ECONOMIA

Imprese d’Abruzzo: le grandi stanno avanti, le piccole soffrono

In regione situazione a macchia di leopardo

Redazione PdN

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Imprese d’Abruzzo: le grandi stanno avanti, le piccole soffrono

ABRUZZO. «In Abruzzo la situazione è a macchia di leopardo con aziende grandi che sono già abbastanza avanti nel sistema dell'industria 4.0 e abbiamo una grande sofferenza delle piccole e medie imprese e delle imprese artigiane che rappresentano il 93% del prodotto regionale».

 

Lo ha detto Leo Malandra, segretario generale della Cisl Abruzzo e Molise, ieri, aprendo i lavori del convegno sul tema “Le relazioni sindacali nell'industria alimentare 4.0” che si è svolto a Pacentro, nei locali della “Taverna de li Caldora”.

Al convegno hanno preso parte i responsabili delle maggiori aziende abruzzesi del settore, come Coca Cola, De Cecco, Spumador Refresco e San Benedetto.

Il leader regionale della Cisl ha sottolineato che per le piccole e medie imprese «c'è bisogno di un sostegno molto più forte e intenso delle istituzioni, da parte del governo nazionale ma anche un'operatività maggiore di quelli che sono gli strumenti messi in campo dalla Regione, come Masterplan, Patto per lo sviluppo e Carta di Pescara, quest'ultima in particolare era proprio orientata a gestire l'innovazione e la ricerca delle piccole e medie imprese e questi strumenti non ancora decollano in modo serio».

«E' questo il grande problema che abbiamo con la politica regionale: grandi progetti, grandi studi sulla carta, che non riusciamo ancora a vedere operativi sul campo – ha concluso Malandra - anche perché la Regione si trova con i suoi problemi di natura politica, con un presidente che deve fare le sue scelte e con una giunta praticamente bloccata».

Invece il segretario generale aggiunto della Cisl nazionale, Luigi Sbarra, ha ricordato che «la filiera agroalimentare è la prima filiera del Made in Italy nel mondo».

 

L’AGROALIMENTARE NEL 2017

Il 2017 proprio nell'agroalimentare ha realizzato un grande obiettivo, 41 miliardi di export di prodotti agroalimentari.

«Speriamo che il 2018 si chiuda con almeno 50 miliardi» ha sottolineato Sbarra.

«Il sistema ha una costellazione di 60mila imprese, medie, piccole e grandi, con una capacità occupazionale di 500mila persone e produce ogni anno ricchezza nazionale per 135 miliardi di euro – ha proseguito Sbarra – la vera sfida è far considerare dal sistema politico nazionale, il sistema agroalimentare come priorità sulla quale lavorare per far ripartire crescita e sviluppo nel nostro Paese».

 

LA FORMAZIONE DEL PERSONALE

Nel corso dello stesso convegno, affrontando il tema dell'Industria 4.0, tutti gli intervenuti, hanno puntato l'attenzione sulla necessità della formazione del personale.

«Non bisogna farsi cogliere impreparati – ha avvertito Luca Pisano, direttore Risorse umane del Gruppo S.Benedetto – la formazione adeguata all'innovazione tecnologica introdotta da industria 4.0 è essenziale, questo significa che la novità che ci attende va accolta con apertura mentale e con un approccio culturale nuovo».

Al riguardo Domenico Moretti, direttore risorse umane del Gruppo De Cecco, ha rilevato l'importanza di «stabilire un rapporto di collaborazione e interazione tra aziende e mondo dell'università e degli istituti superiori tecnici, per agevolare la ricerca di personale specializzato da impiegare a supporto delle nuove tecnologie».

Moretti ha concluso sottolineando che «non bisogna temere industria 4.0, ma coglierne le opportunità, a cominciare dalla creazione di nuove mansioni, che risultano dall'innovazione tecnologica».

Ma sulla strada dell'attuazione di industria 4.0 restano ostacoli e nodi burocratici, che penalizzando le aziende, rallentandone il progresso e ritardando quindi la creazione di nuova occupazione.

 

L’ESPERIENZA IN SVIZZERA

«In Svizzera ho fatto un'esperienza davvero significativa al riguardo – ha raccontato Tullio Tiozzo, direttore operation del Gruppo Spumador Refresco – ero lì per aprire uno stabilimento e gli uffici amministrativi cantonali si sono messi a nostra completa disposizione, indicandoci il terreno sul quale costruire lo stabilimento, preparandoci tutti i documenti necessari e perfino personale al quale fare riferimento per ogni necessità. Invece qui in Italia avviene l'esatto contrario. Siamo noi che dobbiamo essere a totale disposizione della burocrazia e dei suoi tempi, subendo ritardi nella nostra attività, che produce lavoro e spesso ponendo a rischio investimenti produttivi».

Matteo Perfetti, manager Coca Cola per il Centro Sud Italia, infine ha posto l'accento sul clima di collaborazione e serenità dei rapporti tra aziende e sindacati rispetto alla fase di industria 4.0.

«Sono rapporti buoni e bisogna insieme spingere la politica e le istituzioni a lavorare per affrontare in modo costruttivo questa nuova fase industriale, così da valorizzarla a fini produttivi e occupazionali – ha spiegato il manager di Coca cola – non possiamo nascondere le difficoltà del momento economico che viviamo ma è proprio adesso che dobbiamo mostrare agilità nel senso di compiere ogni sforzo utile a superare le difficoltà presenti e cogliere tutte le opportunità di ripresa e sviluppo che vengono proprio dal processo di innovazione tecnologica».