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Terna il gigante arrogante condannato (e graziato) 46 volte: deve pagare 400mila euro

La spa dell’elettrodotto aveva chiesto 940 milioni di euro di danni al cittadino contestatore Antonio Di Pasquale

Redazione PdN

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ABRUZZO. Una multinazionale che denuncia per 46 volte un tecnico, perito di parte, con la richiesta di danni per oltre 940 milioni di euro (sì milioni) e perde 46 volte con la condanna alle spese per oltre 400 mila euro.

Spese, però, dimezzate, dicono i giudici, per la «complessità dell’argomento trattato».

Una “grazia” che i giudici hanno concesso al gigante Terna che in Abruzzo ha potuto muoversi indisturbato pur avendo realizzato un’opera con moltissime criticità che non ha goduto di un controllo puntuale da parte delle istituzioni pubbliche.

Ed i giudici di Chieti e Lanciano non hanno nemmeno ritenuto di accordare il risarcimento danni per lite temeraria perchè 46 cause civili intentate dal gigante contro il perito Di Pasquale non sono state giudicate liti nè temerarie nè intimidatorie.

In pratica i giudici non hanno considerato quelle 46 citazioni in giudizio una risposta vendicativa per l’enorme attività di studio dei progetti dell’elettrodotto Villanova-Gissi ed i conseguenti esposti avviati in più procure firmati dallo stesso Di Pasquale.

Che fine hanno fatto gli esposti?

Nonostante dati di fatto accertati e fattuali non contestati, le denunce non hanno trovato per lo più sbocchi di giustizia per una serie di ragioni, molte delle quali non ci è dato di spiegare, nonostante fatti chiari accertati e violazioni altrettanto palesi.

Così l’opera è stata costruita quasi senza che gli enti locali se ne accorgessero in zone soggette a frane, piloni sommersi perchè in zona esondazione, accanto ad un gasdotto per ora solo progettato.

Tutto regolare perchè a mettere il sigillo sulle varianti al prg mai approvate dai Comuni c’era il via libera del ministero che non ha brillato nè per trasparenza nè per incisività di controlli.

  

Tutti rilievi emersi dagli studi di Di Pasquale che hanno avuto solo il pregio di aver spaventato il gigante.

Contestualmente sono scattate le citazioni a giudizio verso molte decine di persone che hanno tentato di protestare e resistere contro le occupazioni delle loro proprietà  e poi accettando accordi stragiudiziali firmati grazie a paura e incentivi economici.

    

 



LA STORIA

La società Terna S.p.A. tra il 2014 ed il 2015 cerca di costruire l’impianto in fretta e furia  ottenendo sul territorio una forte opposizione da parte dei proprietari terrieri, degli ambientalisti, attivisti, della gente comune e dell’opinione pubblica ed anche di alcuni enti locali.

Per contrastare l’opposizione ed imporre la costruzione dell’opera a prescindere, tra agosto e settembre 2015 la società Terna S.p.A. contestando il reato di interruzione di pubblico servizio e violenza privata, attraverso i suoi dipendenti, denuncia penalmente 46 proprietari terrieri che si erano opposti alle immissioni in possesso dei loro fondi, il loro tecnico di parte, Antonio Di Pasquale, per ciascuna immissione in possesso non andata a buon fine nonché diversi ambientalisti e attivisti che avevano partecipato, a più riprese, alle opposizioni in appoggio dei suddetti proprietari.

Alle denunce penali la società Terna fa seguire 46 citazioni in giudizio nei confronti di tutti i denunciati con richiesta di risarcimento danni per decine di milioni di euro per aver impedito, a suo dire, la costruzione dell’opera.

Di Pasquale in qualità di tecnico di parte viene citato 46 volte con una richiesta totale di risarcimento del danno pari ad 936.897.665 euro.

Secondo i calcoli dello stesso Di Pasquale le citazioni hanno prodotto una spesa per iscrizione al ruolo pari a 77.556, per 5 cause davanti al tribunale di Chieti e 41 davanti a quello di Lanciano.

Dopo pochi mesi la società Terna si accorda con i proprietari terrieri ritirando le denunce penali ratificate nei loro confronti, rinunciando all’azione civile risarcitoria avviata ed elargendo soldi a iosa aumentando le indennità di asservimento.


Terna però non interrompe l’azione risarcitoria avviata nei confronti di Di Pasquale che vuole le sentenze.

Ed oggi la società ribadisce che, «al fine di acquietare definitivamente la situazione venutasi a creare e ristabilire un clima di serenità e di collaborazione sul territorio, ha da tempo deciso di non proporre nessuna opposizione verso le decisioni emesse dai tribunali di Chieti e di Lanciano per i procedimenti riguardanti i cittadini della zona».

COSA DICONO I GIUDICI

Nelle diverse sentenze emesse dai vari giudici aditi si legge che Terna non ha dimostrato puntualmente i danni presunti subiti come avrebbe dovuto fare.

«Difficile pertanto non riconoscere a molti dei soggetti presenti, e assolutamente inerti e silenti, sui luoghi di causa al momento delle immissioni in possesso l’intento legittimo di esercitare un diritto anche costituzionalmente garantito (art. 21 cost) e distinguere da questi la posizione di altri opponenti l’intervento per finalità, o con modalità, invece non tutelate (e non scriminate ex art. 51 cp)».

E un altro giudice scrive:


«Appare evidente, che la condotta tenuta dal convenuto non era né illegittima, né ingiustificata. A ciò va, poi, aggiunto che in atti non vi è prova (né è stata oggetto di specifiche istanze istruttorie) che la “ritardata attivazione dell’elettrodotto” sia stata causata dalla condotta tenuta nell’occorso dal convenuto».


E ancora un altro giudice:

«Non è emersa "alcuna specifica condotta diretta a impedire l'esercizio del diritto da parte dei funzionari Terna... I manifestanti non impedirono direttamente l'esecuzione delle operazioni... La scelta della Polizia di Stato di richiedere il rinvio delle operazioni fu frutto di una valutazione di convenienza dell'ufficiale di PG, atteso che dalle immagini risulta che la situazione si era sostanzialmente placata, sicché le operazioni avrebbero potuto proseguire, così come la scelta dei funzionari Terna non fu obbligata". Ciò smentisce l'assunto per cui la mancata o ritardata realizzazione dell'elettrodotto sarebbe ricollegabile al comportamento del convenuto; nè la società istante ha altrimenti provato quanto dedotto (sul punto, infatti, non sono stati articolati capitoli di prova). Da ultimo, e "ad abundantiam", manca la prova anche del danno ingiusto (peraltro, la stessa Terna ha ammesso, negli scritti conclusionali, di avere comunque ottenuto la remunerazione da parte dell'AAEG)».

Domande risarcitorie dunque tutte rigettate, rigettano il risarcimento danni per lite temeraria richiesto da Di Pasquale e  condannano la multinazionale in questione al solo pagamento delle spese di lite, ridotte del 50% per la serialità della questione, oltre accessori come per legge per un totale di circa Euro 381.306,00.

Terna dopo aver imposto l’elettrodotto ha speso per le cause perse un totale di circa 466.590 euro ai quali si devono aggiungere tutte le indennità di asservimento elargite (con aumenti che in diversi casi hanno superato il 2000% rispetto all’indennità proposta con decreto). Una cifra vicino al milione di euro è stato il prezzo che la società quotata in borsa ha pagato per sedare le proteste di chi chiedeva alle istituzioni solo il rispetto della legge, trasparenza e risposte.