intera vicenda.

A lui e al suo legale, però, il ‘merito’ di aver fatto scoppiare un malumore che serpeggia da diverso tempo intorno ai procedimenti disciplinari e la formazione dei collegi giudicanti. Perchè, tra le altre cose, il Csm si occupa anche di giudicare e sanzionare i magistrati che violano deontologia e leggi.

I togati che fanno parte della corrente di Area (sinistra) si sono contrapposti al vicepresidente Giovanni Legnini da Chieti e al consigliere laico di Ncd, Antonio Leone, chiedendo più trasparenza.

 

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Romandini è finito al centro di una serie di articoli inchiesta de Il Fatto tra il 2015 ed il 2016 per una serie di fatti verificatisi ai margini della decisione del processo di Bussi (accuse per aver fatto pressioni sui giudici popolari e strane voci di movimenti di «cose» che hanno fatto pensare a più di qualche persona ad azioni mirate per addomesticare il verdetto).

I colleghi di Romandini, però, fino ad ora lo hanno scagionato quasi da tutto, nonostante un rapporto della Finanza abbia evidenziato alcune sbavature ed una presunta incompatibilità.

A Campobasso l’inchiesta nata sulle pressioni è stata archiviata, la Corte dei Conti temporeggia su una denuncia per presunta percezione di finanziamenti pubblici non dovuti, mentre un altro procedimento si avvia alla conclusione con richiesta di archiviazione sempre da parte della procura di Campobasso.  

A carico di Romandini dunque rimane il residuo procedimento disciplinare nel quale il giudice deve difendersi da presunti comportamenti scorretti nei confronti di altri magistrati ma anche di svolgimento di attività incompatibili con la funzione giudiziaria per la vicenda legata ad un’impresa di sua proprietà che non avrebbe potuto detenere in quanto giudice.

 Una vicenda nata in seguito ad una denuncia di Lorenzo Torto e finita anche al centro di diverse interrogazioni (che non hanno mai ricevuto risposta) del Movimento 5 stelle.

Per uno strano scherzo del destino molti dei problemi di Romandini sono nati con una sostituzione del collegio giudicante della Corte d'Assise proprio nel processo di Bussi dove giudice naturale era Geremia Spiniello, saltato dopo aver rilasciato una intervista al Tg3 alla fine di una udienza. Al posto di Spiniello fu nominato Romandini.

Ed oggi un altro cambio di collegio è al centro dello scontro nel Csm...

 

IL RINVIO

Il processo disciplinare, come ricostruisce Il Fatto,  era in programma il 2 marzo scorso ma l'udienza è saltata perché il 22 febbraio l'avvocato di Romandini, Gianfranco Iadecola, ha inviato una richiesta di rinvio per motivi di salute del giudice.

Una richiesta che, come ricostruisce sempre il giornale di Travaglio, non era stata accompagnata dal certificato medico che è arrivato soltanto il 6 marzo.

Il presidente del collegio Leone ha comunque accolto l'istanza e ha rinviato l'udienza al 10 maggio ma contestualmente è stato cambiato anche parte del collegio.

E’ stato inserito, ad esempio, Luca Palamara, nominato direttamente dal vicepresidente del CSM Giovanni Legnini,  che è anche il presidente della sezione disciplinare.

 



«VIOLATO PRINCIPIO GIUDICE NATURALE»  

Ma le decisioni di Leone e Legnini sono state contestate dai giudici estromessi, Antonello Ardituro ed Ercole Aprile.  

Tra le contestazioni anche quella che Leone, in base ad alcune norme, non avrebbe potuto accogliere il rinvio chiesto dalla difesa di Romandini e fissare la nuova udienza perché la decisione spettava all'intero collegio e non solo al presidente.

Inoltre secondo i consiglieri il rinvio di un’udienza non per esigenze organizzative della sezione disciplinare non può comportare la modifica del collegio.

 

Insomma malumori che non sarebbero nemmeno una novità in quanto una prima lettera di Ercole Aprile era stata già inviata a Legnini a fine nel 2015, quasi 3 anni fa.

 

VECCHI PROBLEMI

Il consigliere aveva segnalato, ad esempio, alcune disfunzioni e disservizi nei meccanismi di composizione dei collegi. Contestazioni sempre respinte sia da Legnini ma anche da Leone che una volta avrebbe risposto al posto del numero due del Csm. Un segnale, secondo i magistrati, che Leone sarebbe il vero gestore della sezione disciplinare.

Ma tornando al caso Romandini, secondo Il Fatto Quotidiano i consiglieri a questo punto, insoddisfatti delle risposte ricevute da Legnini avrebbero deciso di investire il Quirinale, ovvero il il presidente Mattarella e a breve dovrebbe arrivare un decreto di Legnini con nuove tabelle organizzative sui meccanismi di automaticità nella composizione dei collegi.

Qualcosa che si aspettava da molto tempo.