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Fusione nucleare da 2 miliardi di euro: L’Abruzzo propone l’interporto di Manoppello

Nome in codice Dtt: trovare l’alternativa alle fonti di energia fossili esauribili

Redazione PdN

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Fusione nucleare da 2 miliardi di euro: L’Abruzzo propone l’interporto di Manoppello

Interporto di Manoppello


ABRUZZO. E’ l’acronimo che indica l’ambizione di trovare la soluzione al problema dei problemi: la fine delle scorte petrolifere.

Dtt è tutto questo e molto altro se si pensa che -tanto per cominciare- si potrà fare affidamento su 500mln di euro ai quali si aggiungono altri 1000 mln di euro di appalti girati alle eccellenze mondiali.

L’Enea ha pubblicato nel 2017 un bando per trovare la soluzione migliore dove installare un mega laboratorio tecnologico e l’Abruzzo ci prova proponendo come location l’interporto di Manoppello un modo quasi geniale per risolvere un nugolo di problemi e far girare l’economia di alcune imprese abruzzesi.

Luciano D’Alfonso ci crede  ed ha spinto perchè ci fosse anche l’Abruzzo nella gara che vede partecipare la metà delle regioni.

«So che ci stanno scommettendo Veneto, Toscana ed Emilia Romagna ma abbiamo motivo di ritenere che vinceremo noi», ha detto D’Alfonso ricordando che si saprà qualcosa in primavera, cioè tra poco.

Le scadenza per la presentazione delle domande era fissata per il 31 gennaio 2018 e da oltre un mese e mezzo la commissione sta analizzando le proposte e lavorando alacremente.

A giudicare saranno gli ingegneri Alessadro Ortis (presidente), Aldo Pizzuto, Marco Citterio, Giuseppe Pica, Giuseppe Gabriele Mazzitelli, Flavio Crisanti, Roberto Piovan, segretario Antonella Migliore.       

 

L’OBIETTIVO DEL DIVERTOR TOKAMAK TEST FACILITY

Secondo le informazioni diffuse da Enea si tratta di realizzare un grande laboratorio scientifico, considerato l’anello di collegamento tra i grandi progetti di fusione nucleare già avviati, “ITER” e “DEMO”, e dovrà fornire risposte scientifiche, tecniche e tecnologiche cruciali destinate a risolvere una delle maggiori criticità del processo di fusione: lo smaltimento dell’energia nei reattori a fusione.


 

MEGA CILINDRO E PLASMA “SCALDATO”

Dtt è formato da un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, saranno confinati 33 m3 di plasma e portati alla temperatura di 100 milioni di gradi con un'intensità di corrente di 6 milioni di Ampere, un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di Watt per metro quadro e un’intensità di campo magnetico di 60 mila Gauss. Mentre il plasma “scaldato” tramite corrente elettrica dall’effetto Joule lavorerà ad una temperatura di milioni di gradi, i 26 km di cavi superconduttori in niobio e stagno e i 16 km di quelli in  niobio e titanio, distanti solo poche decine di centimetri, saranno a 269 °C sotto zero.

Grazie ai materiali superconduttori di ultima generazione  DTT sarà in grado di lavorare con un alto campo magnetico cosi da minimizzare la dissipazione dei conduttori e confinare plasmi con alta densità di potenza ed energia.

Bersaglio di tutta la sorgente di potenza, il divertore, elemento chiave del tokamak e il più “sollecitato” dalle altissime potenze, composto di tungsteno o metalli liquidi, rimuovibili grazie a sistemi altamente innovativi di remote handling.

«DTT rappresenta una grande sfida tecnologica per il nostro Paese che potrà generare un giro d’affari di 2 miliardi di euro e riqualificare il tessuto industriale nazionale», ha dichiarato Flavio Crisanti, Responsabile scientifico del progetto.

Enea assicura che non ci sono pericoli di incidenti e rischi importanti.

 

LE RICADUTE SULLE INDUSTRIE: C’E’ ANCHE WALTER TOSTO

Dalla realizzazione della DTT sono attese ricadute di grande rilievo per tutta la comunità scientifica e le aziende italiane ed europee. Ad oggi, la ricerca sulla fusione ha portato risultati rilevanti in termini scientifici ed economici con ricadute significative per le imprese italiane.

Per l’altro progetto ITER, ad esempio, sono coinvolte, a vario titolo, oltre 500 industrie italiane, fra cui Ansaldo Nucleare, ASG superconductors (Gruppo Malacalza), SIMIC, Mangiarotti, Walter Tosto, Delata TI, OCEM Energy Technology, Angelantoni Test Technologies, Zanon, CECOM e il consorzio ICAS tra ENEA, Criotec e Tratos, che si sono aggiudicate gare per quasi un miliardo di euro, circa il 60% del valore delle commesse europee per la produzione della componentistica ad alta tecnologia. E l’obiettivo è di generare nuovi contratti per altre centinaia di milioni di euro nei prossimi 5 anni.


L’INTERPORTO TROVEREBBE UN SENSO

La mossa più geniale di tutta l’operazione, tecnologica, scientifica ed economica è quella di riuscire a dare un senso al fantasma dell’Interporto, un’opera nata da una idea degli anni 80 che si basava su dati di quell’epoca e previsioni manco a dirlo sballate sui traffici e l’economia locale.

L’Abruzzo di zio Remo, florido e pieno di industrie (grazie ai finanziamenti pubblici) non c’è più e così il “gigante di Manoppello” è un immenso parcheggio con sole 10 auto (metafora spicciola per indicare il sottoutilizzo).

L’opera progettata da una allora giovane Proger di Chieti fu realizzata in project financing da Toto e Di Vincenzo che hanno poi fondato la Intermodale srl che assunse il ruolo di realizzatrice del progetto e di concessionaria per la gestione subentrando, come per legge, all’Ati  promotrice.

Incassi magri da quando nel 2013 finirono i lavori iniziati nel 1990 dopo i soliti infiniti intoppi e ricorsi multipli.

Ora l’occasione d’oro, forse di più, di dare un senso a quell’idea troppo ottimistica e finalmente aggiungere qualche zero ai bilanci troppo magri anche se milionari.