INTERPRETAZIONE AUTENTICA

E Bolkestein disse: «la direttiva Bolkestein non si applica alle concessioni balneari»

Dopo 12 anni il dibattito in Italia e serrato e la direttiva inapplicata

Redazione PdN

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MARE SPIAGGIA STABILIMENTI

BRUXELLES. La Commissione europea chiarisca in modo inequivocabile se la direttiva europea Bolkestein sia applicabile o meno alle concessioni balneari. Lo chiedono gli eurodeputati Alberto Cirio (Fi) e Angelo Ciocca (Lega) in due distinte interrogazioni. L'ex commissario europeo per il Mercato Interno Bolkestein ha dichiarato che la stessa direttiva non deve essere applicata alle concessioni balneari «in quanto trattasi di beni e non di servizi», si legge in una nota.

Da oltre 12 anni è in atto in Italia un dibattito serrato e tardivo (rispetto alle scadenze europee) sulla liberalizzazione delle concessioni balneari tramandate da decenni mentre secondo la direttiva europea dovrebbero essere messe a bando. Contro la liberalizzazione si sono schierati ovviamente i balneatori e le associazioni di categorie che non intendono abbandonare il privilegio di fare impresa su suolo demaniale pagando canoni irrisori spesso non superiori all’1% del fatturato.

«Il giudizio di Frits Bolkestein è senza dubbio una cosa positiva, perché arriva direttamente da colui che ha firmato la direttiva europea contro la quale ci battiamo da anni - commenta Cirio - ma purtroppo non ha valore giuridico: è fondamentale che l'Europa recepisca questo parere con un atto ufficiale e che lo stesso faccia il Governo italiano, altrimenti le sue resteranno solo parole».

«La dichiarazione del commissario», afferma Ciocca, «si pone in contrasto con la sentenza del 2016 della Corte di Giustizia Ue che stabiliva, al contrario, come le concessioni per l'esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri, prorogate in modo automatico, impediscano di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei potenziali candidati».

La direttiva europea sui servizi è entrata in vigore nel 2006 «ma il suo recepimento in Italia è stato oggetto di molteplici proroghe anche in considerazione alle criticità relative alle 30mila concessioni esistenti che ricadono in prevalenza sull'attività lavorativa di piccole e medie imprese», ha concluso Ciocca.