IL NOCCHIERO

Regione Abruzzo. Procedure e dirigenti scavalcati: in giunta un uomo solo al comando

La “velocità” della amministrazione D’Alfonso ha anche un prezzo da pagare: ecco quale

Redazione PdN

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Regione Abruzzo. Procedure e dirigenti scavalcati: in giunta un uomo solo al comando

ABRUZZO. Quasi la metà le delibere di giunta “fuori sacco”, molte spuntate chissà da dove, alcune partite dagli uffici e poi cambiate, senza pareri preventivi, senza visto di copertura di bilancio, senza firme, non pubblicate, disconosciute dai dirigenti.

Delibere formalmente annullabili, impugnabili che sono carenti di elementi essenziali. Eppure approvate a centinaia in questi quattro anni.

E alcune - evidentemente- talmente tanto “incasinate” da non essere mai state pubblicate.

Sono le conseguenze del dissolvimento degli organi collegiali in un’unica persona: gli assessori combaciano perfettamente con il presidente fino a coincidere (quasi) sempre e comunque.

D’Alfonso incarna la figura del nocchiero al quale si obbedisce in silenzio, o per opportunità o per mancanza di strumenti caratteriali o culturali.  

C’è chi sostiene che per far arrivare in porto una nave durante una tempesta non si può ricorrere alla democrazia ma ci vuole “un uomo solo al comando”.

Magari parte da questo presupposto (l’eterna tempesta) il senatore e ancora presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, quando parla di “Regione veloce” e quando spiega che si può giungere persino a piegare (anzi «rompere»)  le leggi quando c’è un interesse pubblico che lui ravvisa.

In attesa della sua terza laurea, il nuovo legislatore nazionale è titolare di teorie filosofiche e giuridiche secondo le quali solo chi ha studiato ed è competente può governare (e sarebbe una bella svolta, visto l’infimo livello della classe politica e anche amministrativa).

Poi, però, se chi ha studiato e letto centinaia di libri dimostra di vivere come un fastidio le norme e le procedure il corto circuito, non tanto morale quanto logico, è irreparabile.  

Soltanto ieri, alle accuse di aver nominato lui stesso i componenti del comitato Via (quando la decisione doveva essere del Consiglio regionale) D’Alfonso non ha negato ma ha bacchettato l’accusatore di essere di ostacolo e di intralciare l’amministrazione chiedendo di spostare l’attenzione dal “come” avviene la nomina al “chi” è stato nominato («dei giganti»).

Il punto è che le norme prescrivono codici e modalità di azione della pubblica amministrazione ma se queste procedure non si rispettano si rischia il baratro e si rosicchiano ampi spazi di democrazia ed è come scavarsi la fossa sotto i piedi.

 

 

D’ALFONSO: UN UOMO UNA GIUNTA

La procura di Pescara nell’inchiesta appena chiusa  contesta a D’Alfonso di aver attestato in una delibera del 2016 la sua presenza in giunta mentre non sarebbe stato.

Una piccola forzatura che potrebbe non cambiare la sostanza. Oppure sì.

Secondo la filosofia dalfonsiana quel giorno (come tutti gli altri) il presidente aveva mille impegni e per adempierli realmente “volava” ed in queste condizioni osservare per filo e per segno la “burocrazia” diventa un problema e un intralcio. Alla fine prevale il fine e l’obiettivo di avere un documento che permette di avviare lavori.

C’è da ricordare, però, che ogni norma ha una sua ratio come sa bene il laureando senatore e questa ratio è stata ritenuta valida e spesso essenziale condizione.

 

"FUORI SACCO" E CUL DE SAC

Per esempio l’ordinamento prevede che tutte le delibere debbano avere un preciso iter preparatorio e di condivisione negli uffici, e rendere disponibile la bozza definitiva con tutti gli allegati per tutti gli assessori, così da potersi fare un idea e decidere come votare.

Quasi la metà delle volte questo non accade e la “collegialità” viene semplicemente tagliata fuori perchè gli assessori si ritrovano pacchetti di delibere che sono davanti al presidente e di cui non conoscevano l’esistenza.

Possono votare oppure no ma non possono informarsi a dovere.

E’ la tecnica del “fuori sacco” che sempre le norme e lo stesso regolamento di giunta prevede si possa attuare solo in casi di estrema urgenza ed eccezionalità. Con D’Alfonso l’eccezione e l’urgenza diventa quotidianità.

