COSTOSA MIOPIA

Wwf: «contro l’erosione basta buttare soldi e sabbia a mare: non serve»

L’eclatante spreco di risorse pubblico sotto gli occhi di tutti a fronte di zero risultati  

Redazione PdN

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Ripascimento: 580mila euro per 8 Comuni


CASALBORDINO. «Continuare a versare sabbia sulle spiagge dove è in atto l’ingressione marina, è come non voler rendersi conto che si sta curando una malattia grave puntando sull’effetto placebo».

Lo dice  anche nel 2018 il Wwf della zona Frentana che nel 2010 già  documentò il fallimento dopo appena pochi mesi dal contestato ripascimento a Casabordino.

In 5 mesi la linea di battigia in alcuni punti era già arretrata fino a 10 metri.

Eppure i fautori dell’intervento dissero che avrebbe arrecato benefici per almeno 5 anni. Già allora c’era di che riflettere.

In realtà il problema è esteso a tutta la costa abruzzese e si può andare indietro agli ultimi 30 anni per documentare lo spreco di una cifra che, ormai, si aggira intorno al miliardo di euro, per opere più o meno invasive e permanenti, con lo scopo di preservare la costa e arrestare l’avanzamento della linea di costa.

Progetti spesso faraonici, finanziati con fondi, anche europei, che hanno mosso l’economia locale grazie ad ingenti appalti con progettisti più o meno sempre uguali e la classe politica che non si è mai posta la domanda circa i risultati ottenuti, mentre si programmavano altri appalti  e lavori.

Tutto inutile, risultati scarsissimi, efficaci per pochi mesi e senza il minimo dubbio su scelte sbagliati e inefficaci.

Nemmeno la Corte dei Conti abruzzese -nonostante fosse tutto chiaro- ha mai aperto una seria indagine per impedire nuove emorragie.

Eppure basterebbe soltanto sapere (o ricordare) che l’erosione (a parte i fenomeni locali) è frutto dell’innalzamento delle temperature globali e già con una media che si dovesse alzare di soli 2 gradi centigradi molte delle città costiere sarebbero allagate.

E questo potrebbe accadere nell’arco di 60 anni.

Praticamente domani.

Basterebbe solo questo per inquadrare nel giusto contesto il fenomeno dell’erosione e dei lavori di ripascimento.

E’ su altro che si deve intervenire e subito. 

Ripascimenti costa abruzzese, «in 10 anni più danni che benefici»

ABRUZZO. Anni e anni di interventi inutili e costosi. Centinaia di milioni buttati a mare per i ripascimenti. Il Comune annuncia per il dragaggio altri 200 mila euro e lavori a ridosso della stagione estiva.

Erosione e ripascimenti, Stoppa: «creano disastri e ci guadagnano sopra»

ABRUZZO. E’ il direttore del dipartimento delle Scienze della Terra dell’Università G.D’Annunzio di Chieti, Francesco Stoppa, a spiegare apertamente come e perché si sperperano milioni di euro in Abruzzo per ripascimenti e scogliere.


Ma ancora a maggio 2014, 1,3 milioni di euro stanziati dalla Giunta Regionale per il contrasto all’erosione costiera.

«Dopo due anni nei quali i balneatori di Casalbordino, come quelli di altri Comuni – raccontammo allora - hanno chiesto disperatamente un intervento duraturo ed efficace per il litorale, ormai totalmente eroso e ridotto vistosamente anche rispetto al periodo precedente al ripascimento del 2010, si è arrivati a ridosso della stagione estiva senza aver risolto il problema, e come al solito l’unica soluzione possibile appare essere un nuovo rinascimento».

C’è una domanda che il Wwf pose allora e torna a porre: le valutazioni ambientali prevedono una verifica post interventi, la Regione (o chi per lei) le ha mai effettuate?

Se le ha effettuate come è possibile che si prosegua ad insistere sulla stessa fallimentare strada?

Quattro anni dopo, e una situazione sempre più drammatica, con ingenti somme spese per non risolvere nulla, si torna a porre la stessa domanda.

«Ancor di più ora che anche altri soggetti (finalmente!) cominciano a convenire sull’inutilità di ripascimenti e interventi spot», aggiunge il Wwf, «basta interventi di dubbia, se non nulla, utilità i cui effetti (se ci sono positivi!) durano pochissimo. Auspichiamo uno studio affidato alle università che possa stabilire gli andamenti della linea di costa nei prossimi anni e una progettazione di interventi a lunga durata, partendo dalla rinaturalizzazione dei fiumi, ai quali con il proliferare incontrollato delle cave è stata tolta la capacità di ripascere in maniera naturale e duratura le spiagge. Proteggere le dune, importantissima ed efficace barriera contro l’erosione è oggi questione dirimente, altro che deterrenti ad un modello di sviluppo, i cui costi esorbitanti vengono scaricati sull’intera collettività. Su una progettualità per la rigenerazione e ripristino delle dune di Casalbordino, già tra il 2009 e il 2014, la nostra Associazione ha elaborato proposte che purtroppo – nonostante varie interlocuzioni – non sono mai state seriamente prese in considerazione».