LA SENTENZA

Rifiutopoli: Di Stefano, Di Zio e Venturoni assolti in Appello

«Il fatto non sussiste»,anche l’accusa ha chiesto l’assoluzione

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Pietro Mennini nuovo procuratore generale d’Abruzzo

Procuratore Pietro Mennini


ABRUZZO. La Corte di Appello dell'Aquila, nell'udienza di ieri, ha assolto "perché il fatto non sussiste" l'ex parlamentare del centrodestra Fabrizio Di Stefano, l'ex consigliere e assessore regionale abruzzese di centrodestra Lanfranco Venturoni e l'imprenditore Rodolfo Di Zio, accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio e millantato credito nell'ambito della 'Rifiutopoli' abruzzese innescata dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara denominata "Re Mida" sulla realizzazione, mai avvenuta, di un impianto di rifiuti a Teramo.

I giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza di primo grado; i tre, infatti, erano stati assolti dal tribunale di Pescara, insieme a Ferdinando Di Zio e Vittorio Cardarelli, per i quali la Procura non aveva presentato istanza di appello.

«La richiesta di assoluzione fatta questa mattina nei miei confronti dal Procuratore Generale della Corte d'Appello d'Abruzzo, Pietro Mennini, per l'appello dell'ormai annosa inchiesta denominata 'Re Mida' che mi vedeva coinvolto con l'imprenditore Rodolfo Di Zio e altri esponenti politici e tecnici, mi fa in parte riconciliare con il Sistema Giudiziario Italiano: ci sono ancora persone per bene e magistrati intellettualmente onesti che sanno riconoscere quando altri colleghi hanno sbagliato» ha spiegato in una nota Di Stefano. «Giustizia è stata fatta, non abbiamo mai avuto dubbi sulla estraneità dell'onorevole Di Stefano, riconosciuta dai giudici e avvalorata dal Pg Mennini» ha rimarcato l'avvocato Giuseppe Polidori che, insieme a Massimo Cirulli, difende Di Stefano.