Si sono approvate in questo clima, forse, più di 1.500 delibere in 4 anni, numeri che dovrebbero far riflettere  sulla pericolosità di questo agire e le sue conseguenze per la collettività.

 

I PARERI PREVENTIVI? POSTUMI O ASSENTI

Ogni delibera deve avere pareri tecnici degli uffici preventivi per verificare per esempio che si approvano decisioni coerenti con le norme vigenti, che siano legittime, che abbiano la copertura finanziari.

Una buona parte delle delibere di giunta, invece, vengono cambiate spesso dal presidente seduta stante e poi approvate senza nemmeno farle vedere ai dirigenti per il parere. Quello qualche volta viene richiesto dopo l’approvazione ma così il parere preventivo diventa postumo. Dettagli, si dirà.

Capita, però, che qualche volta qualche dirigente particolarmente muscoloso decida di non firmare perchè non condivide le modifiche della giunta per ragioni tecniche o perchè non legittime e dunque la firma non c’è.

Delibere senza tutte le firme sono indice di una attività amministrativa confusionaria e pericolosa. La prova?

Nel 2018 su 205 delibere approvate al 10 aprile, 30 non sono state pubblicate perchè seppur approvata il documento non è ancora perfetto e deve essere ancora rivisto… dopo l’approvazione.

Il minimo che possa succedere è di approvare delibere vuote, inutili, senza copertura o invalide.   

Confusione dettata anche dal fatto che spesso ancora oggi le bozze di delibere vengono redatte su carta che poi viaggiano per gli uffici tra L’Aquila e Pescara anche per raccogliere le firme di tutti, come nell’Abruzzo ai tempi dei pastori...

«Protocollo informatico», cos’è?, figuriamoci un cloud nel quale creare e bloccare il documento una volta pronto per l’approvazione. Dopo le centinaia di milioni di euro spesi per l’informatica ed i vari fantasma Dedalus siamo a questo.

Tutto ancora molto medioevale con sbavature ed eccessi che comportano procedure rozze.

Inutile parlare allora dell’obbligo dei dirigenti interessati alle varie delibere di essere presenti nel momento della decisione collegiale, inutile dire che dibattiti sulle delibere in giunta sono rarissimi, che a parlare è spesso il presidente, inutile anche cercare di capire come sia possibile che gli assessori si facciano promotori di delibere su deleghe di altri.

 
APPROVAZIONI SENZA PROPONENTI

Ecco capita anche che delibere proposte dal tale assessore vengano approvate in sua assenza...

Che la situazione sia questa, a conoscenza di tutti e tollerata come fosse cosa normale, lo provano certe frasi persino vergate in comunicati stampa “politici” dove assessori oggi in contrasto ammettono cose gravissime senza nemmeno rendersene conto.    

Ad esempio oggi l'assessore alle Politiche Sociali, Marinella Sclocco, cercando di spiegare una posizione di rottura con la permanenza in giunta scrive: «sono stati anni di duro impegno in cui, però, ogni atto è stato accompagnato da difficoltà determinate da un modello di gestione dell’amministrazione regionale che ha mancato di collegialità e del rispetto anche delle più elementari regole di convivenza politica.  E questo purtroppo - commenta l'assessore - si vede ancora più chiaramente adesso, momento in cui la Regione sta soffrendo per i tentennamenti e le decisioni di un vertice “uni-personale” e non collegiale, come dovrebbe essere».

In politichese Sclocco conferma in pieno quanto scritto sopra con la duplice aggravante di non aver mai denunciato le gravi violazioni delle norme che regolano la giunta, che parla solo oggi e per di più continua a rimanere in giunta.

 E parliamo di norme che tutelano la giunta da rischi penali. Rilevante anche che a redarguirla sia il collega Silvio Paolucci ma non sul merito di quanto denunciato ma sul fatto di averlo denunciato «nell’arena mediatica».

 Poi accade che si venga tirati dentro una inchiesta come “complici” di un falso ideologico.

Almeno Di Matteo e Gerosolimo -che hanno contestato proprio la stessa cosa- si sono dimessi.

Ma la cosa incomprensibile rimane: perchè rischiare tanto?

Perchè rifiutare la copertura assicurativa gratis offerta dagli uffici tecnici e sfrecciare veloci verso nuovi traguardi (magari oltre i limiti)?


a.b.