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Discarica Bussi: Cassazione rinvia processo per sciopero avvocati

Troppi assenti, non si può fare. Prescrizione sospesa

Redazione PdN

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Discarica Bussi: Cassazione rinvia processo per sciopero avvocati

ROMA. E' stato rinviato - e la data della nuova udienza sara' fissata nei prossimi giorni - il processo in Cassazione sulla mega discarica di rifiuti tossici di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara.

I giudici della quarta sezione penale, chiamati ad esaminare i ricorsi presentati contro la sentenza della Corte d'assise d'appello dell'Aquila del 17 febbraio dello scorso anno hanno disposto il rinvio a causa delle numerose adesioni allo sciopero degli avvocati penalisti.

Ad aderire allo sciopero tutti gli avvocati degli imputati più quello dell'Aca che si è costituita parte civile. Tutti gli altri avevano rinunciato. 

Il presidente del collegio ha sospeso i termini di prescrizione del reato e disposto una "sollecita" nuova fissazione dell'udienza.

Secondo quanto emerso in udienza il rinvio sarebbe comunque scattato per la mancata notifica a uno dei difensori.

Non c’è tuttavia il pericolo che il processo possa saltare, come spiega l’avvocato del WWF Tommaso Navarra: «Il Procuratore generale ha chiarito che non si verificava l’ipotesi prevista dal codice di autoregolamentazione, che chiede di non astenersi nel caso di processi prossimi alla prescrizione. Si deve infatti operare un ricalcolo alla luce dei precedenti rinvii per cui la data di prescrizione non è così imminente come era stato erroneamente ipotizzato. In ogni caso i termini oggi sono stati sospesi sino alla prossima udienza: il processo non corre alcun rischio di non arrivare a una definitiva sentenza».

Bisognerà unicamente pazientare: «Sino ad ora – commenta l’avv. Navarra che tutela il WWF, parte civile sin dall’inizio del procedimento – abbiamo sostenuto 84 udienze, vuol dire che sarà necessaria anche l’ottantacinquesima».

«È importante – chiosa invece il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio – che intanto vada avanti il procedimento in corso presso il Ministero dell’Ambiente, il cui prossimo appuntamento ci sarà a breve, per arrivare alla bonifica dei terreni contaminati. L’obiettivo finale non può che essere infatti il ripristino totale dei terreni contaminati».

A presentare ricorso in Cassazione, 16 imputati - ex dirigenti e tecnici legati a Montedison - che in appello sono stati condannati (a pene interamente coperte da indulto) oppure hanno visto dichiarare la prescrizione del reato loro contestato.

I capi di imputazione sono avvelenamento delle acque colposo e disastro ambientale colposo. In primo grado, la Corte d'assise di Chieti aveva assolto gli imputati "perche' il fatto non sussiste" dal reato di avvelenamento delle acque, e dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per il reato di disastro ambientale, derubricato da doloso in colposo.


LA SENTENZA D’APPELLO

In appello, invece, 10 imputati su 19 vennero condannati a pene tra i 2 e i 3 anni.


Condanne a 3 anni di reclusione Maurilio Agugia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso e Salvatore Boncoraglio, mentre a Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Giancarlo Morelli è stata inflitta una pena di due anni.  Si tratta nella maggior parte dei casi di ex manager della Montedison. La corte d’Appello aveva però stabilito che tutte le 10 condanne sono condonate perché i fatti sono tutti antecedenti al 2 maggio 2006. Dei 19 imputati uno, Vincenzo Santamato, che si occupava di sicurezza ambientale in Ausimont, è deceduto. Assolto invece Guido Angiolini, ex amministratore di Montedison dal 2001 al 2003, perché il fatto non sussiste. Giudicato inammissibile il ricorso della procura per il perito chimico Maurizio Piazzardi.

Riformando  la sentenza di primo grado i giudici hanno anche quantificato le provvisionali e le spese legali da riconoscere a parti civili. Si tratta di 3,7 milioni di euro così suddivisi: 2,705 milioni di provvisionali e 592 mila euro che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali.