GUERRA INFINITA

Santa Croce denuncia «disparità di trattamento» e altre irregolarità. Regione Abruzzo diffidata

Nuova offensiva legale da parte dell’imprenditore Colella

Redazione PdN

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ACQUA MINERALE

 

 

 

 

CANISTRO. La società Santa Croce, ex concessionario della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila), ha messo in campo una nuova offensiva legale contro la Regione Abruzzo.

 

Questo per vedere riconosciuti i propri diritti e tornare ad imbottigliare in regime di proroga in attesa dell’espletamento del bando, acqua minerale a Canistro, come accade per la la Gran Guizza spa, nella sorgente Valle Reale di Popoli (Pescara) e San Benedetto in Perillis (L'Aquila).

 

La “parità di trattamento” viene perseguita con istanze, diffide legali e accessi agli atti sulle procedure legate ai due bandi delle importanti concessioni “caratterizzate da ritardi e illegittimità”.

 

Lo rende noto il patron della società, Camillo Colella, che ha da anni ingaggiato un serrato contenzioso con l’ente regionale avendo impugnato tutti gli atti che hanno causato la estromissione dalla sorgente di Canistro.

 

«DUE PESI E DUE MISURE»

«Ancor una volta denunciamo i due pesi e le due misure che la Regione sta attuando nei miei confronti rispetto ai due concorrenti Norda e Gran Guizza – attacca l’imprenditore molisano -. Questo non fa altro che aumentare la portata del risarcimento danni che tra breve si troverà a contrastare l’ente Regione che farà pagare gli abruzzesi i comportamenti amministrativi scorretti».

 

La Santa Croce ha chiesto un’autorizzazione provvisoria all’imbottigliamento in attesa della definizione della gara datata 15 dicembre 2016, considerando che da anni la preziosa acqua va nel fiume provocando un danno erariale per gli abruzzesi.

 

Inoltre, l’ex concessionario ha chiesto che vengano dichiarati scaduti i termini della procedura per la concessione definitiva della sorgente Sant'Antonio Sponga di Canistro «per le inadempienze ed i ritardi del gruppo Norda, dal marzo dello scorso anno aggiudicataria provvisoria della concessione ancora molto lontana dal rispettare le prescrizioni e in rotta di collisione con la Regione, con la quale ha un contenzioso al Tar essendo in disaccordo con il passaggio del progetto alla procedura Via».

 

 

L’ACCESSO AGLI ATTI

Poi, la Santa Croce ha fatto richiesta di accesso agli atti per verificare la legittimità della partecipazione delle persone presenti alla riunione tecnica, un summit per fare il punto della situazione sul bando Sant’Antonio Sponga, convocata in Regione il 26 marzo scorso, e sulla conferenza di servizi del 12 aprile scorso indetta dall’ente perfetto sbloccare la situazione di impasse «finita con un nulla di fatto».

 Nei giorni precedenti a questa riunione, la società di Colella aveva diffidato la Regione ad effettuarla perché non prevista dalla legge.

 

«PROCEDURE DUBBIE»

«Non si possono bloccare gli imprenditori con procedure molto dubbie - denuncia ancora l’imprenditore -. Faccio appello alla buona politica per fare giustizia su due procedure che vedono il vice presidente della Regione Giovanni Lolli e il dirigente competente Iris Flacco, autori di atti amministrativi e politici che mi hanno a dir poco danneggiato in maniera gratuita. I nodi stanno venendo al pettine. Faccio appello anche al Garante sugli appalti, alla Corte dei conti perché intervenga sul danno erariale, Istituzioni alle quali ci siamo già rivolti».

 

La nuova offensiva legale è curata dagli avvocati Claudio e Matteo di Tonno del foro di Pescara, Roberto Fasciani, di Avezzano, e Giulio Mastroianni, di Roma.

 

LA PROROGA

 

La prima azione è volta a chiedere alla Regione Abruzzo di concedere una proroga alla Santa Croce al fine di poter tornare ad imbottigliare nel suo stabilimento di Canistro, non solo l'acqua che sgorga dalla sorgente minore Fiuggino, come avviene da qualche settimana - anche qui dopo un duro contenzioso - ma anche

quella della sorgente principale, la Sant'Antonio Sponga, inutilizzata da oltre due anni, dopo la revoca della concessione a seguito di un ricorso del Comune di Canistro, che ha portato all'annullamento del bando regionale vinto dalla società di Colella, con conseguente blocco della produzione e licenziamento di circa 75 dipendenti.

 

«PARITA’ DI TRATTAMENTO»  

Nella diffida, la Santa Croce chiede «parità di trattamento» con la diretta concorrente nel bando per la concessione della sorgente Valle Reale di Popoli (Pescara), e san Benedetto in Perillis (L'Aquila), ovvero la Gran Guizza spa. Un bando indetto il 12 maggio 2017, e per il quale solo il 3 maggio prossimo, con un enorme ritardo accumulato, si apriranno le buste con l'offerta tecnica. La Gran Guizza però continua ad imbottigliare nel suo stabilimento di Popoli, anche se l'ultima proroga concessa, come già segnalato dalla Santa Croce alla Guardia di Finanza, è scaduta ad inizio febbraio scorso, concessa alla Gran Guizza «alla luce della necessità di garantire la continuità produttiva in attesa dell'esito del bando».

 

Per la stessa ragione, la Santa Croce aveva chiesto due anni fa analoga proroga relativamente alla sorgente Sant'Antonio Sponga, ma non gli è stata concessa.

 

 

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

La seconda iniziativa legale è rappresentata da una perentoria richiesta di archiviazione del procedimento previsto dall'articolo 27 bis del decreto legislativo 152 del 2006, ovvero il procedimento autorizzativo unico regionale, avviato il 1 febbraio, finalizzato alla eventuale concessione definitiva della sorgente Sant'Antonio Sponga alla Norda spa.

 

Questo perché i termini previsti dalla legge sono abbondantemente scaduti. La conseguenza dell'archiviazione sarebbe di fatto la revoca dell'aggiudicazione provvisoria delle sorgenti Sant'Antonio Sponga alla Norda, e la necessità di indire un nuovo bando.

 

Nell'istanza inviata il 10 aprile alla Regione, la Santa Croce ricorda che la Norda il 1 febbraio ha presentato la domanda per avviare la procedura, dopo aver fatto ricorso al Tar contro la richiesta della Regione di sottoporsi alla procedura di Valutazione di impatto ambientale.

 

Il 2 febbraio la Regione ha comunicato l'avvenuta pubblicazione della documentazione relativa alla realizzazione del nuovo stabilimento per imbottigliare l'acqua, su terreni a cavallo del Comune di Canistro e Civitella Roveto, invitando gli enti interessati a verificare l'adeguatezza e la completezza della documentazione e a richiedere eventuali integrazioni entro 30 giorni. Nell'istanza si ricorda che solo parte degli enti interessati hanno dato seguito alle richieste di integrazione.


 

«LA NORDA VA AVANTI»  

Norda, con la società Acque minerali d'Italia, doveva comunque dar seguito alle richieste richieste entro e non oltre 30 giorni a partire dal 5 marzo, e dunque entro il 4 aprile. Cosa non avvenuta, e la Norda, si ricorda nell'istanza, non ha «neppure chiesto un differimento-proroga del citato termine».

 

A questo punto, osserva la Santa Croce, i termini previsti dalla legge sono scaduti, e «risulta sopravvenuta l'improcedibilità dell'istanza di Via con l'obbligo dell'autorità regionale di procedere alla sua archiviazione».

 

La Santa Croce evidenzia con due giorni di anticipo che la conferenza dei servizi indetta poi il 12 aprile, a cui la Norda non ha inteso partecipare, assieme a buona parte degli enti convocati, "sembrerebbe non rivestire alcuna utilità pratica, per essere inconciliabile con la sopravvenuta improcedibilità della procedura di Via".

 


 

LA VIOLAZIONE DELLA CONFERENZA DEI SERVIZI

Del resto, si ricorda nell'istanza, la conferenza dei servizi «si porrebbe in violazione dell'articolo 27 bis, dove chiaramente si dice che essa potrebbe essere indetta entro 10 giorni dalla conclusione della scadenza del termine della consultazione del pubblico, mai avviata, ed entro 10 giorni dalla data di ricevimento delle integrazioni documentali, cosa mai avvenuta. E in ogni caso solo a seguito dell'espletamento di procedura della Via».

 


IL CONFLITTO DI INTERESSI

La terza iniziativa è invece rappresentata da un'istanza indirizzata al direttore regionale del dipartimento Opere pubbliche Emidio Primavera e al dirigente regionale Franco Gerardini: la Santa Croce fa richiesta di accesso agli atti relativamente al verbale della riunione tecnica tenutasi in L’Aquila il 26 marzo, sempre nell'ambito della concessione della sorgente Sant'Antonio Sponga, per avere contezza dei nominativi di tutti i partecipanti, e conferma innanzitutto di quanto riferito dall'assessore del comune di Canistro Ugo Buffone ad un organo di stampa relativamente alla partecipazione alla riunione della dirigente regionale del servizio Risorse del territorio e attività estrattive Iris Flacco. Presenza non ammissibile, se fosse confermata, in quanto la dirigente, che è stata citata in giudizio dalla Santa Croce per sue affermazioni considerate diffamatorie ad un organo di stampa, non può più occuparsi di procedimenti e provvedimenti che riguardano

direttamente o indirettamente la società, come disposto il 20 marzo scorso da un provvedimento dell'Avvocatura regionale, in quanto nell’operato della Flacco si potrebbe ravvisare un potenziale “conflitto di interesse”.

 

Alla riunione, secondo quanto riportato dagli organi di stampa erano presenti anche rappresentanti del comune di Canistro: oltre a Buffone, anche il consigliere comunale del centro della Marsica Cristiano Iodice e il tecnico Massimo Iafolla infine, una rappresentante della società dei fratelli Pessina.

 

A tale proposito, la Santa Croce osserva che «la procedura di gara per la concessione è in fase di svolgimento cosicché riunioni con l’aggiudicatario provvisorio e con soggetti estranei a tale procedimento sono da ritenere illegittime anche sotto il profilo della segretezza amministrativa».

 

Inoltre si ricorda che la Norda, «ha promosso un ricorso contro la stessa Regione ed eventuali contatti con la controparte devono essere formalizzati e resi ostensibili a garanzia dell’imparzialità della Pubblica amministrazione ed a tutela dei soggetti coinvolti in tale contenzioso».

 

Infine che «è parte direttamente interessata alla procedura in atto per cui la riunione, tenuto conto di quanto assunto dall’assessore Buffone come riportato dall’organo di stampa, non poteva essere tenuta senza assicurare forme di garanzia partecipativa al soggetto portatore di un interesse qualificato in ordine alla vicenda in esame».